L’operatore mobile virtuale funziona e fa scendere i prezzi, in Italia il mercato ancora non è aperto veramente e comunque "esistono chiare regole di concorrenza e alla fine sono i consumatori che decidono chi deve e può restare sul mercato e non certo le singole aziende". Questa la risposta dell’amministratore delegato di Tele2 Italia, Andrea Filippetti, che ha commentato le dichiarazioni fatte dal Responsabile public & economic affair di Telecom Italia, Riccardo Perissich nell’audizione alla Commissione Trasporti della Camera.

L’esponente di Telecom Italia questo pomeriggio aveva chiesto che la regolamentazione nel settore delle tlc evolvesse "in modo di favorire chi investe e non premiare gli operatori che fanno solo rivendita telefonica". Secondo Perissich non si deve favorire ulteriormente i "concorrenti che hanno appena 50 dipendenti e vivono solo facendo rivendita". Questo discorso peraltro secondo Perissich non vale solo per la telefonia fissa, ma anche per quella mobile, tanto che si è scagliato contro l’introduzione dell’operatore virtuale mobile, ossia un gestore che offra il servizio appoggiandosi alla rete di uno delle quattro società attualmente sul mercato.

Secondo l’AD di Tele2 "per quanto riguarda l’operatore mobile virtuale è sufficiente analizzare quanto è successo nei Paesi dove questa possibilità è in vigore: i vantaggi sono chiari, con forti diminuzioni dei prezzi per i consumatori e nessun evidente problema agli operatori ospitanti. Ma è chiaro – ha aggiunto – che i vantaggi per i consumatori sembrano non essere percepiti come un beneficio da chi ha fatto questi commenti".

In relazione poi alle affermazioni del dirigente di Telecom Italia, secondo cui la regolamentazione dovrebbe favorire chi investe più che chi rivende traffico telefonico, Filippetti ha affermato che "tutte le autorità europee parlano di scala di investimenti. Si permette ai nuovi entranti di entrare sul mercato e una volta che si è raggiunto un grado di sufficiente concorrenza gli operatori alternativi cominciano essi stessi a investire, prova ne è Tele2 in questo momento".

Inoltre, ha aggiunto "in Italia non è stato raggiunto un livello di concorrenza sufficiente, in particolare nei mercati dell’accesso-canone, dove la quota Telecom è ben oltre il 90%, e nell’Adsl dove un recente studio dell’Autorità europea mette la quota di mercato degli alternativi Adsl Italia davanti solo a Polonia, Portogallo e Germania".


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