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Food delivery, il Garante Privacy multa Deliveroo Italy

Deliveroo Italy viola la normativa sulla privacy, lo Statuto dei lavoratori e le norme a tutela dei lavoratori delle piattaforme digitali. Usa gli algoritmi in modo poco trasparente, fa una geolocalizzazione dei lavoratori che va ben oltre quanto necessario per lavorare, attua una raccolta sproporzionata dei dati dei lavoratori.

Il Garante Privacy ha multato Deliveroo Italy per 2 milioni e 500 mila euro per aver trattato in modo illecito i dati personali di circa 8 mila rider. Per mettersi in regola, spiega l’Autorità nell’ultima newsletter, la società dovrà modificare il trattamento dei dati dei lavoratori adeguandosi, entro tempi determinati, alle prescrizioni dettate dall’Autorità.

Prosegue in questo modo l’azione del Garante Privacy a tutela dei dati di chi lavora con le piattaforme di food delivery. All’inizio di luglio l’Autorità ha sanzionato Foodinho per 2,6 milioni di euro e ha stabilito che Foodinho, controllata da GlovoApp23, dovrà modificare il trattamento dei dati dei propri rider, effettuato tramite l’utilizzo di una piattaforma digitale, e verificare che gli algoritmi di prenotazione e assegnazione degli ordini di cibo e prodotti non producano forme di discriminazione.

 

Rider, Garante Privacy sanziona Foodinho per 2,6 milioni di euro
Rider, Garante Privacy sanziona Foodinho per 2,6 milioni di euro

 

La sanzione a Deliveroo Italy

Arriva ora la sanzione a Deliveroo Italy. Dagli accertamenti effettuati anche presso la sede della società, che svolge attività di consegna di cibo e prodotti per mezzo di una piattaforma digitale, sono emerse infatti numerose e gravi violazioni della normativa privacy europea e nazionale, dello Statuto dei lavoratori e della recente normativa a tutela di chi lavora con le piattaforme digitali.

Gli illeciti riguardavano tra l’altro la mancata trasparenza degli algoritmi utilizzati per la gestione dei rider, sia per l’assegnazione degli ordini sia per la prenotazione dei turni di lavoro.

La società, che a fine 2020 ha dichiarato di non utilizzare più il sistema di prenotazione dei turni, dovrà fornire ai rider informazioni precise sul funzionamento del sistema di assegnazione degli ordini ed individuare misure per tutelare il diritto di ottenere l’intervento umano in grado di valutare compiutamente e, se del caso, correggere in modo sostanziale il funzionamento del sistema. Spetta comunque alla società di verificare, con cadenza periodica, la correttezza dei risultati degli algoritmi per ridurre al massimo il rischio di effetti distorti o discriminatori.

Geolocalizzazione e raccolta dei dati personali

Dalle verifiche è inoltre emerso che Deliveroo effettua anche un minuzioso controllo sulla prestazione lavorativa dei rider – attraverso la continua geolocalizzazione del loro dispositivo, che va ben oltre quanto necessario per assegnare l’ordine (ad es. rilevazione ogni 12 secondi della posizione, conservazione di tutti i percorsi per 6 mesi) –  e mediante la conservazione di una elevata mole di dati personali raccolti nel corso dell’esecuzione degli ordini, tra i quali anche le comunicazioni con il customer care.

Il sistema raccoglie infatti dati relativi a scostamenti di pochi minuti rispetto ai tempi stimati (ad esempio il ritiro dal cibo dal ristorante o consegna al cliente) o comunque predeterminati (tempo di effettivo spostamento del rider dal luogo in cui ha accettato il pick up). Tutto ciò in violazione dello Statuto dei lavoratori che, per l’utilizzo di dispositivi dai quali possa derivare anche il controllo a distanza del lavoratore, richiede, prima dell’installazione, la sussistenza di esigenze determinate (sicurezza del lavoro, tutela del patrimonio aziendale) e comunque la stipula di un accordo sindacale o l’autorizzazione dell’Ispettorato del lavoro.

L’Autorità ha concesso a Deliveroo 60 giorni di tempo per correggere le violazioni riscontrate e ulteriori 90 giorni per completare gli interventi sugli algoritmi.

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