"Nella società liquida e in continua trasformazione che il nuovo millennio ci consegna, l’idea di elaborare, costruire e dare efficacia a strategie di medio periodo e a processi complessi di trasformazione è insieme uno dei mestieri più difficili e più urgenti tra quelli che possiamo intraprendere. Oggi la tentazione più insidiosa e seducente per chi, nella politica o nel sociale, si assume la responsabilità del bene pubblico è quella di cedere alla logica dell’oggi, alle sirene dei mass media, alle correnti del magma del dibattito politico. Si smette rapidamente di cercare approdi e nuovi porti; si perde di vista il perché e il chi, i valori che ci spingono e i soggetti e le persone in carne ed ossa per le quali si agisce. Si diventa rapidamente autoreferenziali e infine sudditi delle trasformazioni.

Credo che sia evidente a tutti come questo fenomeno di afasia del pensiero strategico sia uno dei mali peggiori della politica oggi. Penso che il Terzo Settore, e in particolare il Forum, abbia goduto in questi anni, di risorse e di riserve per resistere a questa contrazione sul presente e che abbia operato, più di altri ambiti, per dare prospettiva e profondità al processo sociale. Penso che non sia stato e non sia immune dal pericolo dell’autoreferenzialità, ma che oggi, più di ieri, sia chiamato a riflettere e a fare scelte precise per ridare forza al proprio ruolo e alla propria capacità riformatrice.

Vorrei, in vista dell’Assemblea Nazionale del Forum del Terzo settore, provare a contribuire al dibattito che si sta sviluppando partendo da queste affermazioni. I risultati ottenuti fino ad oggi, l’identità, la capacità di iniziativa del Forum, la sua unità e la sua autonomia non sono dati per sempre e, credo, necessitino oggi di una nuova declinazione, di un nuovo equilibrio generativo capace di andare oltre lo schema delle famiglie, oltre lo schema laici cattolici, oltre lo schema sinistra destra che pure, fino ad oggi, hanno garantito il Forum.
Lo credo perché le trasformazioni sociali, quelle economiche, quelle politiche e quelle che hanno interessato lo stesso nostro mondo associativo e di impresa sociale tendono a marginalizzare l’autonomia del sociale e non a consolidarla e, di riflesso, impoveriscono e cambiano la natura della politica. Il mercato, lo abbiamo visto con chiarezza questa estate e prima ancora con gli scandali Parmalat e Cirio, ha invertito il proprio rapporto con la politica. La politica è vista dal mercato, come un mezzo, una sponda finalizzata ad occupare la società per esercitare, innanzitutto, una sempre più crescente egemonia culturale.

Questa strumentalizzazione della politica, annullandone l’autonomia, riduce e marginalizza la sua capacità di trasformazione del reale, la depotenzia rendendola spesso inutile. Per questo prendono piede gli slogan, gli ideologismi e la semplificazione che è sempre una fuga dal reale. In fondo l’esito elettorale, che ci ha consegnato un sostanziale stallo politico, testimonia anche di questo. La debolezza della politica ha determinato una campagna elettorale incapace di comunicare progetti unitari, visioni alternative di futuro, soluzioni ai problemi. Non è il paese che è spaccato o diviso. E’ l’autonomia e l’efficacia della politica che non sono credibili e, tristemente, l’elettore si è trovato a scegliere con la sola categoria della diffidenza.

Ecco perché si ripropone con forza, e con una inedita urgenza, la grande sfida dell’economia sociale, della partecipazione, dell’autonomia della società civile organizzata e del protagonismo culturale e politico del terzo settore. In questi giorni, commentando l’esito elettorale, Savino Pezzotta ha scritto per Vita un pezzo sul quale credo valga la pena di riflettere. Pezzotta sostiene il bisogno urgente, per ricomporre la frammentarietà politica in cui siamo caduti, di elaborare dal basso una nuova cultura civile valorizzando e dando dignità politica alle ricche esperienze che nei territori e negli spazi del sociale esistono. Lì cè una nuova identità nazionale, lì ci sono i contenuti e gli strumenti di una nuova visione unitaria del paese, lì ci sono competenze, entusiasmi e modernità.

