Nel febbraio 2004 il Parlamento europeo e il Consiglio hanno adottato un regolamento riguardante la compensazione e l’assistenza dei passeggeri da parte del vettore aereo in caso di negato imbarco, di cancellazione del volo o di ritardo prolungato.In forza di tale regolamento, in caso di cancellazione del volo, il vettore aereo offre la scelta ai passeggeri tra il rimborso del biglietto e l’imbarco su un volo alternativo per la loro destinazione finale. Inoltre essi hanno diritto ad un’assistenza gratuita (pasti, telefonate e, eventualmente, sistemazione in albergo) e ad una compensazione pecuniaria il cui ammontare varia a seconda della distanza del volo. Tale compensazione non è dovuta se il vettore aereo comunica la cancellazione due settimane prima dell’orario di partenza, o se propone un volo alternativo soddisfacente o ancora se può dimostrare che la cancellazione del volo è dovuta a circostanze eccezionali. In caso di ritardo del volo oltre una durata determinata variabile secondo la distanza, il passeggero si vede offrire un’assistenza. Quando il ritardo è di oltre cinque ore gli viene proposto in ogni caso il rimborso.

L’International Air Transport Association (IATA), associazione che raggruppa 270 compagnie aeree, distribuite su 130 paesi e che trasportano il 98 % dei passeggeri di voli di linea internazionali, e l’European Low Fares Airline Association (ELFAA), associazione che rappresenta gli interessi di dieci compagnie aeree a basso costo di 9 paesi europei, hanno contestato, dinanzi alla High Court of Justice (England and Wales), l’attuazione del regolamento da parte del Regno Unito. In tale occasione esse hanno sollevato talune questioni riguardanti la validità del regolamento in parola e, in particolare, delle disposizioni relative alle cancellazione, ai ritardi e alla compensazione. La High Court of Justice ha sottoposto tali questioni alla Corte di giustizia delle Comunità europee.

Per quanto riguarda la compatibilità del regolamento con la convenzione di Montreal, la Corte dichiara che tale convenzione internazionale, che disciplina in particolare la responsabilità del vettore aereo in caso di ritardo, vincola la Comunità. La Corte giudica che la Convenzione si limita a stabilire le condizioni in cui, successivamente al ritardo del volo, i passeggeri possono intentare le azioni dirette ad ottenere, a titolo di compensazione su base individuale, un risarcimento dei danni contro i vettori responsabili di un danno risultante da tale ritardo. Invece, l’assistenza e il supporto dei passeggeri previsti dal regolamento comunitario in caso di ritardo prolungato del volo costituiscono misure di risarcimento uniformi e immediate. Esse non rientrano tra quelle per cui la Convenzione fissa le condizioni di esercizio e, di conseguenza, non possono essere considerate incompatibili con la Convenzione di Montreal.
In merito al vizio di procedura che, secondo la IATA e l’ELFAA, ha viziato l’adozione del regolamento, la Corte respinge l’argomento secondo cui il comitato di conciliazione, convocato nell’ambito della procedura di codecisione a causa del disaccordo del Consiglio sugli emendamenti proposti dal Parlamento, avrebbe oltrepassato le competenze che gli sono attribuite.

Per il rispetto dell’obbligo di motivazione e del principio di certezza del diritto, la Corte rileva che le disposizioni controverse del regolamento fissano con precisione e in modo chiaro gli obblighi che incombono sul vettore aereo, fanno emergere l’essenziale dell’obiettivo perseguito e sono prive di ambiguità. Di conseguenza, esse non sono invalide a causa di una violazione del principio di certezza del diritto o dell’obbligo di motivazione.

Quanto al rispetto del principio di proporzionalità, la Corte controlla se le misure previste dal regolamento sono manifestamente inadeguate a realizzare l’obiettivo diretto ad accrescere la tutela dei passeggeri vittime di cancellazioni o di ritardi prolungati dei voli, risarcendo taluni danni in modo uniforme e immediato. Al riguardo la Corte constata che le misure previste in caso di cancellazione e di ritardo sono di per sé idonee a risarcire immediatamente taluni danni subiti dai detti passeggeri e permettono così di garantire l’obiettivo perseguito. La loro ampiezza varia in funzione dell’importanza dei danni subiti dai passeggeri. Infine, il risarcimento che i passeggeri possono richiedere, quando sono stati informati in ritardo della cancellazione del volo, non appare manifestamente inadeguato all’obiettivo perseguito, in considerazione dell’esistenza di una causa di esenzione di cui possono avvalersi i vettori e delle condizioni restrittive dell’attuazione dell’obbligo che incombe su di essi. L’importo del risarcimento non appare come manifestamente eccessivo e corrisponde nell’essenziale all’aggiornamento del livello di risarcimento previsto dal regolamento precedente, tenendo conto dell’inflazione intervenuta dalla sua entrata in vigore.

Per quanto riguarda il principio di uguaglianza di trattamento, la Corte dichiara che la situazione delle imprese che intervengono nel settore di attività di ciascun mezzo di trasporto non è comparabile. I passeggeri vittime di cancellazioni o di ritardi prolungati dei voli, si trovano in una situazione obiettivamente diversa da quella che sperimentano i passeggeri di altri mezzi di trasporto in caso di incidenti della stessa natura. Al contrario, essa rileva che i danni subiti dai passeggeri dei vettori aerei in caso di cancellazioni o di ritardi prolungati del volo sono analoghi, a prescindere dalle compagnie con cui hanno concluso i contratti, e sono privi di rapporto con le politiche da esse praticate in materia di prezzi. Pertanto, era compito del legislatore comunitario trattare in modo identico tutte le compagnie aeree.La Corte conclude quindi che la sua analisi non ha rivelato alcun elemento tale da pregiudicare la validità delle disposizioni in esame del regolamento.

Per consultare il testo della sentenza visita il sito www.curia.eu.int/jurisp/cgi-bin/form.pl?lang=it

 

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