Il Tribunale di primo grado delle Comunità Europee ha rigettato il ricorso di Centro Europa 7 contro la Commissione Europea per quanto riguarda l’assegnamento rilascio delle concessioni per la radiodiffusione televisiva privata in ambito nazionale su frequenze hertziane terrestri in tecnica analogica.

In particolare, nel luglio 1999 Centro Europa 7 ha presentato domanda per poter esercitare attività di radiodiffusione televisiva nel contesto di una gara di appalto indetta dalle autorità italiane ai fini del rilascio delle concessioni per la radiodiffusione televisiva privata. La società RTI, che fa parte del gruppo Mediaset. Centro Europa 7 ha ottenuto una concessione per l’attività di radiodiffusione televisiva in chiaro ma non le è stata assegnata alcuna frequenza che le consentisse di esercitare la propria attività, mentre la RTI non ha ottenuto la concessione per l’attività in chiaro di Retequattro in quanto in base alla legge italiana un operatore non può disporre di più di due concessioni per la radiodiffusione televisiva in chiaro in ambito nazionale su frequenze hertziane terrestri in tecnica analogica. Tuttavia, in applicazione del regime transitorio previsto da detta legge la RTI ha ottenuto per Retequattro l’abilitazione a proseguire temporaneamente l’attività di trasmissione.

Europa 7 ha allora depositato una denuncia presso la Commissione, chiedendole di intervenire in forza del trattato CE. Secondo Centro Europa 7 l’Italia aveva infatti adottato e mantenuto in vigore provvedimenti che, senza giustificazione obiettiva, attribuivano alla RTI un diritto speciale che le consentiva di mantenere e di rafforzare la sua posizione dominante sul mercato della ritrasmissione televisiva in chiaro.

La Commissione ha però rigettato la denuncia di Centro Europa 7 in quanto ":…anche assumendo l’esistenza dei presunti diritti speciali in capo a Retequattro e la posizione dominante di RTI, [i provvedimenti statali controversi] non sembrano tali da rafforzare la posizione di RTI precludendo l’accesso sul mercato a nuovi operatori in maniera incompatibile con il combinato disposto di cui agli articoli 86 e 82. Pertanto, allo stato attuale del procedimento, la Commissione non prevede di intraprendere alcuna ulteriore azione nel presente caso".

La società ha quindi chiesto al Tribunale di primo grado l’annullamento di detta lettera, il quale ha però ha affermato che la lettera con cui la Commissione ha comunicato all’autore di una denuncia, riguardante la violazione delle disposizioni in materia di diritto comunitario della concorrenza, che essa non intendeva promuovere un’azione contro lo Stato membro interessato non può essere considerata produttiva di effetti giuridici vincolanti e, pertanto, non costituisce un atto impugnabile con un ricorso d’annullamento.

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