In soli dodici mesi il credito al consumo ha avuto una crescita pari al 23,4%, registrando volumi considerevoli, pari quasi a 47 miliardi di euro nel 2005. Se da una parte si è registrato un’impennata dell’indebitamento delle famiglie italiane, dall’altra, non si è riscontrata una altrettanto visibile crescita dei consumi pro capite che hanno segnato incrementi modesti dell’ordine dell’un percento (1,1) negli ultimi due anni. A rilevarlo è Eurispes che ha condotto un’indagine.

"Trent’anni" per una casa. Gli italiani nel 2005 hanno accresciuto il peso del proprio indebitamento del 13,3% rispetto all’anno precedente. I mutui per comprare casa comprendono quasi la metà dell’indebitamento complessivo (390,6 miliardi di euro), in aumento del 17,3%. A pesare sempre più sui bilanci delle famiglie non è solo l’indebitamento per l’acquisto della casa ma anche per emergenze che richiedono il credito in forma liquida (malattie, matrimoni, spese legali, arretrati fiscali ed altre necessità improvvise): si tratta di prestiti concessi per un ammontare di 127 miliardi di euro circa, un volume in crescita del 4,2% rispetto ad un anno prima. La quasi totalità dello stock debitorio per mutui è di durata superiore ai 5 anni e per questa forma di credito, la crescita è stata molto veloce essendosi più che raddoppiata dal 2001 al 2005 (+ 211%).

Il volume del credito al consumo è aumentato del 140% in soli 5 anni (2001-2005), assumendo dimensioni sempre più vaste e modificando strutturalmente i modelli di comportamento della famiglia italiana. Il ricorso ai finanziamenti per l’acquisto dei beni durevoli è favorito non soltanto dagli attuali tassi di interesse che si attestano ai minimi storici, ma anche dalla erosione del potere d’acquisto delle famiglie italiane (dovuta soprattutto alla crescita incontrollata dei prezzi dei beni e dei servizi di prima necessità) che per soddisfare la domanda di beni di consumo durevoli, si sono rivolte al mercato del credito al consumo. Il credito al consumo che pesa maggiormente sulle famiglie italiane è quello la cui restituzione è prevista entro i 5 anni (passato dai 12,4 miliardi del 2001 ai 28,5 miliardi del 2005), anche se la crescita più rapida è stata negli ultimi anni quella del credito al consumo oltre i 5 anni, che è aumentato del 350%, passando dai 5 miliardi del 2001 ai 17,5 miliardi del 2005.

Le famiglie hanno già speso più di un terzo del proprio reddito. L’Eurispes ha stimato che nel 2005 l’indebitamento delle famiglie italiane è stato nell’ordine del 35% del Pil, il che vuol dire che in media ciascuna famiglia del nostro Paese ha già impegnato più di un terzo del proprio reddito attuale in obblighi finanziari da onorare nel futuro. Secondo le stime dell’Eurispes, a fine 2005, gli italiani si troveranno, indebitati con le banche per una somma pari a circa 390 miliardi di euro. Anche i prestiti concessi alle famiglie italiane dalle società finanziarie negli anni 2003 e 2004 sono aumentati, in particolare per quanto riguarda il ricorso ai finanziamenti per il breve periodo, in un solo anno, del 55% circa. Mentre il ricorso a crediti pluriennali è cresciuto del 4,2%. Dove va la tredicesima? L’Eurispes ha effettuato, lo scorso anno, una rilevazione campionaria su 1.000 cittadini al fine di conoscere come avrebbero speso la tredicesima: oltre la metà degli intervistati (52,2%) ha impiegato la propria tredicesima per saldare bollette, mutui, imposte e altri debiti accumulati durante l’anno. Se nel corso del 2005 il volume d’affari del credito al consumo è aumentato (+23,4%) ed il numero degli italiani indebitati è molto più alto rispetto al 2004, non è arbitrario concludere che ragionevolmente anche quest’anno la tredicesima sarà per la maggior parte utilizzata per saldare mutui e debiti. Le proiezioni messe a punto dall’Eurispes dicono che la percentuale delle famiglie italiane che nel 2006 faranno ricorso al credito al consumo aumenterà dell’11,8%. Anche i mutui conosceranno una evidente impennata pari al 10%, così come cresceranno di 8,4 punti percentuali gli "altri prestiti".

Indebitarsi per vivere. Nel nostro Paese le famiglie ricorrono al credito soprattutto per far fronte ai bisogni essenziali (cure mediche e specialistiche, automobili, elettrodomestici, servizi per la casa, ecc.), piuttosto che per acquistare beni e servizi voluttuari quali, ad esempio, viaggi e vacanze. Peraltro, si sta diffondendo sempre più la pratica di credito al consumo per l’acquisto di beni di prima necessità come quelli alimentari. La motivazione prevalente addotta dagli italiani che ricorrono al credito al consumo è la mancanza della disponibilità necessaria al momento dell’acquisto: infatti il 40% degli italiani dilaziona i pagamenti nel tempo essenzialmente per motivi di scarsa liquidità. In questo contesto il ceto medio si trova a dover fare i conti con una crisi che ha inciso profondamente sul proprio potere di acquisto e con tassi di inflazione che hanno divorato più del 20% del reddito dei pensionati e dei lavoratori dipendenti.
I recenti, timidi segnali di ripresa non sembrano sufficienti a far pensare alla possibilità di una consistente ripartenza dell’economia almeno per tutto il 2006. L’indebitamento delle famiglie continuerà quindi a crescere non per alzare la quantità e la qualità dei consumi, ma per riuscire a mantenere il vecchio, dignitoso livello di vita.

 

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