Smarriti, concentrati sul presente e insistentemente ingenui. Ai giovani non piace il mestiere di insegnante o di magistrato e vagamente ipotizzano un futuro da manager discografico o da attrice. Ma per lo più, quando si tratta di parlare di mestieri, professioni o di occupazione futura, hanno difficoltà a mettere a fuoco quello a cui tengono davvero. Secondo i dati dell’indagine realizzata dall’Istituto Cattaneo, che ha interrogato un campione di 4 mila e 500 studenti delle scuole medie superiori, arriva al 42% la quota di ragazzi e ragazze che non ha alcuna idea precisa di quello che sarà il loro lavoro. Tra loro sono soprattutto le ragazze a non avere le idee chiare (48 per cento) mentre i ragazzi (36 %) sembrano meno indecisi. Sono invece gli studenti degli istituti tecnici e professionali (oltre il 65%) ad avere un’idea dettagliata di quello che li aspetta fuori dalle aule scolastiche.

Disincanto. A destare qualche preoccupazione sono le aspettative degli studenti degli istituti tecnici e professionali che rappresentano il 56% degli alunni della scuola secondaria. Pochi di loro infatti credono alla possibilità di autorealizzarsi e per lo più pensano che a determinare o meno il successo di una ricerca di lavoro siano soprattutto i contatti giusti o la fortuna.

Quello che conta. Quando si pensa al lavoro, quando ci si riesce, per la gran parte degli studenti in vetta alle priorità c’è la sicurezza del posto del lavoro, la possibilità di far carriera e i buoni rapporti con i superiori. In particolare sono gli uomini a sembrare più legati agli aspetti retributivi. L’autorealizzazione compare ai primi posti degli aspetti importanti per la futura attività lavorativa solo per i liceali (ovvero circa il 31 per cento degli studenti).

Il mestiere più desiderato. Più si scende nel dettaglio e più i due milioni e mezzo di giovani seduti dietro ai banchi di scuola provano una certa insofferenza. Come se provassero distacco da un mondo come quello del lavoro oggi meno capace di sedurre e stimolare le loro migliori
qualità. Per loro diventa più facile dire quello che intendono rifiutare che individuare quello che desiderano in cuor loro. Quelli che si salvano agli occhi degli studenti sono i mestieri dell’industria culturale: in testa alla classifica troviamo il produttore discografico seguito dall’attore o attrice di teatro e cinema e il regista televisivo. Sorprende in qualche modo la valutazione negativa fatta dai giovani nei confronti di professioni caratterizzate da consolidata stima sociale nel mondo degli adulti come l’ingegnere, l’agente di borsa, l’assicuratore o il pilota d’aereo. Meriterebbero qualche riflessione anche le scarse simpatie riscontrate per quelle figure che rimandano all’area
dell’amministrazione pubblica come il magistrato (solo 4,3 come voto di desiderabilità) o il funzionario comunale (3,8).

Questioni di genere. Tra i mestieri preferiti dalle donne spiccano la stilista di moda, la direttrice di villaggio turistico e l’interprete di lingue straniere presso l’Onu. Più tecnologici e pragmatici sembrano i sogni professionali dei ragazzi che invece preferiscono l’esperto di grafica computerizzata (primo posto con 6,2), il progettista di siti internet (secondo posto con 6,2) e ingegnere nelle telecomunicazioni (settimo posto con 5,6).

 

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