mensa scolastica

Mense scolastiche, il focus di Cittadinanzattiva sulle tariffe e sulla qualità

Differenze di prezzo da Regione a Regione. Un costo medio di 80 euro al mese a famiglia. Ambienti sicuri ma poco confortevoli. Poco green, tanto usa e getta e sprechi di cibo ancora da limitare. In mensa i cibi non sempre sono graditi ai bambini, ma questo è abbastanza normale, se si considera che al primo posto fra gli alimenti che più piacciono ci sono gelato, dolci e pizza mentre fra i cibi meno graditi dai più piccoli ci sono verdure cotte, minestre di verdure e pesce. Insomma, quello che un’educazione alimentare fatta anche a scuola dovrebbe insegnare a mangiare.

Il quadro viene dall’indagine di Cittadinanzattiva su tariffe e qualità delle mense scolastiche. La ricerca ha preso in considerazione le tariffe di tutti i 110 capoluoghi di provincia sia per la scuola dell’infanzia che per la primaria. Oltre a ciò, attraverso l’intervista a 342 tra alunni di scuola primaria, docenti accompagnatori, genitori, rappresentanti di Commissioni mensa, addetti al servizio di ristorazione, è stato preso in esame un campione di mense scolastiche di 9 regioni (Piemonte, Liguria, Lombardia, Lazio, Marche, Campania, Molise, Basilicata e Puglia) per evidenziare aspetti relativi alla qualità, sicurezza, igiene, costi, sprechi e rifiuti.

 

grafico mense cittadinanzattiva
Cibo, attenzione all’ambiente, sprechi a mensa. Fonte: Cittadinanzattiva 2019

 

Prezzi & tariffe delle mense scolastiche

Il capitolo prezzi dice che la tariffa media per la mensa scolastica di quest’anno, 2019/2020, è di 83 euro per una famiglia con reddito ISEE di 19900 euro e un bimbo alla scuola primaria. Per la primaria il costo medio del singolo pasto, su base nazionale, è di 4,14 euro e annuale di 744 euro, con un aumento dello 0,81% rispetto al 2018.

Si paga intorno ai 70 euro al mese, o poco più, in Campania, Abruzzo, Lazio, Molise, Sardegna e Sicilia; oltre la media in Emilia Romagna (106 euro al mese), Liguria e Lombardia (rispettivamente 96 e 95 euro al mese in media), in Piemonte (93 euro) e Basilicata (92 euro).

È invece di 82 euro al mese il costo della mensa nella scuola dell’infanzia: qui il costo medio del pasto è di 4,07 euro, quello annuale di 735 euro, con una variazione su base annuale rispetto allo scorso anno dello 0,95%. Il costo è più alto in Emilia Romagna (105 euro al mese), in Liguria e Lombardia (96 e 95 euro), in Piemonte (97 euro).

Il Nord, spiega Cittadinanzattiva, si conferma l’area geografica con le tariffe più elevate, in media 842 euro per nove mesi di mensa nella scuola primaria e 841 in quella dell’infanzia; segue il Centro, con 724 euro nella primaria e 704 euro nell’infanzia, mentre più contenuti sono i costi al Sud con 644 euro nella primaria e 632 nell’infanzia.

Ancora: il capoluogo più economico è Barletta (32 euro mensili per la mensa nella scuola dell’infanzia e la primaria), i più costosi Torino per la scuola dell’infanzia (132 euro mensili) e Livorno per la primaria (128 euro).

 

 

Le mense e i bambini

Ma come sono le mense? Dalle interviste fatte, emerge che sono sicure ma poco confortevoli, anche se un quarto delle scuole esaminate non dispone di un locale mensa. Sono mense poco sostenibili e green, se si considera che per apparecchiare si usano tovaglie di carta e vengono utilizzati piatti, posate, bicchieri usa e getta e si beve acqua minerale nella gran parte dei casi (71%). Ci sono ancora troppi sprechi a mensa: il cibo gettato via varia giornalmente dal 10% al 30% e di questo solo una piccolissima parte, circa l’11%, verrebbe riciclata.

«Ai bimbi piace mangiare a scuola, ma solo uno su dieci mangia tutto», evidenzia ancora Cittadinanzattiva.

I cibi più graditi (difficile pensare altrimenti) sono gelati e dolci, pizza e pane, segue a distanza carne, frutta e pasta al pomodoro. I meno graditi invece le verdure cotte o a minestra, il pesce e le verdure crude, la pasta in bianco.

«Solo un bimbo su dieci mangia tutti i cibi serviti a mensa, ma ben tre su cinque mangiano con piacere a scuola, soprattutto perché possono farlo con i loro compagni – sottolinea ancora la ricerca – Oltre la metà dei genitori e dei docenti afferma che vengono serviti prodotti stagionali, meno di uno su tre prodotti biologici. Circa due su tre afferma che le porzioni sono equilibrate e il menù sufficientemente vario. Due famiglie su cinque giudicano inadeguato il costo della mensa».

Le richieste di Cittadinanzattiva

«Il costo crescente del servizio ed i timori per una gestione poco sicura e non di qualità delle mense scolastiche ha favorito l’insorgere di soluzioni “fai da te”, come il pasto da casa, che mostrano indubbie criticità ad oggi irrisolte, nonostante la recente sentenza della Cassazione, e parallelamente la diffusione di esperienze innovative e positive di autogestione del servizio in realtà medio-piccole», dichiara Adriana Bizzarri, coordinatrice nazionale Scuola di Cittadinanzattiva.

L’associazione chiede al Ministero della Salute di varare al più presto le nuove linee guida sulla ristorazione scolastica, ferme al 2010, e al Governo «di far ripartire – dice Bizzarri – un percorso legislativo che ripensi il servizio di ristorazione scolastico, alla luce del Decalogo che abbiamo sottoscritto lo scorso 16 ottobre, in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione, insieme a Foodinsider, Save the Children, Slow Food ed esperti nazionali ed internazionali».

Nel report Cittadinanzattiva ricorda anche quattordici i casi di problemi igienici-sanitari che hanno riguardato mense scolastiche tra novembre 2018 e novembre 2019, censiti attraverso la rassegna stampa: dai vermi e le larve nel piatto nella mensa di due scuole di Orentano e Villa Campanile, in provincia di Pisa (novembre 2018), ai cibi scaduti ritrovati nella mensa di Giugliano (Napoli, Gennaio 2019), alla sfera di metallo ritrovato nella pasta al sugo a Melegnano (MI) ad ottobre scorso.

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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