89mila euro: questa la cifra che l’Inps aveva chiesto di restituire ad un pensionato che tra il 2006 e i 2014 aveva percepito indebitamente la pensione indiretta. Secondo quanto stabilito dal Tribunale di Monza, intervenuto sul caso, l’Inps non può domandare la restituzione delle somme corrisposte in eccesso a titolo di pensione indiretta, ad eccezione del caso in cui vi sia dolo da parte dell’interessato.

Il sistema pensionistico italiano prevede per i figli orfani di lavoratori iscritti all’Inps deceduti prima di aver potuto beneficiari della pensione, il diritto di percepire una pensione indiretta, appunto, qualora ricorrano alcune particolari condizioni: minore età del figlio al momento della morte del genitore, l’essere a carico del genitore deceduto, ecc. tale ammortizzatore sociale ha una durata limitata nel tempo e cessa con il compimento del 21emo anno di età, se non frequenta l’università, o del 26esimo nel caso sia iscritto ad un corso di laurea.

Nel caso in questione, il beneficiario della pensione compiva 21 anni nel 2006 e solo nel 2014 l’Inps si è accorto di aver continuato a versargli il beneficio pensionistico. Secondo la sentenza però, non spettava al ragazzo comunicare l’errore, dal momento che l’Inps era n possesso di tutte le informazioni necessarie per conoscere la data di compimento del 21esimo anno. Non essendoci quindi dolo da parte del “giovane pensionato”, non vi è nessun obbligo di restituzione delle somme erroneamente corrisposte.  

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