violenza economica

Non è bastata la pandemia a far cambiare rotta alla politica e alle amministrazioni locali nel contrasto alla violenza di genere: tempi lunghissimi per l’erogazione delle risorse, impedimenti burocratici e mancanza di interventi strutturali che incidano sulle cause della violenza.

È questa la fotografia scattata da ActionAid con il report “Cronache di un’occasione mancata”, che – in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne del 25 novembre – analizza le politiche e il sistema antiviolenza in Italia nel 2021, attraverso il monitoraggio e l’analisi dei fondi statali previsti dalla legge 119/2013 (legge sul femminicidio).

ActionAid: politiche frammentarie contro la violenza di genere

Secondo l’indagine di ActionAid, a dispetto delle misure straordinarie decise dal Governo nel 2020 per il contrasto alla violenza di genere, a seguito dell’aumento delle richieste di aiuto, ad oggi solo una minima parte delle risorse extra e dei nuovi strumenti risulta effettiva.

È il caso dei 3 milioni del DL Cura Italia di marzo 2020 per le spese di sanificazione, acquisto mascherine e gel disinfettante delle Case Rifugio: ad oggi solo l’1%, circa 25mila euro, sono arrivati a destinazione.

Ma non solo, i tempi di erogazione delle risorse stanziate nel 2020 per il funzionamento ordinario dei CAV (Centri antiviolenza) e delle Case Rifugio (CR) sono tornati ad allungarsi: sono serviti in media 7 mesi per trasferire le risorse dal Dipartimento Pari Opportunità alle Regioni, che, ad oggi, risultano aver erogato solo il 2% dei fondi complessivi, e in sole due regioni, la Liguria e l’Umbria.

Inoltre – prosegue ActionAid – il nuovo Piano Antiviolenza 2021-2023, lanciato in questi giorni con un ritardo di quasi un anno, non è accompagnato da un piano operativo che rende chiare e verificabili le azioni da realizzare e in che tempi.

“Quest’anno i dati del monitoraggio delineano uno scenario in larga parte desolante. Non bastano le buone intenzioni, è necessario assicurare che misure di prevenzione, protezione e contrasto siano incluse nelle principali norme, riforme e decisioni di spesa che regolano la vita del Paese. E invece le politiche antiviolenza continuano ad essere isolate, frammentarie. Lo vediamo anche nel PNRR, dove i grandi assenti sono la prevenzione e il contrasto alla violenza contro le donne” spiega Katia Scannavini, Vice Segretaria Generale ActionAid.

Ritardi e impedimenti burocratici

Ad aprile 2020 il Governo e il Parlamento con la Commissione Femminicidio si sono attivati per rispondere ai nuovi bisogni dei CAV e delle CR dettati dall’emergenza sanitaria, introducendo risorse aggiuntive e nuovi strumenti per dare supporto alle donne in stato di maggiore vulnerabilità. Tuttavia – spiega ActionAid – a più di un anno e mezzo di distanza si sono accumulati ritardi e il carattere di urgenza e massima attenzione di questi provvedimenti è svanito.

Nel dettaglio, oltre ai 10 milioni di euro – relativi ai fondi 2019 già a bilancio – sbloccati con procedura accelerata ad aprile 2020, altri 3 milioni sono stati stanziati dal DL Cura Italia nel marzo 2020 per le spese straordinarie delle case rifugio, ma solo l’1% è stato liquidato; il 29 aprile 2020 è stato emanato un bando d’emergenza rivolto a CAV e CR con un fondo di 5,5 milioni di euro, che, dai dati disponibili, ha permesso di erogare 300 contributi verso 142 enti gestori.

Nonostante ciò, molti di essi non hanno potuto beneficiarne a causa della richiesta di una fideiussione – pari all’80% dell’importo – che alcune strutture, soprattutto le più piccole, non riescono ottenere dalle banche.

Infine, a maggio 2020 è stato varato il Reddito di Libertà per sostenere le donne in percorsi di fuoriuscita dalla violenza. Una misura diventata effettivamente operativa solo l’8 novembre 2021 con la circolare dell’INPS che ne regola il funzionamento. A ciascuna donna potranno andare 400 euro mensili per un massimo di 12 mesi. “Non un intervento strutturale – ha sottolineato l’Organizzazione – ma che dovrà essere rifinanziato in bilancio anno per anno”.

