Le disuguaglianze di genere ci sono anche al cinema e nel cinema. Gran parte dei film a finanziamento pubblico e oltre il 90% di quelli che arrivano nelle sale cinematografiche sono diretti da uomini, ma non è un problema di qualità se le donne registe sono poche: un terzo dei film diretti da mano femminile ha partecipato o vinto premi nei festival. Cosa succede allora nel cinema e nell’audiovisivo? Succede quello che è comune a tanta parte del mondo professionale: esistono disuguaglianze di genere. Il cinema può sconfiggerle ma deve almeno conoscerle.

donne registe cinemaCon  questo intento, domani a  Roma, l’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Cnr (Irpps-Cnr) presenta il progetto DEA-Donne e audiovisivo e i risultati del rapporto ‘GAP&Ciak‘ alle studentesse e agli studenti del Centro Sperimentale di Cinematografia. La ricerca si occupa della parità di genere nel settore audiovisivo e vuole valorizzare le professionalità femminili in questo settore strategico, ancor più se si pensa a quanto può incidere sulla rappresentazione delle donne nella società. Il progetto sta entrando nella fase  di costruzione di una banca dati sulle posizioni di donne e uomini nel mondo dell’audiovisivo, partendo dalla formazione professionale.

Quando si parla di disuguaglianze nel cinema italiano, di cosa si sta parlando? Il progetto evidenzia alcuni dati su tutti:  l’88% dei film a finanziamento pubblico italiano è diretto da uomini; il 79% dei film prodotti dalla Rai è diretto da uomini; il 90.8% dei film che arrivano alle sale cinematografiche è diretto da uomini. Non è una questione di qualità e non significa che le donne registe non ci siano. Tanto è vero che altri numeri dimostrano la vitalità femminile in questo settore: il 33% dei film diretti da donne ha partecipato o vinto premi a festival nazionali e internazionali, mentre su 150 film candidati per il finanziamento di film di interesse culturale del MIBACT 2016, il 39% dei progetti presentati dalle registe ha ottenuto il finanziamento, contro il 36% di quelli presentati dai registi. Pur vero è che l’Italia ha il 12% di registe donne contro il 34% della Svezia, il 34% dell’Austria, il 25% della Germania e il 22% della Francia.

Dicono i ricercatori del progetto: “Tra gli ostacoli nel settore audiovisivo in Italia si annoverano discriminazioni nelle assunzioni, minori retribuzioni, precarie condizioni di lavoro, difficoltà nell’accesso alle posizioni decisionali e assegnazione di budget esigui. In generale poi si rileva una maggiore presenza delle donne nei ruoli ritenuti tradizionalmente di pertinenza femminile come la segreteria di edizione”. Alcuni dati del Centro sperimentale di cinematografia dicono anche che le domande di iscrizione al centro arrivano solo per il 39% da donne, disponibili fra l’altro a percorsi più diversificati rispetto ai ragazzi, che invece puntano soprattutto alla regia; allo stesso tempo, le ragazze hanno più successo nelle selezioni per i corsi di regia e sceneggiatura.

“Il progetto DEA – affermano i promotori – intende promuovere la qualità femminile e valorizzare le professioniste dell’audiovisivo e dell’animazione attraverso un’unica banca dati che raccolga le informazioni oggi frammentate tra gli archivi delle associazioni professionali. I fondi che si renderanno disponibili grazie al DDL Cinema Franceschini sono una occasione concreta per ridistribuire le opportunità su base più equa tra donne e uomini”.


Vuoi ricevere altri aggiornamenti su questi temi?
Iscriviti alla newsletter!



Dopo aver inviato il modulo, controlla la tua casella per confermare l'iscrizione
Privacy Policy

Parliamone ;-)