Ecco, secondo me, questo è il nuovo compito del Forum. Suscitare e far emergere con maggior forza l’Italia che già oggi costruisce il nuovo modello di sviluppo del futuro e dargli soggettività politica. Ecco perchè il dilemma, indicato tra gli altri anche da Maria Guidotti nel suo articolo su queste pagine, tra un Forum pragmatico e funzionale alla difesa del processo di crescita del terzo settore e un Forum più ambizioso capace di assumersi il ruolo di soggetto di una innovazione dei processi di partecipazione democratica è il cuore delle scelte che dovremo fare. Non è un compito facile.

In questi anni il Forum è stato, insieme, il presidio dell’autonomia del sociale, ma anche, inutile nascondercelo, lo specchio delle sue debolezze. Abbiamo, tutti insieme, resistito al tentativo protrattosi per alcuni anni dopo il 2000 di bipolarizzare il sociale trasformandolo in una brutta copia delle divisioni politiche. I tentativi di costruire un Forum di destra e uno di sinistra, i progetti di separazione del volontariato dal resto della società civile organizzata per creare un fantomatico 4° settore, i propositi di alcuni politici per separare le grandi dalle piccole organizzazioni, i tentativi sistematici di limitare l’autonomia e l’azione del terzo settore sul piano delle risorse attraverso l’attacco alle fondazioni, al volontariato, alla spesa sociale sono alle nostre spalle.

Lo sono perché con tenacia e testardaggine Patriarca e Rasimelli hanno guidato e presidiato il Forum rappresentando l’interesse generale, pagando anche un costo personale che non stava certo nei patti. Lo sono perché in questi anni il Forum del terzo settore ha agito sul piano politico, su quello organizzativo e su quello culturale avendo come faro l’idea dell’unità e dell’autonomia. Non come bene in sé, ma come bene per il paese, per la qualità della nostra democrazia e per gli obiettivi concreti che ci siamo posti come terzo settore. E abbiamo perseguito questa strada non in virtù di una sorta di pensiero ideologico, ma a partire dai temi concreti dello sviluppo economico, dell’equità, della sussidiarietà, dei diritti, della pace. Allo stesso tempo mi sembra necessario rilevare che, con troppa poca energia, siamo stati capaci di indirizzare questa nostra autonomia verso il bisogno sempre più crescente di un rinnovamento della politica.

Cè stato, a mio parere, per un lungo periodo, una sorta di separatezza, di passività verso il processo di degenerazione e di involuzione dei processi democratici nel nostro paese. Un governo, per molti aspetti, ostile alla concertazione e al dialogo con il terzo settore e con una idea del welfare solo residuale e riparatorio ha reso difficile dare respiro alla nostra azione. Così come sono state a volte insufficienti le energie politiche che il Forum è riuscito ad attrarre da parte dei soci sui progetti comuni e di converso quelle che gli stessi hanno deciso di mettere a disposizione del Forum stesso preferendo qualche volta l’autopromozione dei propri interessi piuttosto che la delega agli strumenti della rappresentanza che ci siamo dati. Cè stato una sorta di periodo di "stand by", di inazione di fronte ai processi di trasformazione, in cui i soggetti del terzo settore hanno preferito non esporsi, non investire, non rischiare di fronte a questa politica. E’ un tempo che non possiamo più permetterci.

Occorre quindi, per assumere il nuovo ruolo che ci è richiesto, rilanciare il patto associativo del Forum. Ridarsi fiducia, stringere una nuova alleanza tra noi e su di noi capace di dare un messaggio nuovo al terzo settore e al paese. Un messagg
io di unità, di radicalità e di autonomia. Un messaggio anche di autocritica e di cambiamento laddove, quota parte, anche noi abbiamo bisogni di rileggere quello che siamo stati, quello che siamo e le nostre responsabilità.
Ecco perché penso che dobbiamo avere il coraggio di andare oltre gli schemi e le griglie politiche che ci hanno guidato fino ad oggi. Non si tratta di modelli astratti. Si tratta di fare scelte di cambiamento che siano generate da un pensiero strategico e che lo implementino anche attraverso quelle risorse simboliche e politiche che determinano le nostre relazioni interne.

