"Il ruolo e la condizione della donna oggi in Italia presentino il rischio di una pericolosa involuzione culturale, sociale ed economica". E’ quanto afferma Gian Maria Fara, Presidente dell’Eurispes commentando l’analisi condotta dall’istituto sulla condizione della donna, sulla situazione lavorativa e sulla percezione delle proprie condizioni economiche, ma anche sui valori fondamentali e sui cambiamenti del rapporto uomo-donna.

In particolare, lo studio evidenzia come il tasso di occupazione femminile in Italia è pari al 45,1%, un dato che è il più basso dell’Unione a 15 (in Danimarca è al 72,8%, in Svezia al 71,6%, in Germania al 60,2%, in Francia al 57,8%, in Spagna al 48,4%). Il dato è significativo di quanto potenziale economico e produttivo il nostro Paese disperde a causa della bassa partecipazione femminile al mercato del lavoro.

Anche sul piano culturale, le rilevazioni effettuate dall’Eurispes mostrano la persistenza di vecchi incrostazioni e luoghi comuni: pensiamo, solo per fare un esempio, a quel 40% di uomini che ritiene che la cura della casa sia soprattutto compito della donna. In materia di spesa pubblica per la famiglia, la casa e l’esclusione sociale, l’Italia si colloca al penultimo posto della graduatoria europea, cui dedica appena l’1,1% del Pil, contro una media della Ue a 15 pari al 3,4%.

"Peraltro – prosegue Fara – la classe politica continua ad essere insensibile ai numerosi mutamenti intervenuti nella società italiana e nel mercato del lavoro. Oltre alla insufficienza strutturale delle risorse finanziarie destinate alla famiglia (per assegni familiari, assegni di maternità, sostegno alle giovani coppie per l’acquisto della prima casa, ecc.), finiscono con il rimanere escluse da tali benefici le coppie di fatto (quasi 700.000 secondo le stime Eurispes), mentre le lavoratrici atipiche non possono fruire, per esempio, dei congedi parentali o, il più delle volte, si vedono corrispondere delle risibili indennità di maternità, perché non sono riuscite a cumulare durante la loro vita lavorativa contributi previdenziali sufficienti».

La maggioranza delle donne è favorevole alla convivenza (67,1%), anche se coloro che si dichiarano contrarie rappresentano il 28,6%. Le giovanissime si dichiarano del tutto favorevoli (96,2%), seguite dalle donne tra i 35-44 anni (71,1%), da quelle tra i 45-65 anni (69,1%) e tra i 25-34 anni (68,3%). Solo la metà delle over65, infine, si dichiara favorevole alla convivenza. Anche per quanto riguarda il divorzio è maggiore la percentuale di donne favorevole (66,7%) rispetto coloro che si dichiarano contrarie. In particolare, sono più favorevoli le donne tra i 45 e i 64 anni (79,4%) e meno le ultrasessantacinquenni (51,4%), anche se le giovani tra i 25-34 fanno registrare un alto numero di contrarie (33,7%).

Oltre la metà delle donne, il 60,1%, è poi favorevole alla fecondazione assistita, con una netta prevalenza delle giovanissime (71,7%) e le donne che appartengono alla fascia d’età tra i 25 e i 34 anni (69,3%). Contrarie nel 40,7% dei casi invece le over 65.

Dal punto di vista economico la ricerca ha evidenziato che il 61,5% delle donne intervistare incontra difficoltà a far quadrare i conti, tanto da dichiarare che il denaro a loro disposizione non basta per arrivare a fine mese. Sono soprattutto le donne del Sud (71,7%) e delle Isole (79,3%) a denunciare le ristrettezze economiche, facendo registrare un divario con quante abitano a Nord-Ovest (54,9%) e soprattutto a Nord-Est (50%).

 

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