Sode per la colazione, dipinte a mano per abbellire le case e le tavole apparecchiate o consumate in ricette tradizionali come vovi e sparasi in Veneto, torta pasqualina in Liguria, e scarcedda in Basilicata, le uova saranno le protagoniste delle tavole nella settimana santa quando si stima un consumo medio di un uovo al giorno per ogni italiano. E’ quanto afferma Coldiretti nel sottolineare che le previsioni di consumo dimostrano che sono state definitivamente archiviate le paure ingiustificate legate all’influenza aviaria come dimostra il fatto che nel 2005 sono state consumate complessivamente per impieghi industriali, artigianali e familiari quasi 13 miliardi di uova.

Una quantità pressoché stabile rispetto a quella degli ultimi anni ma che conferma – sottolineano i coltivatori – il forte aumento rispetto al passato: negli ultimi 30 anni i consumi nazionali di uova sono cresciuti del 34 per cento rispetto ai 9,7 miliardi del 1968. In questo stesso periodo peraltro ad aumentare è anche il peso medio delle singole uova che è cresciuto del 12,5 per cento raggiungendo i 63 grammi rispetto ai 56 del 1968. Cambiano quindi consumi e dimensioni ma non il rispetto della tradizione che fa risalire l’usanza di considerare l’uovo come simbolo di rinascita e buon augurio in Occidente al 1176, quando re Luigi VII rientrò a Parigi dopo la II crociata e per festeggiarlo – ricorda la Coldiretti – il capo dell’Abbazia di St. Germain des Près gli donò metà dei prodotti delle sue terre, incluse un gran numero di uova che furono poi dipinte e distribuite al popolo.

Una usanza tramandata dai persiani che già cinquemila anni fa festeggiavano l’arrivo della primavera con lo scambio delle uova "portabene" contro pestilenze e carestie secondo un rito che resiste ancora ai giorni nostri. E per fare scelte di acquisto consapevoli la Coldiretti consiglia di non limitarsi a controllare le differenti categorie (Extra, A, B, C) per indicare il livello qualitativo e di freschezza e le diverse classificazioni in base al peso (XL, M, S) ma di leggere anche le sigle obbligatorie che indicano provenienza e metodo di allevamento: il primo numero consentirà di risalire al tipo di allevamento («0» per biologico, «1» all’aperto, «2» a terra, «3» nelle gabbie), la seconda sigla indica lo Stato in cui è stato deposto (ad esempio «IT» per Italia), un’altra sigla fornirà le indicazioni relative al codice Istat del Comune e della Provincia, ed infine un ultimo codice fornirà indicazioni sull’allevatore.

Ma le uova – continua l’associazione di categoria – non sono solo di gallina, esistono anche quelle di quaglia, di pernice, di tacchina, di papera e di anatra. Un classico da gustare, è il piccolo e delicato uovo di quaglia. Il suo sapore non è troppo lontano da quello dell’uovo di gallina, va bene per eleganti antipasti, si sposa benissimo con il tartufo ed è perfetto nei brodi di zuppe ricercate. L’uovo di pernice, invece, anch’esso di piccole dimensioni e dai particolari colori esterni, è una raffinatezza ancora più rara. In Spagna, viene servito caramellato, su apposito cucchiaino d’argento, come antipasto della casa. Le uova di tacchina poi sono ottime sia per particolari frittate che per impasti dolci. Le uova di papera, tacchina e anatra – conclude la Coldiretti – sono poi il cavallo di battaglia degli olandesi specialisti in piatti a base d’uovo, come le omelette a base di uova alternative.

Scrive per noi

Redazione
Redazione
Help consumatori è la prima e unica agenzia quotidiana d'informazione sui diritti dei cittadini-consumatori e sull'associazionismo che li tutela

Parliamone ;-)