Entra in vigore domani in via provvisoria l’accordo economico e commerciale (Ceta) fra Unione europea e Canada. L’accordo, firmato fra Ue e Canada il 30 ottobre 2016, entrerà pienamente in vigore quando l’avranno ratificato tutti gli Stati Ue. In Italia l’accordo è atteso in Senato a partire dal 26 settembre. Ma se da Bruxelles rivendicano gli aspetti positivi del trattato di liberalizzazione, non è affatto questo il parere della società civile e di tante organizzazioni riunite nella sigla Stop TTIP che stanno affilando le armi e che per domani annunciano un tweetstorm di protesta in tutta Europa.

Da Bruxelles affermano con forza le virtù dell’accordo. Sostiene il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker: “L’accordo rispecchia perfettamente la nostra idea di politica commerciale: uno strumento atto a stimolare la crescita che apporta benefici alle imprese e ai cittadini europei, ma in grado anche di trasmettere i nostri valori, di gestire correttamente la globalizzazione e di plasmare le regole del commercio globale”. Juncker rivendica “la natura democratica del processo decisionale europeo” – c’è da sottolineare che accordi di questo tipo, come il Ceta e l’analogo TTIP Ue-Usa, sono stati accusati di scarsa democraticità nelle decisioni – e aggiunge: “Auspico che gli Stati membri conducano una discussione approfondita nel contesto dei processi di ratifica dell’accordo in corso a livello nazionale. Per le nostre imprese e per i nostri cittadini è giunto il momento di cogliere tale opportunità; ognuno deve poter constatare che la nostra politica commerciale è in grado di apportare vantaggi concreti per tutti”.

L’applicazione a titolo provvisorio del Ceta da domani segue all’approvazione dell’accordo da parte degli Stati membri dell’UE, espressa in seno al Consiglio, e da parte del Parlamento europeo. Ma entrerà pienamente in vigore solo quando sarà ratificato da tutti gli Stati Ue. Da Bruxelles rivendicano gli aspetti positivi del trattato, che darà alle imprese Ue “nuove opportunità di esportazione in Canada”, permettendo di risparmiare “590 milioni di euro l’anno, attualmente pagati per dazi doganali su merci esportate in Canada”. Da domani l’accordo eliminerà i dazi su 98% dei prodotti (linee tariffarie) commercializzati dall’UE con il Canada.

Bruxelles tiene a precisare gli aspetti positivi rassicurando sul rispetto degli standard di sicurezza e dei settori sensibili della Ue, tanto è vero che scrive: “Il Ceta creerà nuove opportunità per gli agricoltori e i produttori europei del settore alimentare, ferma restando la piena tutela dei settori sensibili dell’Ue. L’Ue ha ulteriormente aperto, in modo limitato e calibrato, il proprio mercato a determinati prodotti canadesi competitivi, garantendo nel contempo un migliore accesso al mercato canadese per importanti prodotti europei di esportazione, tra cui formaggi, vini e liquori, frutta e verdura nonché prodotti trasformati. Il Ceta proteggerà anche 143 “indicazioni geografiche” dell’Ue in Canada e prodotti alimentari e bevande regionali di alta qualità”. Vantaggi ci saranno anche per i consumatori, proseguono dalla Commissione europea: “L’accordo offre una scelta più ampia pur nel rispetto degli standard europei, dato che potranno avere accesso al mercato dell’Ue solo i prodotti e i servizi pienamente conformi alla regolamentazione dell’Ue. Il Ceta non modificherà il modo in cui l’Ue disciplina la sicurezza alimentare, per quanto riguarda ad esempio i prodotti geneticamente modificati o il divieto di commercializzare carne bovina trattata con ormoni”.

Bruxelles rivendica poi la bontà del meccanismo di risoluzione delle controversie sugli investimenti previsto nel trattato: “Nel momento in cui il Ceta entrerà pienamente in vigore, un nuovo e migliorato sistema giurisdizionale per gli investimenti sostituirà l’attuale meccanismo di risoluzione delle controversie investitore-Stato (ISDS), esistente in vari accordi commerciali bilaterali negoziati in passato dai governi degli Stati membri dell’Ue. Il nuovo meccanismo sarà trasparente e non si fonderà su tribunali ad hoc”.

Di diverso avviso sono le associazioni riunite nella sigla Stop TTIP. Gli oppositori denunciano che col Ceta si cercherà di mettere mano agli standard europei sulla sicurezza alimentare, sull’ambiente e sulla sicurezza dei prodotti. “Il Belgio ha ufficialmente chiesto alla Corte Europea di Giustizia di verificare se il Ceta violi o no i principi costitutivi dell’Unione Europea, e la Francia ha istituito una Commissione nazionale per valutarne gli impatti prima di esaminarlo, e la commissione ha segnalato i gravi rischi per la salute e l’ambiente che ne potrebbero derivare”, dicono da Stop TTIP. Per domani è previsto un tweetstorm in tutta Europa e sono annunciati report contro l’accordo da parte di Greenpeace e di altre organizzazioni. Nella lettera tipo da inviare ai senatori (il Ceta arriva nell’Aula dal 26 settembre), gli oppositori sostengono che il TTIP e il Cetadisegnano una prospettiva di sviluppo che rischia di impattare negativamente sulla filiera agroalimentare italiana, sulla tutela ambientale e persino sulle prerogative degli organismi democraticamente eletti nel nostro Paese, attraverso l’istituzione di un sistema per la risoluzione delle controversie potenzialmente lesivo delle prerogative costituzionali. Il tutto senza offrire garanzie esigibili per le condizioni e i diritti dei lavoratori”.

La richiesta fatta al Senato è che la discussione sia ampia e trasparente e la ratifica sia rimandata alla prossima legislatura. Al Ceta si contesta infatti che “sarebbe il laboratorio “al buio” della nuova Corte internazionale sugli investimenti dove le imprese canadesi potranno fare causa al nostro Governo e agli enti locali se qualcuna delle nostre leggi o regolamenti danneggiasse i loro profitti”. Il Ceta, proseguono gli oppositori, “ dichiara equivalente a quello italiano in sicurezza alimentare un sistema produttivo in cui 99 sostanze da noi vietate (tra cui glifosato e il mortale paraquat) sono perfettamente legali in campo aperto” e “forza tutti i nostri governi a sedersi a un tavolo di discussione su produzione e commercializzazione dei nuovi OGM con la controparte canadese, anche quando, come in Italia, non abbiano ancora democraticamente deciso se produrli o immetterli sul mercato”.

 

 

@sabrybergamini

 

Notizia pubblicata il 20/09/2017 ore 17.42


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