Se un Comune è sprovvisto di impianto di depurazione delle acque reflue, non può richiedere agli utenti alcun corrispettivo per la prestazione del servizio di trattamento fognario. E’ quanto ha stabilito una sentenza (n. 14314 ) della Corte di Cassazione lo scorso 7 luglio, confermando la decisione, in via equitativa, del Giudice di Pace di Sorrento che, condannando un Comune campano alla restituzione dei canoni percepiti per la prestazione di un servizio di fatto mai svolto.

La Corte ha ritenuto assurdo – si legge in una nota di Confedilizia – che un cittadino fosse chiamato a sostenere, per un periodo indeterminato, oneri economici per un depuratore inesistente, senza che la Pubblica Amministrazione fornisse al riguardo doverosa e puntuale motivazione. Tanto più che non v’era alcuna prova che i proventi riscossi dal Comune affluissero in un fondo vincolato e fossero comunque destinati esclusivamente alla realizzazione ed alla gestione delle opere e degli impianti centralizzati di depurazione.

Da oggi – prosegue Confedilizia – i cittadini hanno un’arma in più contro tutti quegli enti locali che, incuranti dell’esistenza o meno di un impianto di depurazione sul loro territorio, continuano a richiedere il canone per la prestazione di un servizio che, invece, non svolgono.


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