"La sfida che il nostro Paese deve proporre è la ricerca di un nuovo modello di sviluppo che non sia rigidamente ancorato alla misurazione di indici quantitativi come il Pil, ma che prenda in considerazione parametri qualitativi, come la qualità di vita della città, il degrado ambientale, la tutela del patrimonio artistico e culturale, l’ospitalità delle strutture turistiche, la qualità dell’istruzione e della sanità, la solidarietà e l’integrazione sociale". E’ quanto ha dichiarato Gian Maria Fara, Presidente di Eurispes nel corso della presentazione, che si è svolta oggi a Roma, del Rapporto 2006 dell’istituto. "Occorre – ha aggiunto – cambiare rotta: servono nuovi investimenti nella produzione del "ben vivere" collettivo, che consentano il passaggio dalla cultura della quantità alla cultura della qualità.

Esiste una realtà italiana in grado di esprimere grandi doti, nel campo culturale, paesaggistico, eno-gastronomico, ma che non è sufficientemente supportata da una adeguata politica mirata. Tra i settori che mostrano segni di vigore c’è quello agrituristico, che abbinando ospitalità e piacere per la buona tavola, ha un fatturato annuo di circa 800 milioni di euro: nel 2004 circa 12 milioni di turisti, italiani e stranieri hanno deciso di trascorrere le vacanze nelle strutture agricole.

Una grande potenzialità è inoltre rappresentata dal mondo femminile, perennemente combattuto fra attività lavorativa ed impegno domestico. Il mondo sociale e politico non mostrano però ancora sufficiente sensibilità per sostenere le donne: carenza di servizi per l’infanzia, difficoltà di carriera sul posto di lavoro, scarsa presenza nelle cariche istituzionali più alte, lasciano credere che esista tuttora un sostanziale maschilismo nella cultura italiana. Le ragioni dell’esiguo numero di donne in politica trovano i due sessi concordi nell’affermare che si tratti di una effettiva discriminazione (57% delle donne e 50,8% degli uomini); inoltre la loro scarsa presenza è attribuita alla difficoltà di conciliare famiglia e lavoro dal 21,6% degli uomini e dal 22,1% delle donne. Ben due italiani su tre si dicono favorevoli alle "quote rosa". Gli stereotipi classici sembrano in declino: quasi la totalità degli intervistati (il 92,3%) sostiene che una donna possa riuscire come un uomo nel lavoro. Permane però la sensazione che la mentalità maschilista sia ancora diffusa: per il 37,7% della popolazione gli uomini sono maschilisti.

Più della metà degli intervistati desidera criteri di meritocrazia sul lavoro, condannando duramente la pratica della raccomandazione; sono soprattutto le giovani generazioni a criticare la "spintarella" (il 72,5% fra i 18 ed i 24 anni ed il 56,4% fra i 25 ed i 34 anni). Ciò nonostante il 76,4% ritiene la raccomandazione una pratica necessaria per trovare un’occupazione. Probabile conseguenza della situazione di stress della vita moderna è la diffusione di malessere psicologico fra i nostri connazionali, che ricorrono sempre più all’ausilio di specialisti per curare depressione, ansia o crisi di panico.

 

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