Su un totale di 583 casi chiusi nei primi quattro mesi del 2016, sono state 418 (pari al 71%) le attribuzioni del Rating di legalità, lo strumento che la legge affida all’Antitrust per premiare le aziende virtuose, con un incremento rispettivamente del 124% e dell’111% sul quadrimestre corrispondente dell’anno scorso. Approvato dal Parlamento alla fine del 2012, il Rating di legalità è lo strumento “premiale” con cui è stato affidato all’Antitrust il compito di assegnare un punteggio, da una a tre “stellette”, alle imprese virtuose che hanno un fatturato superiore ai due milioni di euro annui e corrispondono a una serie di requisiti giuridici.
Per ottenere una “stelletta”, il titolare dell’azienda e gli altri dirigenti non devono avere precedenti penali o tributari. Oltre a non essere stata condannata nel biennio precedente per illeciti antitrust, l’impresa deve effettuare pagamenti e transazioni finanziarie oltre i mille euro esclusivamente con strumenti tracciabili. Per ottenere un punteggio più alto, il Regolamento indica altri sei requisiti: due “stellette” se ne vengono rispettati la metà, tre “stellette” se vengono rispettati tutti.
I dati diffusi dall’Antitrust dicono che dal gennaio 2013 al 30 aprile di quest’anno, su un totale di 2.828 richieste pervenute sono stati chiusi 2.430 casi (86%) e altri 398 sono ancora in corso (14%). Le attribuzioni del Rating risultano complessivamente 1.789 (74%), con 69 conferme (3%) e 41 riconoscimenti di maggior punteggio (2%). Completano il quadro dell’attività svolta finora dalla competente Direzione dell’Autorità 104 dinieghi (4%), con 10 sospensioni (0,5%), 12 revoche (0,5%), 52 rinnovi (2%) e 353 archiviazioni (14%).
La maggior parte delle domande presentate all’Antitrust nell’arco di questi quattro anni per ottenere il Rating di legalità, provengono dalle regioni del Nord (53%). Il 30% arriva dal Sud e dalle Isole (con in testa la Puglia al 10,6%) e infine il 17% dalle regioni del Centro.
Del Rating assegnato dall’Agcm, secondo quanto prevede la legge, “si tiene conto in sede di concessione di finanziamenti da parte delle pubbliche amministrazioni, nonché in sede di accesso al credito bancario”. In forza della stessa normativa, “gli istituti di credito che omettono di tener conto del rating attribuito in sede di concessione dei finanziamenti alle imprese sono tenuti a trasmettere alla Banca d’Italia una dettagliata relazione sulle ragioni della decisione assunta”. L’elenco completo e aggiornate delle imprese con il Rating di legalità è pubblicato su questo stesso sito (http://www.agcm.it/rating-di-legalita/elenco.html).


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