"ICF nasce nel 2002, quando l’OMS decide di fornire una nuova valutazione e classificazione della disabilità. Il Governo italiano ha ritenuto di dover immediatamente recepire ICF, già nel 2003, in occasione del convegno di Bari. Sono particolarmente orgoglioso del fatto che il compito di sviluppare la sperimentazione ICF sia stato affidato ad Italia Lavoro. Peraltro con risultati importanti: 1500 operatori in formazione, 17 regioni e 78 province coinvolte". Così il presidente di Italia Lavoro, Marco Fabio Sartori, descrive il percorso attraverso il quale l’Italia ha recepito le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità realizzando una sperimentazione della classificazione ICF durata due anni che ha portato alla creazione di una "rete" di operatori del collocamento dei disabili fatta da enti locali, centri per l’impiego, ma anche associazioni, ASL, commissioni mediche per l’accertamento della disabilità.
"E’ arrivato il momento – prosegue Sartori – di fare il punto su 3 anni di ICF e due di sperimentazione, ma soprattutto sulle prospettive che abbiamo davanti. E’ il momento di passare ai fatti, le persone con disabilità devono finalmente cominciare a vedere come i servizi loro offerti dalla Pubblica Amministrazione stanno migliorando in concreto. Sfruttiamo l’occasione di oggi per fare un salto di qualità, per fare un bilancio e vedere se questo bilancio è positivo".

ICF e Politiche del Lavoro è il progetto promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali nell’ambito di una più generale azioni di diffusione della Classificazione ICF dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’intervento, coordinato da Italia Lavoro, ha inteso sollecitare il più ampio numero di operatori alla conoscenza e all’utilizzo della Classificazione e dei suoi strumenti. ICF, la nuova classificazione della disabilità introdotta dall’OMS nel 2002 per capovolgere la valutazione della disabilità da misurazione dello svantaggio a individuazione dei fattori che possono migliorare l’integrazione sociale delle persone con handicap. ICF si serve di una check list (il documento che elenca le condizioni fisiche, ambientali e sociali che costituiscono la condizione di disabilità, ndr) che consente di individuare l’ostacolo, ambientale, personale o delle due condizioni combinate, all’inserimento e, dunque, le risorse per abbatterlo.
A tal fine sono stati realizzati 21 corsi di formazione dedicati, 4 sperimentazioni sul campo e 4 seminari informativi: in totale più di 1500 operatori del collocamento mirato, provenienti da 17 regioni e 78 province, hanno acquisito le conoscenze necessarie per l’applicazione della classificazione ICF alle politiche del lavoro.

Dei 1500 operatori, circa il 36% è stato composto da persone che operano negli organismi provinciali previsti dalla legge 68/99, il 40% proviene dal mondo della sanità, il 13 % sono amministratori locali e l’11 % è costituito dagli altri attori coinvolti nel collocamento mirato (cooperazione sociale, associazioni delle persone con disabilità e degli imprenditori, Inail ecc.).
Tali percentuali non sono costanti su tutto il territorio nazionale. Al nord hanno partecipato alle azioni di progetto più persone dei servizi per il lavoro, al sud più medici e personale sanitario.

"La riforma del Titolo V della Costituzione – dice Vladimir Kosic, Commissione Politiche attive del lavoro Friuli Venezia Giulia – ha dato competenze rilevantissime alle regioni in materia di lavoro e politiche sociali. Le regioni hanno però ereditato strumenti di gestione delle politiche vecchi e frutto di una organizzazione centralista, strumenti che non si sono adeguati alle nuove normative. Ecco perché riteniamo che strumenti, leggi e recepimenti regionali abbiano bisogno di un ‘restyling’, e ICF è stata un’opportunità importantissima, grazie alla quale servizi diversi hanno parlato un linguaggio comune – che prima non c’era – a favore dell’inserimento lavorativo delle persone disabili. Un linguaggio comune tra operatori diversi che permette ai servizi di aggiornarsi, riqualificarsi e adeguarsi ai nuovi bisogni delle persone, e non viceversa. ICF e la metodologia di lavoro che abbiamo sperimentato hanno tra l’altro sottolineato l’importanza innanzitutto della ‘appropriatezza’ della spesa per le politiche sociali, ma anche del confronto e del dialogo con tutti i cittadini e le loro associazioni".

E’ forte, invece, la richiesta che viene dal D.I.N. (Disability italian Network), partner di Italia Lavoro nella sperimentazione ICF: "L’investimento su ICF fatto in questi due anni – dice Matilde Leonardi del D.I.N. – rimarrebbe senza senso se il Minwelfare non lo rifinanziasse". "C’è infatti – prosegue Leonardi – la necessità di proseguire su questa strada, se non replicando il progetto ICF così come è stato nel pregresso, certamente facendo diventare il metodo di lavoro di questi due anni parte integrante di tutte le politiche per i disabili, e in particolare quelle per il lavoro". La formazione degli operatori realizzata nel corso della sperimentazione, secondo la Leonardi, ha permesso l’acquisizione di competenze di qualità elevata, contribuendo a modificare atteggiamenti e mentalità persistenti nell’ambito dell’inserimento lavorativo rivolto alle persone con disabilità: "Le persone non sono solo la loro malattia, sono molto di più, e il lavoro può essere un ‘facilitatore’ per l’inserimento sociale. Gli operatori e il sistema dei servizi non devono diventare ‘barriere’, e gli stessi disabili devono essere capaci di rimettersi in gioco, anche rinunciando ad eventuali interventi assistenziali, senza paura di essere lasciati da soli". E in futuro, dice Matilde Leonardi, una eventuale nuova sperimentazione dovrebbe specificamente occuparsi delle donne disabili, che soffrono di una doppia fragilità: essere donna e avere un handicap".

E Giovanni Daverio, direttore generale del Minwelfare, accogliendo la richiesta di continuare nel percorso, ha proposto che Italia Lavoro si occupi della preparazione dei temi da affrontare nella prossima Conferenza triennale sulle politiche per la disabilità.


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