Sebbene l’Italia sia considerata da secoli all’avanguardia sulle politiche di tutela e valorizzazione dei beni culturali, a tal punto che l’Unesco le ha affidato la funzione di casco blu della cultura per coordinare gli interventi internazionali a difesa del patrimonio artistico dell’umanità in tutti i casi provocati da guerre o calamità naturali, le risorse stanziate per il Ministero dei Beni culturali (2200 milioni euro), corrispondono solo allo 0,39 % del bilancio statale.

La media europea è invece dello 0,50%, ma paesi come la Francia, la Germania, il Portogallo spendono molto di più (rispettivamente l’1%, l’1,35% e lo 0,9%) pur disponendo di un patrimonio culturale molto meno vasto.
Significativa l’attività dei grandi comuni che per il settore cultura hanno dedicato una fetta notevole del loro budget complessivo (Firenze 4,3% – Roma 3,7%, Genova 3,2%, Torino 3,1%). Non si può dire lo stesso per quanto riguarda i privati, sponsorizzazioni ed erogazioni delle Fondazioni Bancarie infatti sono in calo come pure il coinvolgimento a sostegno di progetti culturali favorito dalle misure di incentivazione fiscali sulle erogazioni liberali che soprattutto al centro e al Sud non decolla.

Infine l’istituto delle fondazioni, attuato per attirare capitali privati nella gestione di grandi musei, è ancora in via sperimentale con l’Istituto egizio di Torino. Questo quadro non troppo positivo si aggrava se si pensa che nonostante il momento di crisi generale, in Italia stanno crescendo sia la domanda sia l’offerta di consumi culturali e i consumi della famiglia per la cultura sono aumentati dell’+1%.


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