Il 66,5% della popolazione residente in Emilia Romagna sostiene di conoscere almeno una lingua straniera, e tale dato è perfettamente allineato con quello nazionale, pari al 66,2%. A rilevarlo è il Censis che sottolinea che: "La conoscenza delle lingue è sostanzialmente concentrata sull’inglese (45%); ha invece dichiarato di conoscere il francese il 39,3% delle persone intervistate in Emilia Romagna, mentre il dato italiano è leggermente più basso (35,5%). A distanza c’è il tedesco con il 6,8% (in Italia 7%) e lo spagnolo con il 6,3% (in Italia 5,6%). La quinta lingua, conosciuta dall’1,6% degli intervistati, è l’italiano, poiché parlato da cittadini di origine straniera ormai stanziali nella regione o da persone appartenenti a minoranze linguistiche".

Per quanto riguarda il numero di lingue conosciute, in Emilia Romagna, oltre al 33,5% delle persone intervistate che non parla alcuna lingua straniera, il 37,2% ne parla solo una, contro il 42,1% del dato riferito alla popolazione italiana. Quando invece si fa riferimento alla conoscenza di due lingue, in Emilia Romagna si sale al 26,7% mentre in Italia si è al 18,9%. Sempre in Emilia Romagna inoltre, l’1,6% parla tre lingue e l’1% dichiara di conoscere almeno altre quattro lingue oltre alla lingua madre.

Significativo secondo l’istituto di ricerca è il fatto che l’utilizzo delle lingue straniere è prevalentemente sporadico e legato ad una dimensione ricreativo-affettiva. Infatti, restando nella stessa regione, fra quelli che apprendono una lingua straniera, di solito a scuola o grazie a una rete informale di amicizie o parentele, il 64,6% ha occasione di utilizzare tale conoscenza prevalentemente attraverso i viaggi all’estero e il 33,1% per necessità di comunicare con familiari e amici. In Emilia Romagna solo il 20,5% della popolazione sfrutta la conoscenza delle lingue per leggere libri/quotidiani/riviste o guardare dei film (16,5%); mentre il 22% è facilitato nell’uso di internet. L’utilizzo delle lingue straniere in ambito lavorativo sembra invece riguardare una minoranza di persone (27,3%); infatti ben il 65,9% di coloro che lavorano non ha mai avuto modo di esercitare le proprie competenze linguistiche.

La preparazione fornita dalla scuola pubblica, continua il Censis, che rappresenta il principale e spesso unico canale di formazione linguistica, secondo l’opinione del 48,2% della popolazione residente in Emilia Romagna è ritenuta scarsa, mentre è adeguata secondo il 32,5%; c’è inoltre l’8,9% dei rispondenti al questionario che la considera gravemente insufficiente.
A fronte di questa situazione l’opinione più diffusa è che si ritiene che l’onere della spesa e quindi dell’organizzazione dell’offerta formativa debba ricadere principalmente sullo Stato; il principale vincolo alla partecipazione ai corsi di lingue è infatti rappresentato principalmente, per gli intervistati, dal costo che dovrebbe essere sostenuto.

Ma anche se la partecipazione a corsi di lingua è stata più volte indicata come la modalità più probabile o più utilizzata di apprendimento linguistico, l’opinione generale emersa nel corso dell’indagine è che il modo più efficace per apprendere una lingua straniera è quello di recarsi nel paese dove questa lingua viene parlata, qualunque sia il motivo del viaggio. In generale tuttavia, in Emilia Romagna, come nel resto del Paese, tenuto conto che i dati non differiscono da quelli nazionali, a prescindere da eventuali competenze linguistiche possedute, non c’è una forte motivazione a imparare una lingua straniera in futuro: il 56,5% della popolazione residente in Emilia Romagna non ha nessuna intenzione di farlo, il 40,3% è indeciso e solo il 3,1% è spinto da una forte motivazione.

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