Nell’Unione Europea vivono oggi 450 milioni di persone circa con retroterra etnici, culturali e linguistici assai diversi. L´assetto linguistico dei paesi europei è il complesso risultato di eventi storici, di fattori geografici e della mobilità delle persone. L´UE riconosce attualmente 20 lingue ufficiali e sul suo territorio geografico si parlano altre 60 lingue circa, indigene e no. E’ quanto rileva Eurobarometro che spiega: "Il termine di multilinguismo si riferisce sia al fatto di parlare lingue diverse in un determinato ambito geografico e sia alla capacità di una persona di parlare più lingue. In Europa, il multilinguismo è perciò un aspetto essenziale in entrambi i sensi. Il vantaggio di conoscere le lingue straniere è incontestabile. La lingua aiuta a comprendere altri modi di vivere che a loro volta spianano la strada alla tolleranza interculturale. Le competenze linguistiche aumentano inoltre le possibilità di lavorare, studiare e viaggiare in tutta Europa e permettono la comunicazione interculturale".

L´Unione Europea è un´istituzione autenticamente multilingue che stimola l´idea di un´unica Comunità, sia pure con diverse culture e lingue. A garanzia di ciò, la Commissione europea ha adottato nel novembre 2005 la prima comunicazione della Commissione che tratta la problematica del multilinguismo. I tre obiettivi centrali della politica della Commissione per il multilinguismo sono: incoraggiare l´apprendimento delle lingue, promuovere una valida economia multilingue e permettere a tutti i cittadini della UE di accedere alla legislazione, alle procedure e all´informazione dell´UE nella propria lingua.

Oggi, l’UE è multilingue sia nel senso che al suo interno si parlano numerose lingue materne sia nel senso che una parte consistente dei suoi cittadini parla più lingue. In Europa, le competenze linguistiche non sono però uniformemente distribuite e i suoi cittadini vanno incoraggiati a imparare le lingue straniere.Il 56% dei cittadini degli Stati membri dell´UE sono in grado di conversare in una lingua diversa dalla propria madrelingua: il 9% in più rispetto alla rilevazione del 2001 sui 15 Stati membri dell´epoca. Riguardo all´obiettivo per ogni cittadino UE di arrivare a conoscere 2 lingue oltre alla madrelingua, il 28% dei dichiaranti afferma di parlare 2 lingue straniere in misura sufficiente da sostenere una conversazione.

D´altra parte, quasi la metà dei dichiaranti (44%) ammette di non conoscere alcun altra lingua oltre la madrelingua. L´inglese resta la lingua straniera più diffusa in Europa. Il 38% dei cittadini UE afferma di conoscere a sufficienza l´inglese da poter conversare in tale idioma. In 19 paesi sui 29 indagati, l´inglese è la lingua più conosciuta dopo la madrelingua. È il caso soprattutto di Svezia (89%), Malta (88%) e Paesi Bassi (87%). Il 14% degli europei afferma di conoscere oltre alla madrelingua il francese o il tedesco. Il francese è la lingua straniera più parlata nel Regno Unito (23%) e in Irlanda (20%) mentre la conoscenza del tedesco è diffusa tra i cittadini della Repubblica ceca (28%) e dell´Ungheria (25%). Lo spagnolo e il russo completano il gruppo delle lingue più note, madrelingua esclusa: il 6% dei cittadini europei conosce una delle due.

