"Sono 146 regole di vita quotidiana gli articoli che compongono il Codice del consumo approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 22 luglio". E’ quanto ha affermato Massimiliano Dona, Unione Nazionale Consumatori oggi a Roma nel corso del convegno "Natale con il Codice del consumo". L’esponente dell’associazione a tutela del consumatore precisa: "Queste regole favoriranno una nuova presa di coscienza da parte del consumatore: il cittadino può portarlo con sè per difendersi dai piccoli e grandi tranelli del quotidiano". I consumatori italiani, inoltre, possono giovarsi, sono tra i primi in Europa – continua Dona – ad avere un testo organico a difesa dei loro diritti, che si dipana in sei sezioni, suddivise per categorie tematiche che seguono la dinamica tipica dell’atto di acquisto, dalla pubblicità alla corretta informazione, al momento negoziale della stipula del contratto, alla sicurezza dei prodotti, fino all’accesso alla giustizia e alle associazioni dei consumatori".

Anche per il Presidente del CNCU( Consiglio Nazionale Consumatori e Utenti), Daniela Primicerio "Il codice rappresenta uno strumento utile per i cittadini da un lato e per il mercato dall’altro, con cui ognuno fa valere i propri diritti". Tre sono i punti su cui si sta focalizzando l’azione del Consiglio e illustrati dal presidente: "La delega per l’ampliamento del codice per inglobare norme che sono restate fuori, (come ad esempio quelle relative al commercio elettronico); un regolamento per riconoscere la crescita del numero di associazioni di consumatori cercando di rendere lo scenario meno frammentario; Fondo di garanzia per sostenere i "soggetti deboli" e per combattere l’usura. L’italiano di una volta, infatti, era colui che risparmiava, oggi la situazione è diversa: esiste e si dilaga il sovraindebitamento".

L’approvazione del Codice del Consumo per le associazioni dei consumatori segna il momento conclusivo di un percorso di quasi due anni nel corso dei quali si è temuto che restasse insabbiato, come il progetto sulle azioni collettive. Su quest’ultimo tema interviene Paolo Landi, segretario generale Adiconsum che ha affermato: "I consumatori hanno chiesto al legislatore l’azione collettiva ma è stato partorito il codice al consumo. Il limite del codice è di rispondere alla tutela del singolo consumatore. Ma le esigenze del momento sono cambiate è importante quello che è fuori dal codice: il business, le truffe alla collettività che restano purtroppo impunite. Le conciliazioni, ad esmpio, in caso di contenzioso tra consumatori e aziende di telefonia funzionano se esiste da parte di quest’ultima la volontà alla trasparenza, ma se si pensa al business non funziona più. E’ necessario un quadro normativo deterrete, per questo chiediamo che il Senato approvi la class action". Sull’argomento segue l’intervento del Sen. Pierluigi Castellani, vice presidente Commissione Finanze del Senato che ha aggiunto : "l’emendamento bocciato al senato non trova spiegazioni giustificate, a volte poco attinenti (ad esempio modello azione collettiva vicino al mondo anglossassone e non nostro); forse la motivazione dell’insabbiamento – sottolinea il senatore – è da ritrovarsi sugli effetti negativi che lo strumento deterrente arrecherebbe alla logica del business". A moderare il susseguirsi degli interventi Anna Bartolini, Rappresentante italiana nel Consiglio dei consumatori dell’UE che si sofferma sul numero di associazioni a tutela del consumatore esistenti nei vari Paesi europei. Per l’on. Guido Basile, segretario Commissione Politiche dell’Ue del Senato: "La molteplicità dei soggetti genera frammentazione e debolezza, talvolta anche confusione". Invece per Bartolini: "La diversità di consumatori in Italia, in Francia va spiegata con il bisogno di essere rappresentati". Conclude i lavori Antonio Longo, presidente del Movimento Difesa del Cittadino che sottolinea l’importanza dell’informazione e della divulgazione per acquisire consapevolezza dei diritti. "Purtroppo – ribadisce Longo – le risorse sono esigue. Chiedo al Governo che stanzi per le associazioni di consumatori maggiori fondi, derivanti non solo dalle multe dell’Antitrust. Ci auguriamo che anche l’Autorità per l’Energia e per le comunicazioni facciano lo stesso".

 

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