Spetta al Veneto il primato per l’integrazione degli immigrati. Sul podio della classifica regionale compaiono anche le Marche e l’Emilia Romagna. In fondo si trovano la Campania, la Calabria e la Sicilia. A stilare la top ten è il quarto rapporto sull’integrazione degli immigrati, relativo a dati del 2005, curato da Caritas-Migrantes su incarico del Cnel.

La graduatoria è frutto di una serie di indicatori economici e sociali che esprimono un punteggio. Fra questi, la lunga residenza, la scolarizzazione, il disagio abitativo, l’acquisizione della cittadinanza, il lavoro, la retribuzione, la disoccupazione

Nessuna regione meridionale si trova ai primi dieci posti, dove invece si collocano 7 regioni del nord e 3 del centro. La prima regione del sud è l’Abruzzo, all’undicesimo posto. Confrontato con il 2004, perdono terreno la Lombardia, che addirittura passa dal primo posto al sesto, e il Lazio che perde cinque posti. Anche la prima provincia che spicca per integrazione di immigrati è veneta: è Treviso. Napoli chiude anche in questo caso la classifica.

Questa la classifica regionale nel dettaglio: Veneto (1.542), Marche (1.504), Emilia Romagna (1.502), Trentino Alto Adige (1.462), Friuli Venezia Giulia (1.426), Lombardia (1.420), Piemonte (1.285), Umbria (1.209), Valle d’Aosta (1.191), Toscana (1.111), Abruzzo (1.083), Liguria (1.050), Lazio (921), Sardegna (747), Puglia (720), Basilicata (649), Molise (635), Sicilia (628), Calabria (511), Campania (464). Rispetto alle 103 province, gli indici di integrazione nella fascia massima includono 11 province, tutte del nord eccetto una che è toscana: Treviso (1.3569, Pordenone (1.295), Reggio Emilia (1.283), Brescia (1.271), Vicenza (1.269), Prato (1.239), Lodi (1.235), Cremona (1.230), Bergamo (1.207), Parma (1.204), Trento (1.200). L’ultima parte della fascia minima, è così composta: Cagliari (647), Ragusa (642), Caserta (627), Potenza (626), Caltanissetta (621), Reggio Calabria (595), Salerno (581), Brindisi 574), Vibo Valentia (570), Napoli (531). Il rapporto Caritas/Cnel sottolinea, fra l’altro, che il livello basso di integrazione racchiude un arco che abbraccia tre mari, Adriatico, Ionio e Tirreno. Solitamente – osserva ancora – non si riscontra il carattere di uniformità in una stessa regione e tanto meno in un’area territoriale per tutti gli indicatori.

 

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