Il Consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni ha deciso di avviare un procedimento nei confronti della Rai e del suo direttore generale Alfredo Meocci sulla questione della sua possibile incompatibilità. Il Consiglio dell’Autorità – spiega una nota dell’organismo di garanzia – "in adesione al parere del Consiglio di Stato, ha riconosciuto la propria competenza, da esercitarsi anche d’ufficio, in materia di incompatibilità degli ex componenti dell’Autorità".

"I Dipartimenti Vigilanza e Controllo e Garanzie e Contenzioso dell’Autorità – si legge ancora nella nota – a norma di regolamento, hanno aperto il relativo procedimento nei confronti della Rai e del suo direttore generale Alfredo Meocci". La legge 481 del ’95 stabilisce che ”per almeno quattro anni dalla cessazione dell’incarico i componenti delle Autorità non possono intrattenere, direttamente o indirettamente, rapporti di collaborazione o di impiego con le imprese operanti nei settori di competenza".

Prima di diventare, nell’agosto scorso, direttore generale di Viale Mazzini, Meocci è stato commissario della stessa Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni: precedentemente era stato già dipendente Rai, in aspettativa per diventare appunto componente dell’Authority. In un parere sollecitato dalla stesso organismo di garanzia, il Consiglio di Stato ha stabilito che doveva essere l’Authority a verificare la possibile incompatibilità tra il ritorno di Meocci in Rai e la sua precedente carica di commissario. I giudici di Palazzo Spada hanno anche deciso che l’avvio del procedimento poteva avvenire "d’ufficio, ove sia stata acquisita notizia di fatti dai quali possa presumersi l’inosservanza della norma sanzionata" e che la procedura prevede una "formale contestazione degli addebiti ai soggetti esposti alla sanzione" e "un contraddittorio" con la possibile l’applicazione "delle procedure sanzionatorie "previste dallo statuto dell’ Autorità.

A questo punto, i dipartimenti competenti dell’Autorità acquisiranno gli atti e i documenti che hanno portato alla nomina di Meocci: se esistono i presupposti si passerà alla contestazione, indirizzata alla Rai e allo stesso dg, che potranno inviare le loro osservazioni e contro deduzioni all’Authority. Le risultanze istruttorie saranno poi sottoposte alla decisione finale del Consiglio. E’ difficile una previsione sui tempi: è ragionevole pensare che per arrivare all’eventuale pronuncia finale siano necessari un paio di mesi. In caso di accertata incompatibilità, Meocci rischia di decadere dalla carica di dg e di ricevere una multa fra 25 mila e 250 mila euro; la Rai è invece passibile di una sanzione pecuniaria da un minimo di 150 mila euro ad un massimo di 100 milioni.

 

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