 

Fondi antiviolenza 2021 (Fonte ActionAid)
Fondi antiviolenza 2021 (Fonte ActionAid)

 

Ritardi burocratici frenano l’arrivo delle risorse ordinarie

I ritardi burocratici nell’erogazione delle risorse costituiscono, dunque, uno dei principali problemi.

Al 15 ottobre 2021, le Regioni hanno erogato il 74% dei fondi nazionali antiviolenza delle annualità 2015-2016, il 71% per il 2017, il 67% per il 2018, il 56% per il 2019 e il 2% per l’annualità 2020. Ma nessuna risorsa è stata ancora trasferita dal Dipartimento Pari Opportunità per il 2021.

Rispetto a quanto stabilito dalla legge del 2013, ovvero l’obbligo di destinare almeno 10 milioni all’anno per i Centri Antiviolenza e le Case rifugio, solo dal 2017 si è registrato un cambio di rotta, con un notevole incremento di risorse che ha portato a stanziare 20 milioni nel 2019 e 19 milioni di euro nel 2020. Segnali positivi che non si accompagnano a uno snellimento dei tempi e delle vie burocratiche.

Solo per i fondi 2019 si è ottenuto un balzo in avanti per la procedura accelerata richiesta durante la prima fase dell’emergenza sanitaria: le risorse dal DPO sono arrivate in soli 4 mesi alle Regioni, dimezzando del 50% la tempistica registrata l’anno precedente. Passata la pressione mediatica sul tema violenza, la tempestività della politica e della Pubblica Amministrazione è drasticamente diminuita, tornando ai livelli di lentezza pre-pandemia.

Violenza di genere, la prevenzione viene per ultima

ActionAid segnala, inoltre, un’attenzione minore verso la Prevenzione. Su 186,5 milioni di euro totali, il DPO ha destinato circa 140 milioni – il 75% delle risorse – all’asse Protezione mentre per la Prevenzione sono stati allocati circa 25,8 milioni di euro, il 14%.

Nel dettaglio, solo 19 milioni di euro per prevenzione primaria – realizzazione di programmi educativi nelle scuole e di azioni di sensibilizzazione rivolte all’intera popolazione. Altri 3,5 milioni di euro per quella secondaria, cioè attività di formazione delle forze di polizia che entrano in contatto con donne che hanno subito violenza. Infine, 3,2 milioni di euro per la cosiddetta terziaria, vale a dire per programmi per uomini autori di violenza.

ActionAid: sparita dal PNRR la lotta alla violenza

Nella sua analisi, ActionAid richiama l’attenzione anche sul PNRR, che nella prima versione prevedeva una sola azione rivolta alle donne che hanno subito violenza, cioè l’accesso al credito per la creazione di imprese. Una misura limitata, poi scomparsa nella versione definitiva del Piano, che è stata invece finanziata con risorse del DPO.

La prevenzione e il contrasto alla violenza contro le donne sono esclusi anche dalla Strategia nazionale per la parità di genere 2021-2026, che rimanda questi temi al Piano strategico antiviolenza 2021-2023.

“Il Governo – spiega l’Organizzazione – ha preferito dedicare così due documenti strategici distinti e separati rispetto al PNRR. Si tratta di una decisione che confina i diritti delle donne, compreso quello di vivere una vita senza violenza, a politiche e azioni non integrate alle strategie e alle programmazioni economiche, sociali e culturali che regolano la vita del Paese”.

Scrive per noi

Francesca Marras
Francesca Marras
Mi sono laureata in Scienze Internazionali con una tesi sulle politiche del lavoro e la questione sindacale in Cina, a conclusione di un percorso di studi che ho scelto spinta dal mio forte interesse per i diritti umani e per le tematiche sociali. Mi sono avvicinata al mondo consumerista e della tutela del cittadino nel 2015 grazie al Servizio Civile. Ho avuto così modo di occuparmi di argomenti diversi, dall'ambiente alla cybersecurity e tutto ciò che riguarda i diritti del consumatore. Coltivo da anni la passione per i media e il giornalismo e mi piace tenermi sempre aggiornata sui nuovi mezzi di comunicazione. Una parte della mia vita, professionale e non, è dedicata al teatro e al cinema.

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