La previdenza integrativa non ha molto appel tra i lavoratori più giovani. La questione è stata sottolineata ieri dal Presidente di Ania, Maria Bianca Farina, nel corso della presentazione della relazione annuale dell’associazione nazionale delle imprese assicuratrici. Le cause di questo potrebbero avere varia natura: scarsa capacità reddituale, scarsa conoscenza degli strumenti e pressione fiscale. Adoc ha approfondito l’argomento e, dati alla mano, evidenzia che il 77% dei giovani si dichiara “molto o piuttosto preoccupato” per la diminuzione del benessere e per la propria situazione previdenziale e pensionistica (77,3%), e oltre l’84% dei lavoratori giovani esprime un elevato livello di preoccupazione per la presenza e/o la qualità del lavoro. Sembra quindi che i giovani non riescano, loro malgrado, ad accedere alla previdenza integrativa.
L’aspetto reddituale gioca un ruolo chiave: il valore delle entrate mensili degli intervistati è pari a 787 euro, poco meno di 10mila euro l’anno, mentre oltre un terzo dispone di meno di 500 euro al mese.
“Non ci meravigliamo della scarsa diffusione della previdenza integrativa tra i lavoratori più giovani”, ha dichiarato Roberto Tascini, Presidente dell’Adoc, “a nostro avviso sono tre i principali problemi da risolvere: la scarsa capacità reddituale, la mancata conoscenza degli strumenti a disposizione e l’assenza di agevolazioni fiscali”.

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