Nel giorno contro l’Aids promosso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, Legambiente accende i riflettori sui bambini rimasti orfani a causa di questa malattia e in Swaziland, lo stato africano più colpito dall’epidemia, l’associazione ambientalista organizza per il secondo anno consecutivo un campo di volontariato nell’ambito di un progetto di cooperazione allo sviluppo condotto in collaborazione con la ONG COSPE e con la associazione ANLAIDS Lombardia, e volto ad aiutare gli orfani di AIDS della comunità di Shewula.

Sono passati 17 anni da quando l’OMS indisse per la prima volta la giornata mondiale per la lotta all’AIDS nel 1988, e da allora lasituazione non sembra essere mutata, e i numeri dell’epidemia sono ancora drammaticamente allarmanti. Sono infatti più di 40 milioni le persone affette da HIV nel mondo, e di queste 2,3 milioni sono bambini. La malattia continua ad uccidere ogni anno quasi 5 milioni di persone, 700mila bambini, e ad infettare 3 milioni di persone e quasi 600mila bambini. Siamo quindi lontanissimi anche dal raggiungimento del 6° tra gli obiettivi del Millennio, di arrestare, entro il 2015, e invertire la tendenza alla diffusione dell’HIV/AIDS. Il continente maggiormente colpito continua ad essere l’Africa. Si stima infatti che 8 bambini su 10 tra quelli affetti da HIV vivano nell’Africa subsahariana. E quelli che non si sono infettati sono molto probabilmente rimasti orfani di AIDS.

Legambiente lavora già da anni su questo versante, nel paese dell’Africa australe, lo Swaziland appunto, che con il 40% di adulti sieropositivi ha vinto il triste primato della percentuale più alta al mondo di persone infette. Su una popolazione di 1milione e 300mila abitanti, in Swaziland i bambini orfani a causa dell’epidemia di AIDS sono oltre 50mila. Saranno300mila nel giro di dieci anni. Legambiente, oltre al campo di volontariato infatti si impegna in altre attività per sostenere la comunità di Shewula come il progetto "Una scuola per amica."
"Piccoli impegni che permettono – spiega Maurizio Gubbiotti, responsabile dipartimento internazionale di Legambiente – un approccio all’epidemia non solo sanitario (pur continuando naturalmente a distribuire i farmaci antiretrovirali insieme ad ANLAIDS Lombardia e all’ospedale Sacco di Milano), ma soprattutto in un approccio socio-ambientale, puntando sullerisorse di cui la comunità dispone; naturali, umane, culturali e sociali; per dare sostegno agli orfani di AIDS attraverso il loro inserimento in scuole informali gestite insieme all’ong COSPE".

Attività dunque che forniscono strumenti concreti anche per combattere il dramma dell’AIDS. Se aiutati a crescere attraverso la scuola questi bambini saranno in grado di assicurare un futuro a se stessi e all’intera comunità. Le risorse naturali, l’agricoltura ed i saperi tradizionali, la cultura locale sono le ricchezze sulle quali costruire le prospettive di un futuro per queste popolazioni, basato sull’autonomia e svincolato dalla logica degli aiuti. Il modello di scuola che il progetto promuove rappresenta il punto di partenza per questo percorso. Scuole capaci di occuparsi dei bambini orfani e di assicurare loro i diritti essenziali: diritto allo studio, alla casa, all’ambiente, al cibo, alla salute, al gioco.

 

 

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