Operazione Scuole Pulite, torna la campagna di Legambiente per la riqualificazione delle scuole

Operazione Scuole Pulite, torna la campagna di Legambiente per la riqualificazione delle scuole (foto Pixabay)

Nei giorni 10 e 11 marzo torna in tutta Italia Nontiscordardimé – Operazione Scuole Pulite 2023, la storica campagna di volontariato di Legambiente dedicata alla riqualificazione e rigenerazione degli edifici scolastici, che vede protagonisti studenti, insegnati, genitori e volontari.

Iniziativa che si pone l’obiettivo di migliorare le scuole e renderle più accoglienti e confortevoli, coinvolgendo l’intera comunità scolastica in piccoli lavori di manutenzione, dal rinfrescare e decorare le pareti di classi e corridoi al piantare alberi e fiori, fino alla realizzazione di orti scolastici, ripensando e abbellendo gli spazi interni ed esterni.

I temi e le attività della XXV edizione di Nontiscordardimé

Al centro della XXV edizione, a cui hanno aderito 2875 classi per un totale 282 scuole, la lotta ai cambiamenti climatici, in cui “la scuola – spiega l’associazione ambientalista – gioca un ruolo fondamentale nell’informare e sensibilizzare i ragazzi sulle cause e a stimolarli nel praticare semplici gesti per contrastarli, a partire dal luogo che frequentano tutti i giorni. Come organizzare mercatini del riuso baratto, puntare sempre più a una raccolta differenziata a scuola e in classe, utilizzare in modo ragionevole riscaldamenti, luce e acqua e scegliere una mobilità a basso impatto ambientale”.

Novità di questa edizione è il focus sull’Inefficienza energetica del patrimonio scolastico, in cui Legambiente – nell’ambito della campagna Civico 5.0 – analizza le termografie di 33 edifici di scuole e università di Roma (2 scuole dell’Infanzia, 1 scuola dell’infanzia e primaria, 10 scuole primarie e secondarie di primo grado, 9 scuole secondarie di secondo grado, e 11 facoltà e dipartimenti universitari).

Dall’analisi sono emerse, per  tutti gli edifici scolastici presi in considerazione, “criticità più o meno gravi legate a dispersioni di calore (da travi e solai, infissi, cassettoni e termosifoni), con conseguente aumento dei costi in bolletta, sprechi energetici ed emissioni climalteranti. Anche gli edifici storici, nonostante le mura più spesse, hanno registrato dispersioni dalle pareti, dove sono visibili le impronte termiche dei termosifoni, infissi e cassoni per le serrande. Il caso di Roma – sottolinea Legambiente – è solo l’emblema del forte ritardo delle amministrazioni sulla messa in sicurezza degli edifici e sull’efficientamento energetico, come evidenziato anche dalla XXII edizione di Ecosistema Scuola“.

“Se il settore edilizio è tra i più energivori e climalteranti, l’edilizia scolastica non fa eccezione in tema di inefficienza. Nella Capitale – dichiara Roberto Scacchi, presidente Legambiente Lazio – quanto emerge dalle analisi termografiche conferma un quadro preoccupante per gli edifici analizzati, per gli oltre 1.200 edifici scolastici di tutta Roma e per le scuole italiane in generale; luoghi energivori come pochi vista l’enorme dispersione di calore. […] Servono politiche serie e concrete di decarbonizzazione del settore, tema su cui il Governo Meloni ad oggi si sta muovendo in direzione opposta agli interessi del Paese.”

Una roadmap verso l’efficientamento energetico

Legambiente indica, quindi, una roadmap per recuperare i forti ritardi degli edifici scolastici italiani sull’efficientamento energetico.

“In primo luogo – spiega – è urgente completare l’anagrafe scolastica per tutti gli edifici e rendere pubbliche le condizioni e le entità dei fabbisogni; rivedere poi i parametri di ripartizione dei fondi, orientando maggiori investimenti verso i territori soggetti a svantaggi socio-ambientali e con gap infrastrutturale; inaugurare una generazione di scuole sostenibili e innovative, aperte al territorio e dotate di servizi integrati.

E ancora – prosegue l’associazione – procedere, attraverso i fondi del PNRR, all’efficientamento energetico degli edifici e all’installazione di impianti di energia rinnovabile, raggiungendo una diminuzione dei consumi almeno del 50%. Incentivare la costituzione di comunità energetiche rinnovabili e solidali (C.E.R.S.); una seria e concreta politica di efficientamento del settore edilizio, eliminando ad esempio le caldaie a fonti fossili dal sistema premiante e obbligando all’utilizzo di materiali innovativi e sostenibili. Infine, rivedere il sistema di incentivi in tema di edilizia e riqualificazione energetica”.


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