I consumatori di tutto il mondo sono contenti di tornare indietro nel tempo: il 60% è d’accordo nel dichiarare che i 40 anni di oggi sono i nuovi 30 anni, e più della metà considera che i 30 anni sono i nuovi 20 e i 60 anni la nuova mezza età , secondo un’indagine condotta da ACNielsen. Nella survey on line condotta in 41 paesi del mondo, ACNielsen ha intervistato i consumatori sul loro atteggiamento rispetto all’età e alla chirurgia estetica.

In generale, le donne abbracciano più velocemente l’idea di " tirare indietro l’orologio" rispetto agli uomini. Complessivamente il 57% delle donne è d’accordo nel dire che i 30 anni di oggi sono i nuovi 20 anni, confrontato con il 51% degli uomini; il 64% delle donne sostiene che i 40 anni di oggi sono i nuovi 30 anni rispetto al 58% degli uomini e il 60% delle donne sostiene che i 60 anni sono la nuova mezza età contro il 52% degli uomini.

Le opinioni sono strettamente correlate all’età degli intervistati: il 59% dei rispondenti tra i 25 e i 34 anni sono d’accordo nel dichiarare che i 30 anni sono i nuovi 20 anni, mentre il 56% dei rispondenti tra i 35 e i 44 anni dichiarano che i 30 anni di oggi sono i nuovi 20 anni. I ragazzi tra i 15 e i 24 anni sono d’accordo solo per il 49%.

Allo stesso modo il 70% degli intervistati tra i 35 e i 44 anni ha dichiarato che i 40 anni di oggi sono i nuovi 30 anni. E il 75% in età superiore ai 45 anni concorda nel sostenere che i 60 anni sono la nuova mezza età.

La spinta a "tornare indietro nel tempo" è avvertita in modo maggiore dai consumatori dell’Europa e dell’Asia Pacifico. Nella lista dei primi 10 paesi d’accordo nel sostenere che i 40 anni sono i nuovi 30 anni 5 sono paesi europei e 4 appartengono all’Asia. Anche nei primi 10 paesi d’accordo nel dichiarare che i 30 anni di oggi sono i nuovi 20, 6 sono asiatici e 3 sono europei. Anche per i 60 anni ormai visti come la nuova mezza età vale la stessa cosa : 5 sono paesi europei e 4 sono paesi asiatici.

Tutto questo può significare che viviamo più a lungo rispetto alle generazioni precedenti e aumentano in modo significativo gli anni in cui siamo vecchi rispetto a quelli in cui siamo giovani. O potrebbe semplicemente voler dire che, almeno nelle nostre menti se non nel corpo, rimaniamo giovani più a lungo. Si potrebbe dire che ci prendiamo più tempo per crescere, per studiare e spesso per rimanere a casa con i genitori oltre i 25 anni.

I punti di vista sono cambiati. La nostra opinione su ciò che significa essere un giovane, un anziano o una persona di mezza età e lo stile di vita e il comportamento appropriato per ciasuna di queste fasi nella nostra vita è cambiato. Non esistono più gli stereotipi e questo significa, per produttori e distributori, trovare nuovi modi per comunicare con i nuovi target di consumatori.

Quando si parla di rimanere a vivere in casa con i propri genitori dopo i 20 anni le opinioni si dividono : solo poco più della metà degli intervistati (53%) ritiene corretto farlo. Primi tra tutti gli asiatici (61%), dove l’idea della famiglia allargata è fortemente radicata nella loro cultura. Tra i primi 10 paesi concordi nel sostenere che è assolutamente normale continuare a vivere con i propri genitori dopo i 20 anni 9 fanno parte dell’Asia Pacifico: in testa Singapore (88%), seguito da Indonesia (83%) e Taiwan (79). Dall’altra parte, tra i 10 paesi contrari all’idea 8 sono europei guidati da Norvegia (83%), Russia e Francia (79%) e Svizzera (77%).

Se la gente sembra contenta di tirare indietro l’orologio del tempo è anche favorevole a migliorare il proprio aspetto per sembrare più giovane? Assolutamente no! L’80% degli intervistati ha dichiarato di non prendere in considerazione la chirurgia estetica, primi tra tutti gli abitanti dell’Asia Pacifico (86%) dove però si invecchia più lentamente nel fisico.

I primi 10 paesi favorevoli sono europei: spicca la Russia, seguita dalla Grecia e dai Paesi Baltici. Curioso il fatto che l’Europa sia l’unica regione in cui gli uomini sembrano più favorevoli alla chirurgia estetica (17%) rispetto alle donne (14%). All’opposto il 94% a Hong Kong, il 92% in Indonesia e il 91% in Giappone e Malesia non prende in considerazione la chirurgia estetica.

 

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