I cittadini sono rimasti senz’acqua, la comunicazione istituzionale è stata inefficiente e dunque "è d’obbligo chiedere all’Autorità Giudiziaria di verificare se possano essersi verificate omissioni nella gestione di un servizio pubblico di primaria importanza. Si valuterà la formula più adatta per sollecitare il vaglio della magistratura per poi avviare eventuali azioni risarcitorie collettive, ora finalmente esistenti nel nostro ordinamento". È quanto afferma il Movimento Difesa del Cittadino di Ascoli Piceno, che in un comunicato congiunto con Cittadinanzattiva denuncia la crisi idrica che si è verificata ad Ascoli e in alcuni comuni vicini a partire dal 28 dicembre scorso, quando è stata interrotta l’erogazione di acqua per la rottura di un’importante conduttura. L’erogazione è poi proseguita in maniera saltuaria in alcune ore del giorno ma solo per i primi piano dei palazzi.

"Del tutto inefficiente – viene denunciato – è stata la comunicazione ai cittadini, ed anzi è stata ulteriore fonte di disagio: i siti internet di tutte le istituzioni e gli enti che hanno una qualche voce in capitolo avrebbero potuto essere utilizzati per consentire alle famiglie di organizzarsi ed avere preziose informazioni, ma così non è stato". Per questo le MDC Ascoli Piceno e Cittadinanzattiva chiedono che venga organizzata una efficace comunicazione istituzionale da un’unica fonte in grado di informare sulla reale situazione, su enti e autorità che stanno provvedendo agli interventi urgenti, sugli orari di erogazione dell’acqua per quartiere, sui punti di approvvigionamento degli autobotti. Il tutto attraverso un unico sito internet, la RAI regionale e i quotidiani locali.

"La pazienza e il senso civico della popolazione meritano risposte molto più approfondite e dettagliate – scrivono in una nota stampa Micaela Girardi, Presidente MDC Ascoli Piceno, e Alberto Franco, di Cittadinanzattiva Ascoli Piceno – Sappiamo che entro il 2006 CIIP s.p.a. – società a totale capitale pubblico che gestisce in house il servizio idrico integrato – avrebbe dovuto terminare le opere di ristrutturazione della rete, compresa la conduttura degli anni ’50 che è crollata. Ma non è stata nemmeno completata la progettazione esecutiva di tali opere che sin dal 2000 il Consorzio Idrico indicava come necessarie. Peraltro, il costo di tali opere è stato già interamente coperto dalle tariffe riscosse!". Da qui la richiesta all’Autorità Giudiziaria di verificare eventuali omissioni nella gestione del servizio pubblico. Si valuterà poi, scrivono le due associazioni, "la formula più adatta per sollecitare il vaglio della magistratura per poi avviare eventuali azioni risarcitorie collettive". Le associazioni chiedono dunque l’efficace gestione del razionamento idrico e l’avvio di un tavolo di conciliazione "per valutare ed esaminare i reclami e le richieste di indennizzo, senza ricorrere all’autorità giudiziaria".

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