“Un’interferenza nella sovranità nazionale” e una “comprensione sbagliata di come funziona la tassazione delle multinazionali”. Si declina così la difesa dell’Irlanda sul caso Apple.Era il mese di settembre quando la Commissione europea prese la decisione di imporre all’Irlanda il recupero di 13 miliardi di tasse evase da Apple grazie al regime fiscale più che vantaggioso che il paese avrebbe concesso all’azienda americana sta facendo molto discutere in questi ultimi giorni. Non era mai accaduto che l’Unione Europea si pronunciasse così duramente contro un colosso transatlantico.

L’analisi dell’attività fiscale dell’azienda di Cupertino ha rivelato che dagli anni Novanta in poi Apple ha fatto in modo che i ricavi delle vendite realizzati negli altri paesi europei confluissero tutti in Irlanda dove, grazie al supporto di due società controllate, ha potuto usufruire di sgravi fiscali considerevoli. L’accusa mossa dalla Commissione affermava che il governo irlandese ha permesso che il colosso dell’hi-tech pagasse meno dell’1% di tasse sui suoi ricavi prodotti tra il 2003 e il 2014. Fin da subito, sia l’Irlanda che Apple si sono rifiutate di accettare il pagamento e hanno promesso di ricorrere in appello.

Nell’attesa che la Commissione europea pubblichi i dettagli della sua decisione sul caso, il governo Irlandese ha pubblicato lunedì un documento di tre pagine in cui sintetizza i punti chiave dell’appello che presenterà alla Corte di Giustizia Ue.

Le argomentazioni dell’esecutivo sono essenzialmente due. Il primo è che Bruxelles ha mal interpretato il funzionamento del diritto fiscale irlandese. Secondo i tecnici del commissario Ue alla Concorrenza Margrethe Vestager, Dublino avrebbe concluso con la Mela due diversi accordi fiscali nel 1991 e nel 2007 in base ai quali l’aliquota fiscale sarebbe stata abbassata sotto lo 0,5% assicurando così al colosso della Mela un trattamento privilegiato rispetto ai concorrenti.

La seconda obiezione del governo irlandese verte sull’indebita interferenza di Bruxelles sui suoi affari interni. Nella sua difesa, il governo di Dublino sostiene che i tecnici europei stanno cerando di “riscrivere il diritto fiscale interno di un Paese” senza averne la facoltà. Una posizione questa destinata a suscitare non poche discussioni.


Vuoi ricevere altri aggiornamenti su questi temi?
Iscriviti alla newsletter!



Dopo aver inviato il modulo, controlla la tua casella per confermare l'iscrizione
Privacy Policy


Scrive per noi

Redazione
Redazione
Help consumatori è la prima e unica agenzia quotidiana d'informazione sui diritti dei cittadini-consumatori e sull'associazionismo che li tutela

Parliamone ;-)