Gli stranieri residenti del Nord-Est si aspettano un futuro economico stabile e prospero. Lo rileva un’indagine sull’accesso al credito condotta del Censis in collaborazione con la società di consulenze strategiche E-st@t del gruppo Delta. Il 74% degli immigrati intervistati (contro una media nazionale del 69%) si mostra ottimista.

Nonostante il minore potere d’acquisto di coloro che vivono in Emilia-Romagna e Triveneto, il 74% di loro pensa di migliorare in futuro il proprio stile di vita e il 65% di aumentare i consumi contro il 61% nelle altre regioni. Ben il 55% di chi vive nel nord-est inoltre ha un conto corrente bancario, il 51% un bancomat e solo il 19% non usa strumenti finanziari. "Questo è il segno di un maggior interesse all’integrazione sociale – ha affermato Roberta Gallato, amministratore delegato E-st@t-gruppo Delta – e alla stabilità, come dimostrano le richieste di mutuo fatte per l’acquisto di una casa in Italia, e non nel Paese di origine. Decisive in questo senso soprattutto le donne e le seconde generazioni che ormai si sentono più vicini allo stile di vita italiano".

Alla domanda: se avessi più denaro che cosa faresti? Il 30,4% degli stranieri del nordest ha risposto che avvierebbe un’attività in Italia. "In primo luogo nelle piccole e medie città come quelle di Emilia e Veneto – ha commentato Giuseppe De Rita, segretario generale del Censis e relatore a palazzo Re Renzo i meccanismi di identificazione sono maggiori che altrove. Inoltre il fatto che qui ci sia un’esperienza di piccole imprese rappresenta un modello per loro specie se hanno un livello di istruzione elevata come è nella maggioranza dei casi. Insomma hanno una voglia di imprenditorialità che gli italiani non hanno più o l’hanno delegata". Secondo lo studio esisterebbero due aspetti negli immigrati del nordest: i cosiddetti "proattivi" ossia giovani con un alto livello di istruzione e un’attività artigianale creata da loro, e gli "adattivi", spesso famiglie che utilizzano occasioni e servizi per cambiare il proprio stile di vita.

Il vicepresidente della Regione Emilia-Romagna, Flavio Del Bono ha ricordato come nel 2005 gli immigrati residenti in regione rappresentavano il 6,3% rispetto al totale della popolazione, di cui il 20% con meno di 14 anni e il 75% non superiore a 40. Inoltre attualmente le imprese individuali intestate a immigrati sono 17mila mentre nella scuola primaria i bambini stranieri sono più del 10% sul totale. "Gli istituti finanziari – ha dichiarato il professore Stefano Zamagni, docente di Economia politica all’ateneo bolognese – devono capire che oggi gli immigrati non sono come i nostri nonni che appartenevano al ceto basso. Molti hanno un titolo di studio, voglia di affermarsi ma hanno bisogno di vedere gestito il proprio risparmio. L’esclusione finanziaria è una delle cause dell’esclusione sociale".

 

 

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