Quanto contano i geni e quanto, invece, incidono gli stili di vita nell’invecchiamento? La risposta a queste domande a cui tenta di rispondere la comunità scientifica potrebbe venire dalla Basilicata. Partirà, infatti, dai primi di marzo una ricerca sugli anziani ultrasettantacinquenni residenti in cinque comuni lucani: Palazzo San Gervasio, Montemilone, Nova Siri, Rotondella ed Accettura. Si tratta di paesi situati in varie zone della Basilicata (i primi due ricadono nell’Asl n. 1 di Venosa e gli altri tre nell’Asl 5 di Montalbano jonico), ma che hanno in comune il fatto di avere una popolazione anziana vissuta senza conoscere l’emigrazione, né l’immigrazione.

Il progetto "Alba Study – Age and Longevity in Basilicata" è stato presentato questa mattina nella Sala Agri del Consiglio regionale. E’ il terzo del genere in tutta Italia e segue altri due condotti nella zona del Chianti in Toscana e del Silente in Abruzzo. "Ricerche importanti – ha sottolineato il prof. Roberto Bernabei, presidente della Società Italiana di Geriatria e Gerontologia e direttore del Centro di Medicina dell’Invecchiamento per l’Università Cattolica del Sacro Cuore cui è affidata la direzione del programma – dal momento che oggi gli anziani rappresentano una parte rilevante della società. L’evoluzione demografica dei Paesi occidentali ha cambiato anche il panorama generale della sanità, che deve programmare i servizi e le risorse, tenendo conto dell’incidenza delle patologie croniche e degenerative che per questioni legate all’avanzare dell’età colpiranno sempre di più la popolazione".

Il programma, proposto dalle Asl 1 e 5, sarà eseguito dai medici di base. Lo stato di salute degli anziani sarà monitorato sia con periodiche analisi di laboratorio sia attraverso un test, che servirà a capire come è percepito lo stato di benessere e come queste persone siano in grado di gestire se stesse. Dai risultati si potrà comprendere cosa distingue coloro che riescono a vivere una vecchiaia indipendente e felice da coloro che nella vecchiaia soffrono il peso della malattie e delle disabilità. La costituzione di una Banca del Dna della popolazione anziana consentirà di identificare i fattori genetici di rischio associati alle maggiori patologie cronico-degenerative. Con la conseguenza di comprendere i meccanismi che scatenano la malattia e di formulare le diagnosi più precoci e le cure più efficaci.

In termini di politica sanitaria, i Comuni e le Asl potranno razionalizzare i servizi e identificare gli interventi che possono migliorare la salute della popolazione anziana, aspetto importante questo sottolineato dal direttore generale della Asl 1 di Venosa, Edmondo Iannicelli. "E’ necessario riconvertire la rete ospedaliera, – ha affermato – obsoleta rispetto alle reali necessità della popolazione".

"La ricerca rappresenterà uno strumento importante anche per la programmazione regionale – ha sostenuto il direttore generale della Asl n. 5 di Montalbano jonico, Pietro Quinto – che dovrà implementare sul territorio l’assistenza a domicilio". I contenuti di "Alba Study" sono stati illustrati dal dottor Giovanni Bochicchio, direttore Centro Integrato di Medicina dell’Invecchiamento dell’Asl 1 di Venosa, che ha spiegato come "il progetto sia nato da una specifica richiesta dei medici di base", e dal dottor Francesco Landi, ricercatore del Centro di Medicina dell’Invecchiamento della Cattolica, per il quale "la ricerca darà un importante contributo scientifico per la prevenzione della disabilità". La dottoressa Giuseppina Velluzzi, responsabile Adi presso l’Asl 5, ha parlato delle caratteristiche dei paesi del Materano oggetto dell’indagine, "rappresentativi di tre diverse condizioni orografiche".

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