Porre fine al lavoro minorile è possibile. Il fenomeno sta diminuendo progressivamente in tutto il mondo, anche se con tendenze diverse a seconda di macroregioni e singoli Stati. E l’obiettivo internazionale è di eliminare le forme peggiori di sfruttamento entro i prossimi dieci anni. Sono questi i dati centrali del rapporto mondiale presentato oggi dall’ILO, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, significativamente intitolato "The end of child labour: Within reach", ovvero "Porre fine al lavoro minorile oggi è possibile". Per la prima volta si registra una diminuzione del lavoro minorile nel mondo e, se l’attuale tendenza continuerà e non verrà meno la mobilitazione mondiale di governi, agenzie internazionali e governative, organizzazioni sindacali, associazioni e organizzazioni non governative, il fenomeno nelle sue forme peggiori potrebbe essere eliminato nell’arco di dieci anni.

Quali i numeri dunque? Secondo il nuovo studio dell’ILO, fra il 2000 e il 2004 a livello mondiale il numero di lavoratori minorenni è sceso dell’11%: erano 246 milioni quattro anni fa e sono ora scesi a 218 milioni. La diminuzione più consistente riguarda i lavori pericolosi che fanno registrare un calo generale del 26% nella fascia di età compresa dai 5 ai 17 anni: dai 171 milioni di bambini segnalati dalle stime del 2000 si è infatti passati ai 126 milioni di lavoratori minorenni nel 2004. Fascia chiave di età è quella che va dai 5 ai 14 anni, dove la diminuzione nei lavori pericolosi raggiunge anche il 33%. "La fine del lavoro minorile è alla nostra portata – ha affermato Claudio Lenoci, Direttore Ufficio dell’ILO per l’Italia e San Marino – e questo è un messaggio di ottimismo. Le cifre ci incoraggiano a continuare una battaglia dura e difficile su cui non si può abbassare la guardia". Il fenomeno del resto non riguarda soltanto i paesi in via di sviluppo, se è vero che nei paesi considerati industrializzati ci sono 2,5 milioni di bambini coinvolti nel lavoro minorile. "L’Ilo si è posto come obiettivo per il 2016 quello di eliminare le peggiori forme di lavoro minorile".

Secondo lo studio i risultati conseguiti dipendono da maggiore impegno politico, maggiore consapevolezza e da un’azione concreta sulla riduzione della povertà e la diffusione dell’istruzione. L’ILO in particolare sostiene, attraverso il Programma internazionale per l’eliminazione del lavoro minorile (IPEC), la costruzione di capacità nazionali per fronteggiare il fenomeno: il programma ha attualmente ricevuto 350 milioni di dollari ed è riuscito a sottrarre al lavoro circa 5 milioni di minori. Un aspetto importante è legato anche alla ratifica delle convenzioni internazionali, la n. 138 sull’età minima e la n. 182 sulle forme peggiori di lavoro minorile. A livello mondiale le tendenze sono però diversificate, come ha evidenziato Frank Hagemann, Senior Policy Analyst e coordinatore ILO-IPEC: i progressi maggiori si sono registrati infatti in America Latina e nei Caraibi, progressi marginali ci sono stati in Asia mentre quelli minori sono in Africa, in particolare nell’Africa Sub-Sahariana.

L’America Latina e i Caraibi spiccano in termini di riduzione del lavoro minorile (soprattutto in Brasile e Messico): il numero dei lavoratori minorenni nella regione è sceso di due terzi negli ultimi quattro anni e ora si conta il 5% di minori coinvolti nel lavoro minorile, nella fascia di età compresa fra i 5 e i 14 anni. Un trend positivo si registra anche in Asia, dove però la diminuzione percentuale è meno significativa perché contemporaneamente è diminuita anche la popolazione infantile. Così, secondo le stime dell’ILO, la regione continua ad avere il più alto numero di lavoratori minorenni, circa 122 milioni, nella fascia di età 5-14 anni.

Situazione ancora drammatica e complessa in Africa, che continua a essere la regione con la più alta incidenza di lavoro minorile, pari al 26%, con circa 50 milioni di minori coinvolti. In questo caso, i progressi nella lotta allo sfruttamento sono collegati alla crescita della popolazione, all’incidenza della povertà e dell’HIV. "Le prospettive sono drammatiche – ha detto Furio Rosati, responsabile del progetto UCW Understanding Children’s Work – quattro bambini su dieci non frequentano la scuola primaria e ci sono milioni di bambini non sappiamo cosa fanno. E circa 50 milioni lavorano anche nelle forme peggiori". Sfide per il futuro riguardano l’agricoltura (dove sono impegnati 7 lavoratori minorenni su 10), l’impatto dell’Aids/Hiv e il collegamento fra il lavoro minorile e l’occupazione giovanile.

Scrive per noi

Redazione
Redazione
Help consumatori è la prima e unica agenzia quotidiana d'informazione sui diritti dei cittadini-consumatori e sull'associazionismo che li tutela

Parliamone ;-)