Cresce anche in Italia il fenomeno della “Subscription Economy”, un segmento dell’e-commerce e della stessa sharing economy nel quale si acquistano una serie di servizi e prodotti che non vengono comprati in maniera definitiva ed esclusiva, ma offerti in abbonamento periodico a pagamento.

Dallo streaming musicale, al car sharing, ai giochi on line, oltre la metà dei consumatori italiani ha attivato tra 2 e 5 abbonamenti; il 59% dei consumatori utilizza l’addebito diretto sul conto corrente per la telefonia, e spesso anche il noleggio dello smartphone, i costi Adsl e della Tv Satellitare, da Sky a Netflix). Seguono i pagamenti per consumi di luce e gas (51%) e per liquidare le rate di polizze assicurative (30%) (dati Spazio Impresa).

Ma ad oggi quali garanzie hanno gli e-consumers in un settore on line in cui operano quasi esclusivamente multinazionali extra UE o con sede in Gran Bretagna senza alcuna sede in Italia? A chi possiamo rivolgerci quando dobbiamo fare un reclamo o semplicemente per segnalare un disservizio?

Interrogativi importanti, tanto più se si considera che sono milioni i millennials e minori che si registrano “gratuitamente” ai principali store come iTunes, Galaxy Apps, Google Play e Microsoft Store, diventando clienti di un sistema che traccia ogni loro acquisto, desiderio o curiosità, ignari di qualunque diritto a cominciare da quello alla privacy.

Il Movimento Difesa del Cittadino fa notare che: “Il nostro Paese rappresenta un mercato dall’enorme potenziale ancora inespresso a causa della diffidenza dei consumatori. Solo il 74% degli italiani che, secondo una recente ricerca, ha sottoscritto almeno un abbonamento a servizi on line, contro l’85% delle media europea ma il Codice del Consumo, con il diritto di ripensamento nei 14 giorni, non è neppure menzionato nella maggior parte dei siti, così come manca ogni possibilità di inoltrare un reclamo tracciabile all’impresa che spesso ha sede all’estero in molti casi neppure indicata nella sezione contatti”.

La stessa Autorità Antitrust, dopo le denunce verso imprese estere, spesso si limita a comunicare che trasmetterà una informativa all’Autorità nazionale di regolazione senza intervenire sui casi denunciati come quello della società danese One.com, che vende servizi per siti web ai consumatori, nel cui contratto non esiste ripensamento ed addirittura è scritto che l’unica legge applicabile ed il giudice competente sono quelli della Danimarca  e non di residenza del consumatore come previsto dal Codice del Consumo valido in tutta la UE.

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