Università italiana: dal confronto con i Paesi europei emerge una situazione di debolezza. Solo l’1,1% del Pil è destinato alla ricerca. Dopo la Riforma del 3+2 è aumentato il numero dei laureati ma allo stesso tempo non mancano i problemi: la proliferazione dei curricula, che sono passati da 2444 a 5434, e l’eccessiva frammentazione degli insegnamenti. Mentre nell’ultimo anno accademico la percentuale dei fuori corso sarebbe di circa il 46%, il valore più alto registrato nell’ultimo decennio. Sono alcuni dei dati che sono emersi dalla presentazione della Relazione sullo Stato delle Università Italiane da parte della CRUI (la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane).

"Sappiamo che il momento è molto difficile. Forse il meno idoneo per discutere del futuro, e quindi dell’Università – ha detto in apertura il presidente della CRUI Guido Trombetti – Le risorse sono scarse. Il presente incombe. E nessuno può tirarsi fuori dalla necessità di compiere sacrifici. Tuttavia è proprio oggi che vanno assunte decisioni fondamentali. Bisogna avere oggi il coraggio di scegliere quanta parte della nostra attenzione e quante delle nostre risorse vogliamo davvero destinare alla costruzione del nostro futuro, del futuro di questo Paese". Il confronto fra gli investimenti sul sistema universitario italiano e quello di altri Paesi fa emergere una situazione di debolezza: "L’Italia spende per ogni studente universitario 7.241 euro, contro ad esempio i 9.135 della Francia e i 9.895 della Germania". Inoltre, con l’1,1% del Pil destinato alla ricerca, universitaria e non, l’Italia si pone lontano dall’obiettivo del 3% dell’Agenda di Lisbona. L’Agenzia Nazionale di Valutazione è considerata un "segnale positivo" : "Temo però – ha aggiunto il presidente della CRUI – che tale Agenzia avrà ben poco da valutare. Se valutare vuole infatti dire, come credo, misurare i processi funzionali alle scelte e agli obiettivi che si vogliono raggiungere, nella situazione attuale gli Atenei avranno ben poco da scegliere. E, se non c’è margine per decidere, perché non si dispone delle risorse necessarie, non c’è neanche responsabilità e quindi valutabilità". Trombetti in particolare è critico nei confronti del previsto taglio per le spese intermedie: "Il sistema vive come uno schiaffo immeritato il meccanismo del taglio del 20% delle spese intermedie".

Prima della riforma gli immatricolati erano il 70% dei diplomati della scuola media superiore mentre nel 2004-2005 si è arrivati al 76,8%. In cifre assolute gli immatricolati erano circa 295.500 nel 2000; sono circa 350.000 nel 2004. "La maggior parte dei laureati di primo livello prosegue gli studi. In alcuni casi si arriva a percentuali del 95%. Se il primo livello è stato pensato come un corso di studio destinato ad anticipare i tempi dell’inserimento nel mondo del lavoro, bisogna dirsi francamente che questo obiettivo non è stato raggiunto". Inoltre il tasso di abbandono degli studenti nel passaggio dal primo al secondo anno si è ridotto di poco passando dal 21,4% degli immatricolati nell’a.a. 1999-2000 al 20,8 nel 2003-2004. Allo stesso tempo è aumentato il numero dei laureati (dai 161.000 nel 2000 ai 301.300 del 2005) ma non mancano i dati problematici. Uno è la proliferazione dei curricula universitari che da 2.444 sono diventati 5.434. Il secondo è la frammentazione degli insegnamenti, che a sua volta ha inciso sul numero medio di docenti di ruolo per corso di laurea, passati da 21 a 11. Allo stesso tempo aumenta il ricorso a esperti esterni. "Se l’Europa spende poco per la ricerca, come ci rimprovera Nature, l’Italia spende meno di tutti". La valutazione sulla ricerca italiana rivela però risultati soddisfacenti e una buona collocazione dei ricercatori italiani sul piano internazionale. Sulla "via obbligata dell’internazionalizzazione" l’Italia, afferma la CRUI, non ha ancora scelto o comunque "l’indicazione di tendenza finora espressa è ancora troppo fragile e incerta".

Nell’ultimo anno accademico (2005-2006) la percentuale dei fuori corso sarebbe di circa il 46%, il valore più alto registrato nell’ultimo decennio. Se il numero degli iscritti è progressivamente aumentato dalla fine degli anni ’80, i dati relativi al 2005-2006, ancora provvisori, mostrano una inversione di tendenza: se nel 2004-2005 gli iscritti erano, infatti, 1.820.221 l’anno dopo risultano essere 1.796.270. Battuta di arresto anche nelle immatricolazioni che smettono di crescere: 331.940 nel 2005-2006, appena poche decine in più rispetto all’anno precedente (331.893). Quanto alle facoltà, le percentuali degli iscritti a corsi appartenenti ai gruppi disciplinari Giuridico, Ingegneria e Letterario hanno registrato una diminuzione durante gli ultimi 4 anni accademici. La riforma sembra aver impresso una spinta positiva, relativamente alla percentuale di iscritti, in particolare a 4 gruppi disciplinari: architettura, geo-biologico, medico e politico-sociale. E c’è anche un aumento del numero degli studenti stranieri negli ultimi 4 anni accademici (+47,4%, da 25.977 unità nel 2001-02 a 38.298 nel 2004-05).

Alla presentazione è intervenuto il ministro dell’Università e della Ricerca Fabio Mussi. "Abbiamo un deficit – ha ricordato – oltre la quota stabilita dal patto di stabilità e un debito che dopo 15 anni di riduzione costante ha ripreso a correre. Che quest’anno sarebbe stato magro si sapeva dall’inizio. Si tratta di capire quanto magro e quanto sia ragionevole chiedere sacrifici all’Università senza comprometterne il futuro". Per Mussi l’Agenzia di Valutazione "non nasce dal nulla: deve spostare il baricentro dal controllo dei processi alla verifica dei risultati" e deve "premiare il miglioramento dei risultati" delle Università. Il "paradosso" dell’Università italiana, ha ricordato, è che le risorse sono inferiori alla media europea e Ocse ma non sul piano dei risultati e della ricerca. Il ministro considera positivo il piano per l’assunzione dei ricercatori: "bisogna cambiare i sistemi di reclutamento" con procedure più snelle e con standard internazionali che garantiscano il merito. E "bisogna rivedere il sistema degli stipendi di entrata che sono bassi".

Scrive per noi

Redazione
Redazione
Help consumatori è la prima e unica agenzia quotidiana d'informazione sui diritti dei cittadini-consumatori e sull'associazionismo che li tutela

Parliamone ;-)