E’, ad esempio, immaginabile che l’Assemblea rilanci il ruolo e il peso specifico dentro il Forum dei Forum regionali? E’ possibile pensare ad un nuovo modello decisionale e politico che valorizzi le competenze e le energie che, da un lato, si sperimentano nel lavoro di rete del forum (vedi il lavoro di alcuni gruppi) e dall’altro sono disponibili, con tempi e modalità prozie, nelle piccole e medie associazioni? E’ possibile investire in una formazione specifica per promuovere e qualificare le competenze e gli entusiasmi degli uomini e delle donne che lavorano nel forum sul difficile nodo della rappresentanza? E’ praticabile arrivare ad una sintesi tra le famiglie e le opzioni culturali presenti nel Forum che sia capace di sostanziarsi visibilmente all’esterno, magari superando la dualità dei portavoce, e dando più forza e responsabilità politica ai membri del coordinamento?

Ci possono essere molte e diverse soluzioni. Occorre però, a mio parere, affrontare con determinazione e senza titubanze il nodo della rappresentanza. Sia sul lato interno, ovvero quello che attiene maggiormente a come sostanziamo la/le rappresentanze che ci diamo, aumentando il grado di legittimità e la reale capacità di iniziativa degli organi; sia sul versante esterno, ovvero sul modo come il Forum agirà nel contesto istituzionale e politico che abbiamo di fronte. Occorrono delle scelte e occorre un Forum forte e capace di una iniziativa a tutto campo se vorremo, come spero, provare a cogliere le sfide che ho provato a delineare più sopra. Un Forum più forte e più rappresentativo non coincide necessariamente con un Forum pesante o ingombrante, come pure qualcuno paventa.

E’ il valore politico che vorremo dare agli ambiti di partecipazione, di scelta e di azione del Forum che ne determineranno l’efficacia. Sarebbe un grave errore e una colpa grave se sprecassimo questa Assemblea per paura di scegliere la sfida. Vorrei in ultimo agganciare queste riflessioni a quattro temi concreti, quattro priorità che, come è costume e stile fondante del Forum di questi anni, possono essere l’ancoraggio che sostanzia le riflessioni più culturali e politiche che faremo. Quattro snodi che, oltre ad essere la proposta politica che le Acli faranno all’Assemblea come impegno programmatico, possono essere, per le interazioni che naturalmente possono sorgere, i quattro punti cardinali di una nuova stagione di azione politica. Innanzitutto pensiamo che sarà necessario nei prossimi tre anni avviare un forte riordino legislativo per armonizzare e rendere più efficienti le leggi che afferiscono al mondo del terzo settore. Non penso che sia utile perdersi nei meandri di una legge quadro che risicherebbe di essere faraginosa ed inefficace. Così come non credo che sia utile limitarsi a qualche aggiustamento qua e là.

Occorre trattare con le istituzioni un nuovo patto politico, una visone alta del ruolo dl terzo settore e dei valori che lo sostanziano e in funzione dei quel patto mettere mano organicamente e coerentemente alle normative da cambiare. Il secondo punto su cui credo che il Forum dovrà imprimere una accelerazione è quello legato al Welfare e allo straordinario bisogno del nostro paese e dei suoi cittadini di avere una nuova prospettiva di diritti e di sicurezza sociale. Un welfare della coesione e dello sviluppo che deve, da subito, mettere in campo una stagione di investimenti e di innovazione. In terzo luogo la questione degli immigrati. Credo che sarebbe utile e qualificante che dall’assemblea emergesse con forza l’impegno di tutti e la richiesta alle istituzioni per una riforma urgente della Bossi-Fini e per l’introduzione del voto per le elezioni amministrative. In ultimo credo che occorra dare nuova forza al Forum sui temi internazionali e in particolare all’ambito della cooperazione internazionale. Non è responsabilità di alcuni.

Globalizzazione, processi economici e politici chiamano tutti, tutti i soci del Forum, ad un più di azione politica e di protagonismo. Permettetemi in conclusione un grazie (un grazie semplice e non offuscato dalla retorica dalle tante parole che pure si dicono in questi casi) ad Edoardo e a Giampiero. Per i loro pregi e per i loro difetti, per quello che mi hanno dato in questi anni e per quello che hanno dato a tutti noi e ad una idea grande e bella".

 

Scrive per noi

Redazione
Redazione
Help consumatori è la prima e unica agenzia quotidiana d'informazione sui diritti dei cittadini-consumatori e sull'associazionismo che li tutela

Parliamone ;-)