"L’acqua e la privatizzazione di questa risorsa fondamentale hanno caratterizzato gran parte delle discussioni del primo incontro dei popolo latinoamericano. Per il raggiungimento degli obiettivi, individuati in questa sede, si è anche lanciato il prossimo appuntamento per il Sud America: a fine marzo, infatti, ci sarà un grande forum sull’acqua a Città del Messico". Da Caracas, Maurizio Gubbiotti della segreteria nazionale di Legambiente fa un primo bilancio sul primo Social Forum policentrico dell’America Latina, che si concluderà con la plenaria di domani, e aggiunge: "Intanto il primo grande successo di questo appuntamento si è ottenuto grazie al neo presidente della Bolivia, Evo Morales, che ha addirittura dichiarato di voler istituire un Ministero dell’Acqua, una struttura statale specializzata che possa garantire l’accesso all’oro blu a tutti i boliviani e che preservi la natura pubblica di questa preziosa risorsa".
L’appuntamento, ormai tradizionale per i movimenti sociali di tutto il mondo, quest’anno si è decentralizzato nel tentativo di unire simbolicamente Africa, Asia e America con tre diversi appuntamenti: a Bamako in Mali, a Caracas, e per marzo a Karachi in Pakistan.

"Come detto, – continua Gubbiotti – il tema principale è stato l’acqua e come permettere l’accesso a quel miliardo e mezzo di persone nel mondo. La denuncia più forte ha visto il Brasile sul banco degli imputati. L’enorme Stato infatti custodisce da solo l’11% dell’acqua dolce del pianeta, ma ben 54 milioni di brasiliani non riesce a rifornirsi di acqua potabile. Un caso emblematico che non riguarda però solo le popolazioni latino americane".

Legambiente ha infatti ricordato ai partecipanti del Forum come anche i più ricchi Paesi occidentali rischiano un futuro nero per quanto riguarda la gestione e l’accesso delle risorse primarie, "tanto che – conclude Maurizio Gubbiotti – se la privatizzazione da noi dovesse procedere come adesso, tra quindici anni il 65% dei servizi idrici di Europa e Nord America saranno in mano a tre multinazionali, due francesi e una tedesca. Per questo è importante stringere alleanze e incoraggiare un cambiamento nelle politiche internazionali: siamo tutti parte dello stesso popolo, se sapremo indicare formule più eque potremo allora decidere anche del nostro futuro".

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