Violenza sulle donne, Istat: nel 2021 aumentano ancora le chiamate al 1522

Violenza sulle donne, Istat: nel 2021 aumentano ancora le chiamate al 1522

Secondo gli ultimi dati Istat, il 31,5% delle donne in età 16-70 anni ha subito nel corso della vita una violenza fisica. Nel periodo di lockdown sono stati registrati 15.280 contatti al numero verde 1522, dato più che raddoppiato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+119,6%). Tra questi, la crescita delle richieste di aiuto tramite chat è quintuplicata, passando da 417 a 2.666.

L’ASviS ricorda questi dati in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne e propone che la parità di genere venga considerata un obiettivo trasversale del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e degli altri interventi legislativi.

“La violenza – sottolinea l’ASviS – è la manifestazione più estrema della disuguaglianza di genere e la lotta contro questo fenomeno inaccettabile richiede un rafforzamento delle misure di prevenzione e contrasto. L’emergenza sanitaria ha determinato un aumento degli episodi di violenza sulle donne, in quanto le restrizioni per arginare il Covid- 19 hanno aggravato situazioni di conflitto con partner violenti. Senza dimenticare i figli e le figlie che, restando a casa per la chiusura delle scuole, sono stati vittime passive delle violenze”.

Fondamentali i Centri Antiviolenza. Sono 30.056 le donne che, grazie all’azione dei Centri, hanno avviato un percorso di uscita dalla violenza.  Di queste il 63,5% lo ha iniziato nel 2018.

 

Violenza sulle donne

 

Violenza sulle donne, come funziona in Italia il percorso giudiziario?

Secondo quanto spiegato dall’ASviS in occasione della Giornata di oggi, l’accesso alla giustizia delle donne vittime di violenza è tutt’altro che semplice. La durata media del percorso giudiziario, tra la data del reato e la sentenza definitiva di condanna, è pari a 31 mesi quando la sentenza diventa definitiva in primo grado, a 67 mesi in secondo grado.

Il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, pur avendo riconosciuto gli sforzi fatti dall’Italia con la legge 69/2019 (c.d. Codice Rosso), ha valutato negativamente i tempi di risposta dei Tribunali alle denunce, il numero di procedimenti penali avviati, il numero eccessivo di assoluzioni e di archiviazioni.

“Per questo – spiega l’ASviS – l’Italia resterà sotto vigilanza rafforzata e dovrà fornire, entro il 31 marzo del 2021, le informazioni sulle misure adottate per garantire un’efficace valutazione del rischio che corrono le donne che denunciano violenza e dimostrare la concreta applicazione delle leggi”.

L’Italia è stata, inoltre, sollecitata a potenziare gli strumenti per la prevenzione e per garantire la presenza dei Centri antiviolenza e le risorse a loro disposizione.

Donne e disuguaglianze nel mondo del lavoro

Secondo quanto rilevato dall’ASviS, la violenza sulle donne ha origine anche dalle condizioni che impediscono l’autonomia economica della donna e quindi dalle difficoltà incontrate nell’accesso al mondo del lavoro. Il tasso di occupazione femminile è di circa il 50%, di 18 punti più basso di quello maschile. Una situazione peggiorata a causa del Covid-19.

Inoltre anche sul luogo di lavoro rimangono forti le disuguaglianze, come la differenza salariale tra uomini e donne, che nel settore privato è di circa il 17,9%.

Educazione e prevenzione sono fondamentali

Secondo i dati diffusi da ASviS, circa il 24% della popolazione ritiene che il modo di vestire provochi la violenza sessuale. Un dato che evidenzia il ruolo primario dell’educazione nella prevenzione della violenza sulle donne.

“Importante garantire anche lo sviluppo di competenze finanziarie e digitali necessarie per mantenere e possibilmente migliorare gli attuali livelli occupazionali – precisa ASviS. – Secondo un’indagine Iacofi (Banca d’Italia), il divario delle competenze finanziarie tra uomini e donne continua ad aumentare; inoltre, oltre il 30% delle donne sottostima le proprie competenze in materia”.

Le conseguenze sulla salute della donna

Le donne abusate hanno quasi il doppio delle probabilità di soffrire di depressione rispetto alle donne che non hanno subito violenze, e di sviluppare problemi con l’alcol. Inoltre, le vittime di abusi hanno l’1,5% di probabilità in più di contrarre infezioni sessuali gravi rispetto a donne che non hanno subito violenze, oltre che il doppio della probabilità di avere un aborto.

“In Italia – precisa l’ASviS – il Servizio Sanitario Nazionale garantisce alle donne, alle coppie e alle famiglie, strutture finalizzate alla prevenzione, all’individuazione precoce e all’assistenza nei casi di violenza di genere e sessuale, ma è necessario rafforzare le competenze degli operatori sociosanitari che entrano in contatto con le vittime, mediante specifici programmi di formazione”.

Scrive per noi

Francesca Marras
Francesca Marras
Mi sono laureata in Scienze Internazionali con una tesi sulle politiche del lavoro e la questione sindacale in Cina, a conclusione di un percorso di studi che ho scelto spinta dal mio forte interesse per i diritti umani e per le tematiche sociali. Mi sono avvicinata al mondo consumerista e della tutela del cittadino nel 2015 grazie al Servizio Civile. Ho avuto così modo di occuparmi di argomenti diversi, dall'ambiente alla cybersecurity e tutto ciò che riguarda i diritti del consumatore. Coltivo da anni la passione per i media e il giornalismo e mi piace tenermi sempre aggiornata sui nuovi mezzi di comunicazione. Una parte della mia vita, professionale e non, è dedicata al teatro e al cinema.

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