Siccità, Anbi: a rischio tre milioni e mezzo di italiani. L’acqua del rubinetto non è scontata (Foto di Jody Davis da Pixabay)

Oltre tre milioni di italiani sono a rischio siccità.

«Dati alla mano è lecito ritenere che per almeno tre milioni e mezzo di italiani, l’acqua dal rubinetto non può più essere data per scontata. È la dimostrazione del clamoroso errore che fa chi ritiene la siccità un problema prettamente agricolo, pur essendo il settore primario e la sovranità alimentare, i primi ad esserne minacciati».

È l’allarme che arriva da Francesco Vincenzi, Presidente Anbi, l’Associazione nazionale dei consorzi di bacino, che denuncia la gravità della siccità in Italia.

Fra il 6% e il 15% della popolazione italiana vive ormai in territori esposti a siccità “severa o estrema”, ricorda l’Anbi citando dati del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche). E questo dato è solo il più eclatante di un paese “in grave difficoltà idrica” come emerge dal report dell’Osservatorio Anbi sulle risorse idriche, che di settimana in settimana «registra il peggiorare di una situazione, che appare irrimediabilmente compromessa anche a fronte di prossime e comunque auspicate precipitazioni; non solo: l’assenza di pioggia a Febbraio torna a fare intravvedere lo spettro della siccità anche lungo le zone tirreniche dell’Italia centrale».

 

Fiumi e laghi in secca, l’emergenza siccità non è mai finita (Foto di Nyoman Suartawan da Pixabay)

 

Siccità in Italia, l’acqua non può essere data per scontata

L’acqua non può più essere data per scontata in diversi territori e per tre milioni e mezzo di italiani. È consapevolezza che forse fatica a farsi strada, nonostante l’emergenza siccità non sia mai finita e l’Italia risulti un paese a stress idrico medio- alto. Urbanizzazione, inquinamento e conseguenze della crisi climatica, come le frequenti siccità, metteranno sempre più a rischio l’approvvigionamento di acqua. Fiumi e laghi sono in secca in diverse parti d’Italia.

Il quadro tracciato dall’Anbi va da Nord a Sud. Le temperature miti di febbraio fanno sì che il manto nevoso, già scarso, si assottigli ancora nelle regioni alpine. Secondo il C.N.R., il quantitativo di neve caduta da inizio anno sulle Alpi è inferiore ai valori medi del decennio 2011-2021.

Fra le situazioni più critiche, si segnala il Piemonte dove calano quasi tutti i fiumi. E la Lombardia, dove sono più che dimezzate le riserve idriche (-52,7% sulla media del periodo), ormai ai livelli di un anno fa e dove risulta allarmante è la condizione del fiume Adda.

La crisi idrica del lago di Garda si aggrava di anno in anno. Nonostante sia stata ridotta la portata erogata al minimo di sempre, spiega l’Anbi, il livello del bacino resta al di sotto dei 45 centimetri, cioè oltre mezzo metro più basso della norma. Senza giri di parole, è “drammatica” la condizione del fiume Po che per tutto il suo corso registra portate al di sotto del minimo storico e inferiori al 2022 (a Piacenza, -23,53%); nelle sezioni più a monte lo scarto con la media è di  -73% (a Torino la portata è di mc/s 15,7, quando normalmente in questo periodo è mc/s  60,2).

Ci sono segnali di sofferenza idrica anche in Centro Italia dove è costante il calo di livello del fiume Tevere, dall’Umbria fino alla foce. La portata dell’Aniene è meno della metà della media storica. Il lago di Bracciano rimane a un livello più basso di 14 centimetri rispetto al 2022 e di circa 30 centimetri rispetto al 2021; al livello del piccolo lago di Nemi mancano 84 centimetri. Praticamente stabile è il livello del Trasimeno, che però non riesce neppure ad avvicinarsi ai livelli del 2022.

Si aggrava la situazione idrica

«Settimana dopo settimana si aggrava la situazione idrica in un Paese, penalizzato dall’assenza di infrastrutture capaci di contrastare le conseguenze della crisi climatica – evidenzia Massimo Gargano, Direttore Generale di Anbi – Accade così che al Sud si sia costretti a rilasciare in mare quantitativi d’acqua, esuberanti le capacità degli invasi e che al Nord si capitalizzi solo una piccola parte del già iniziato scioglimento delle nevi.»

Il direttore dell’Anbi ricorda le autobotti in azione in Piemonte e i segnali di allarme che arrivano anche dall’Europa.

«Dalla Francia, dove si è alla vigilia del razionamento idrico in alcune zone del Paese, alla Gran Bretagna, dove è già iniziato il contingentamento negli acquisti di alcuni prodotti agricoli, quali peperoni, pomodori e lattuga. Se vogliamo limitare le pesanti conseguenze che la situazione climatica sta disegnando per l’Italia – conclude il DG di Anbi – dobbiamo attrezzarci subito a gestire al meglio una situazione d’emergenza, coordinando le inevitabili scelte nel rispetto delle priorità di legge; poi, assieme alla costante ricerca ed all’applicazione di soluzioni per l’ottimizzazione d’uso delle risorse idriche, è necessario dare il via ad interventi per aumentare le riserve d’acqua: dall’efficientamento delle opere esistenti alla realizzazione di nuovi bacini multifunzionali, come previsto dal Piano Laghetti, proposto da ANBI e Coldiretti».


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1 thought on “Siccità, Anbi: a rischio tre milioni e mezzo di italiani. L’acqua del rubinetto non è scontata

  1. a come dice REPORT non troviamo i soldi per cantierare la costruzione di bacini idrici di raccolta acque!

Parliamone ;-)

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