Va però precisato che le competenze linguistiche non sono distribuite in modo uniforme né dal punto di vista geografico né da quello socio-demografico. Esistono capacità linguistiche di buon livello negli Stati membri relativamente piccoli con più lingue di Stato, madrelingue meno usate o "scambi linguistici" con i paesi limitrofi come, ad esempio, il Lussemburgo dove il 92% parla almeno 2 lingue. Chi vive in paesi dell’Europa del sud o in cui è lingua di Stato una delle principali lingue europee sembra avere competenze linguistiche limitate. Solo il 5% dei turchi, il 13% degli irlandesi e il 16% degli italiani padroneggia almeno 2 lingue oltre alla madrelingua.
L´europeo tipico "multilingue" è giovane, istruito, o ancora studente, nato in un paese diverso da quello di residenza, usa le lingue straniere per motivi professionali ed è motivato ad apprendere.
Infine, i cittadini UE non sono molto motivati a imparare le lingue. Negli ultimi 2 anni, il 18% dei cittadini UE stava studiando o migliorando le proprie conoscenze delle lingue straniere e il 21% aveva intenzione di farlo nell´anno successivo. Secondo questi dati, si può affermare che solo 1 europeo su 5 studi attivamente una lingua, abbia recentemente migliorato le proprie abilità linguistiche o intenda farlo entro i prossimi 12 mesi.

I fattori più frequenti che tendono a scoraggiare l´apprendimento delle lingue straniere sono: mancanza di tempo (34%), motivazione (30%), e costo delle lezioni (22%).
A livello generale, rispetto ai risultati di 4 anni prima, i motivi per apprendere le lingue sono sempre più legati a vantaggi pratici come l´opportunità di usare le competenze sul luogo di lavoro (32%) o di lavorare all’estero (27%). Continuano ad avere molto rilievo tuttavia, motivi "più leggeri" come l´uso delle lingue straniere in vacanza (35%) o la soddisfazione personale (27%). L´obiettivo "madrelingua+due" è sostenuto in modo prudente dagli Europei, poiché il 50% di essi è d’accordo sul fatto che tutti debbano parlare 2 lingue oltre alla madrelingua. Il 44% dei dichiaranti è tuttavia contrario. Attualmente, il 28% di Europei afferma di poter conversare in 2 lingue straniere.

I sistemi educativi in ogni paese e le future generazioni sono elementi cruciali per affrontare le sfide del multilinguismo. Il commissario Ján Figel (responsabile per istruzione, formazione, cultura e multilinguismo) ritiene che "l´attuale giovane generazione contribuirà pienamente ad arricchire la società multilingue europea." Gli Europei imparano le lingue a scuola, soprattutto nel ciclo secondario. Per un´ampia maggioranza (65%) le lezioni scolastiche di lingua sono state un modo per apprendere le lingue straniere. In effetti, per molti Europei, la scuola resta l´unico luogo di apprendimento delle lingue straniere. La maggioranza degli Europei pensa che l´età migliore per iniziare a insegnare ai bambini la prima e la seconda lingua straniera sia dai sei anni in poi (55% e 64% rispettivamente). In altre parole, alla scuola primaria.
Il 77% dei cittadini UE ritiene che i bambini debbano apprendere l´inglese come prima lingua straniera.

Nei paesi in cui i sottotitoli sono assai diffusi, esistono forti stimoli a vedere film stranieri e programmi in lingua originale. È il caso degli svedesi e dei danesi (94%) e dei finlandesi (93%). Si tratta di Stati membri in cui i cittadini tendono ad essere competenti in più lingue.
Alla luce degli obiettivi che l´Europa multilingue si prefigge, la situazione può essere considerata promettente. Rispetto ai risultati delle indagini effettuate nel 2001 dall’Eurobarometro, gli sviluppi degli ultimi 4 anni sono positivi:

  • Il numero di cittadini europei che conoscono almeno una lingua straniera aumenta linearmente dal 47% (2001) al 56% (2005);
  • Migliora il livello autostimato di competenze linguistiche degli europei. Rispetto ai risultati del 2001, la quota di coloro che padroneggiano inglese e spagnolo aumenta di 4 punti e di coloro che parlano molto bene francese e tedesco cresce rispettivamente di 3 e 2 punti;
  • Oggi, un numero maggiore di europei rispetto a 4 anni fa ritiene che conoscere le lingue straniere sia utile (83% nel 2005, rispetto al 72% nel 2001).

 

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