Gli italiani hanno speso nel 2005 circa 250 milioni di euro per servizi non richiesti da Telecom Italia, Wind-Infostrada, Tele2 e Fastweb. Lo dichiara l’Unione Nazionale Consumatori che denuncia con questi dati la prassi di queste società telefoniche di attivare servizi senza l’autorizzazione del titolare dell’utenza, commettendo un illecito.

L’Unione Nazionale Consumatori, secondo la quale il mercato della telefonia è divenuto una vera giungla, ricorda che l’articolo 57 del Codice del consumo consente l’attivazione dei servizi a pagamento soltanto nel caso in cui il consumatore abbia manifestato esplicitamente il proprio consenso.

"Continuano, invece – spiega l’Unc – a verificarsi situazioni in cui, per esempio, l’utente riceve il kit Adsl Alice da Telecom Italia senza che l’abbiano mai richiesto, nonostante le ripetute diffide dal proseguire con questa pratica commerciale scorretta. L’articolo 18 del decreto legislativo 114/98 prevede in tali casi una sanzione di 5164 euro e la sospensione delle attività di vendita".

"Il consumatore – avverte l’Unione Nazionale Consumatori – non è obbligato a pagare se non ha richiesto il servizio né a rispondere alle proposte commerciali delle società telefoniche che, a quanto risulta alla stessa associazione, arrivano a falsificare le firme sul contratto di abbonamento del servizio, commettendo il reato di falsità in scrittura privata previsto dall’articolo 485 del Codice penale, punibile con la reclusione da sei mesi a tre anni".

L’Unione nazionale consumatori auspica, infine, che l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni concluda rapidamente l’indagine avviata su tale fenomeno al fine di irrogare dissuasive sanzioni.

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