Più di un milione di bambini, bambine e adolescenti in Italia vive in condizioni di povertà assoluta. E questo si porta dietro una povertà educativa che ne compromette il presente e il futuro: sono giovanissimi che non hanno opportunità educative e formative, lontani da libri, musei e cinema, disconnessi da Internet (oltre 400 mila non hanno accesso alla Rete) e dunque dalla possibilità di imparare, coltivare le proprie aspirazioni, crescere. Per questo occorre sfruttare con attenzione le possibilità offerte dal nuovo Fondo sulla povertà educativa minorile. È quanto chiede Save the Children.
internetL’associazione è impegnata in diversi interventi per sconfiggere la povertà educativa che si accompagna a quella economica, e che riguarda non solo le regioni del Sud ma anche le periferie delle grandi città tenute in condizioni di marginalità.“Più di un milione di bambine, bambini e adolescenti vive in povertà assoluta nel nostro Paese, in condizioni di grave deprivazione. Sono sprovvisti di qualsiasi possibilità o stimolo per la crescita, e affrontano il futuro con grande incertezza – dice Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children – La nostra Organizzazione opera concretamente nei contesti più svantaggiati, attraverso il supporto di realtà locali e da anni denuncia il fenomeno della povertà educativa, fortemente legata a quello della povertà economica, che rischia di impedire lo sviluppo delle potenzialità e dei talenti di ogni bambino”.
I numeri sono impietosi: i dati di Save the Children dicono che un quindicenne su quattro non supera il livello minimo di competenze in matematica e uno su cinque in lettura. Povertà educativa significa non avere accesso a libri, musei, teatri, neanche a Internet. Quasi la metà dei minori tra i 6 e i 17 anni (48,6%) non ha letto neanche un libro oltre a quelli scolastici nel corso di un anno, il 55,2% non ha visitato un museo, il 45,5% non ha svolto alcuna attività sportiva e sono circa 425 mila i “disconnessi” da Internet, ovvero quelli che non hanno mai avuto accesso alla Rete. Il 15% degli adolescenti non prosegue gli studi dopo il diploma delle medie”, denuncia l’associazione. Essere “disconnessi” dalla Rete significa essere lontani da opportunità educative e culturali, dai libri e dal cinema, in un digital divide che colpisce i giovanissimi e ne mette a rischio il futuro.
Cosa fare? Oggi l’associazione, in un evento che si è svolto a Roma, ha proposto una serie di raccomandazioni che riguardano l’applicazione del nuovo Fondo sulla Povertà educativa minorile – costituito per la prima volta con l’ultima Legge di Stabilità, alimentato dalle fondazioni di origine bancaria con un budget annuale di 100 milioni di euro per tre anni. Save the Children chiede “un piano strategico e sinergico per lo stanziamento delle risorse che presti attenzione alle realtà territoriali dove il fenomeno ha una maggiore concentrazione, per dare vita a vere e proprie “comunità educanti”. Interventi su base comunitaria ma anche individuale, come sostegni educativi personalizzati per i bambini e gli adolescenti che sono in povertà assoluta.  L’impostazione di un sistema di monitoraggio e valutazione, attraverso soggetti indipendenti, che misuri l’impatto degli interventi sui beneficiari diretti e sulla comunità”.
“Le azioni finanziate dal Fondo dovrebbero intervenire sia al livello comunitario che al livello individuale, per i bambini e gli adolescenti più a rischio – dice Raffaela Milano, Direttore Programmi Italia- Europa di Save the Children –Nel primo caso, l’attivazione di reti locali formate da associazioni e organizzazioni già attive sul territorio permetterebbe di rafforzare le opportunità dei territori più deprivati e di promuovere la messa in rete delle risorse già disponibili, in un quadro di ottimizzazione. Gli interventi di tipo individuale-personalizzato dovrebbero essere volti a sostenere i bambini e gli adolescenti in situazione di profonda povertà educativa attraverso una “dote educativa”, ovvero un piano personalizzato che li sostenga nel percorso scolastico, alimenti i loro talenti e aspirazioni e permetta loro di avere fiducia nel futuro”.

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