Alimenti geneticamente modificati, trasferimento di dati, standard di sicurezza per le autovetture, prodotti finanziari oppure criteri di sostenibilità negli appalti pubblici. Sono questi alcuni dei settori che potrebbero essere toccati dalle novità del negoziato tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti relativo al Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti (TTIP). A lanciare l’allarme il CTCU che si dice preoccupato che l’interesse esclusivo riguardo la “crescita” finisca per avere la prevalenza sulle richieste dei consumatori e su quelle volte alla sostenibilità delle risorse ambientali e del pianeta.
I punti critici – sostiene l’Associazione – riguardano, ad esempio, gli standard di sicurezza e di igiene degli alimenti e dei prodotti agricoli, che differiscono di molto fra le due sponde dell’Atlantico. Mentre negli Stati Uniti i prodotti geneticamente modificati possono essere, infatti, venduti senza alcuna particolare dichiarazione, oppure il pollame macellato viene “disinfettato” in una soluzione di cloro, in Europa tutto ciò non è ammesso. Dall’altro lato, i consumatori statunitensi non gradiscono i formaggi a base di latte crudo e le carni bovine da allevamenti europei. “Nel caso in cui però, attraverso il trattato TTIP, i rispettivi processi di produzione e di lavorazione venissero bilateralmente riconosciuti, sia i consumatori europei che quelli statunitensi dovrebbero sopportare uno stravolgimento dei propri gusti e delle proprie tutele” spiega in una nota il CTCU.
Resta poi aperta la domanda se il trattato comprenderà o meno le regole sui prodotti finanziari. “In caso affermativo, bisognerà assicurarsi che non vengano depotenziate le regole introdotte dopo le recenti crisi dei mercati finanziari, volte a garantirne la stabilità ma soprattutto la tutela di investitori e consumatori. Come per altri trattati già esistenti, anche il TTIP dovrebbe garantire particolari diritti agli investitori. Questi potrebbero “promuovere cause legali” contro gli Stati – cioè i contribuenti – per ottenere risarcimenti pecuniari, come ad esempio nel caso in cui uno Stato abbia emanato, secondo il giudizio dell’investitore, una legge in contrasto con il contratto concluso e che “mettesse in dubbio” l’investimento fatto. La questione non verrebbe però discussa davanti ad un giudice, ma al di fuori dei tribunali, davanti ad un collegio di mediatori o arbitri (non di promanazione pubblica)” aggiunge l’Associazione.
 
Il CTCU è convinto che tutti gli ambiti citati sono ad altissimo “interesse pubblico”, ed eventuali modifiche della legislazione andrebbero discusse pubblicamente. Finora però i negoziati sono state condotti in modo tutt’altro che trasparente e pubblico e le informazioni riguardo l’andamento delle trattative sono scarsissime e ciò rende oltremodo impossibile discutere dei soli possibili effetti pratici che deriverebbero dall’applicazione anche da noi del TTIP, come anche la presentazione di proposte alternative costruttive.

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