Un infortunato sul lavoro su 4 è donna: lo dicono i dati Inail relativi al 2004. E spesso il danno che una donna subisce non viene riconosciuto e indennizzato adeguatamente, perchè non si tengono in considerazione le difficoltà che poi deve affrontare come madre e moglie nel lavoro che svolge in casa. I numeri forniti da Marco Stancati, direttore della comunicazione Inail, sono molto chiari: mentre per gli uomini la percentuale degli incidenti sul lavoro è diminuita nell’ultimo quadriennio (-8%), per le donne è aumentata del 2%. Nonostante la diminuzione degli infortuni denunciati negli ultimi quattro anni ("Siamo al di sotto della media europea"), il numero dei morti in Italia rimane ancora alto con i 1.238 del 2004. Le donne sono state 103 (una minorenne) pari all’8%. In crescita anche il numero degli extracomunitari, e di conseguenza l’andamento degli infortuni per le donne straniere: dai 10.000 casi del 2001 al raddoppio del 2004, anno in cui si sono registrati 18 casi mortali rispetto ai 174 dell’intera popolazione dei lavoratori extracomunitari.

In occasione dell’8 marzo, l’Anmil – l’Associazione mutilati e invalidi del lavoro – ha presentato un’indagine, condotta su un campione di 750 donne reduci da incidenti sul lavoro con danni gravi e permanenti, rappresentative del più ampio universo di donne infortunate, complessivamente 250mila (e dunque molto più numerose delle 128.994 che hanno un riconoscimento Inail). Innanzitutto, il 45% delle donne invalide "é completamente insoddisfatto" delle informazioni che ha ricevuto dopo aver subito l’infortunio sul lavoro. Molte donne (il 22,5% con meno di 50 anni, 33,33% nel Nord Est) poi "si sono fatte una ragione di comodo della tragedia che le ha colpite ed hanno rifiutato psicologicamente di cercare le cause reali del proprio infortunio nelle responsabilità del datore di lavoro, nelle condizioni operative pericolose o nei ritmi produttivi troppo stressanti".

E poi ansia, angoscia e incubi notturni, a distanza di molti anni dall’infortunio: il 47,88% delle donne infortunate di età inferiore a 50 anni soffre di tali di disturbi, che sono più diffusi nel Sud e nelle Isole, dove sono avvertiti dalla stragrande maggioranza delle invalide del lavoro (61,36%). Nelle donne con più di 50 anni il dato sale in media nazionale al 54,15%, con punte del 59,52% nel Sud e nelle Isole. On conseguente necessità di sostegno psicologico (21,47% con meno di 50 anni, 29,33%, per le altre). Ma ciò che è più grave, nel 90% dei casi le esigenze percepite dalle donne sono state la "mancanza di una reale possibilità di reinserimento nel mondo del lavoro, una maggiore efficienza del sistema sanitario ed un aumento delle rendite erogate dall’Inail alle infortunate". L’Anmil suggerisce di "ascoltare le donne interessate per avvertire l’esigenza ineluttabile di mettere in campo più prestazioni in loro favore, e nuovi provvedimenti veramente utili per loro e per le loro famiglie". Mentre oggi, devono "vivere con una rendita Inail che è più bassa dello stipendio, con cure mediche e riabilitative erogate con troppa parsimonia".

E per favorire la sensibilizzazione su questo tema, l’Anmil promuove una serie di iniziative: innanzitutto l’asta di beneficenza del 21 marzo prossimo al palazzo della Cancelleria di Roma, con opere di artisti contemporanei (in mostra dal 13 marzo), donate alla fondazione "Sosteniamoli Subito" della stessa Anmil, per l’aiuto economico a vedove e orfani di lavoratori deceduti e per affrontare le prime difficoltà dopo l’infortunio. E poi il concorso fotografico "L’altra metà del lavoro", destinato ad artisti sotto i 35 anni, bandito da Anmil e Inail in occasione della Festa della donna per "suscitare l’attenzione della società civile sul tema della salute e della sicurezza delle donne sui luoghi di lavoro, e delle condizioni di salute, di vita e di integrazione sociale e lavorativa delle donne vittime degli infortuni sul lavoro". Quarantonove le opere finaliste: il primo premio, assegnato oggi, è andato a Veronica Botticelli, il secondo a Alessandro Rech il terzo a Diego Dutto. Le opere rimarranno in mostra fino al 21 marzo al palazzo della Cancelleria.

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