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Macellazione rituale e libertà di religione, nuova pronuncia della Corte di giustizia Ue

Corte Ue: sì a obbligo di stordimento prima della macellazione anche rituale

Per promuovere il benessere degli animali nella macellazione rituale, gli stati possono prevedere un obbligo di stordimento reversibile senza violare i diritti fondamentali sanciti dalla Carta. Oggi nuova pronuncia della Corte di giustizia sulla macellazione rituale, libertà di religione e benessere animale

La macellazione rituale è al centro di una nuova pronuncia della Corte di giustizia della Ue. La Corte è stata chiamata a esprimersi sul bilanciamento fra il benessere degli animali e la libertà di religione.

La macellazione rituale, quella secondo rito religioso ebraico e islamico, esclude lo stordimento preventivo dell’animale. Secondo quanto stabilito oggi dalla Corte, gli Stati europei possono prevedere l’obbligo di stordimento dell’animale prima della macellazione, anche se rituale.

«Al fine di promuovere il benessere degli animali nell’ambito della macellazione rituale, gli Stati membri possono, senza violare i diritti fondamentali sanciti dalla Carta, imporre un preliminare processo di stordimento reversibile, inidoneo a comportare la morte dell’animale».

Macellazione rituale e stordimento non reversibile, la legge delle Fiandre

Il caso scaturisce dal una legge regionale delle Fiandre (Belgio) del luglio 2017 che interviene sui metodi autorizzati per la macellazione degli animali con l’effetto di vietare la macellazione senza previo stordimento, anche per le macellazioni secondo rito religioso. Nell’ambito della macellazione rituale, questa legge regionale prevede l’utilizzo di uno stordimento reversibile e inidoneo a comportare la morte dell’animale.

Il testo è stato contestato da diverse associazioni ebraiche e musulmane perché «non consentendo ai credenti ebraici e musulmani di procurarsi carne proveniente da animali macellati conformemente ai loro precetti religiosi, i quali sarebbero contrari alla tecnica dello stordimento reversibile, la legge regionale viola il regolamento n. 1099/2009 e impedisce pertanto ai credenti di praticare la loro religione».

La Corte Costituzionale del Belgio si è dunque rivolta alla Corte di giustizia per chiedere se il diritto dell’Unione osti alla normativa di uno Stato membro che impone, nell’ambito della macellazione rituale, un processo di stordimento reversibile e inidoneo a comportare la morte dell’animale. In questo modo la Corte si è espressa per la terza volta su questioni che riguardano il bilanciamento fra la libertà di religione, garantita dalla Carta dei diritti fondamentali della Ue, e il benessere degli animali (che chiama in causa il Trattato sul funzionamento della Ue e il regolamento 1099/2009 sulla protezione degli animali durante l’abbattimento).

Macellazione e libertà religiosa, la pronuncia della Corte

La Corte di giustizia ha stabilito che il regolamento europeo «non osta alla normativa di uno Stato membro che impone, nell’ambito della macellazione rituale, un processo di stordimento reversibile e inidoneo a comportare la morte dell’animale».

Anche nell’ambito della macellazione rituale, gli Stati possono dunque imporre uno stordimento reversibile.

Come si arriva a questa pronuncia?

 

 

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Il benessere degli animali e la macellazione

La Corte, riunita in Grande Sezione, stabilisce prima di tutto che «il principio dello stordimento dell’animale prima dell’abbattimento, istituito dal regolamento n. 1099/2009, risponde all’obiettivo principale di protezione del benessere degli animali».

Sebbene il regolamento «ammetta la prassi della macellazione rituale, nel cui ambito l’animale può essere abbattuto senza previo stordimento, tale forma di macellazione è tuttavia autorizzata solo a titolo derogatorio nell’Unione e unicamente al fine di garantire il rispetto della libertà di religione – spiega la Corte – Peraltro gli Stati membri possono adottare norme nazionali intese a garantire agli animali, durante l’abbattimento, una protezione maggiore rispetto a quella prevista dal regolamento nell’ambito della macellazione rituale».

Sono poi gli Stati membri che devono concretamente conciliare benessere degli animali e libertà di manifestazione della propria religione.

«Ne consegue – dice la Corte – che il regolamento n. 1099/2009 non osta a che gli Stati membri impongano un obbligo di stordimento preliminare all’abbattimento degli animali, applicabile anche nell’ambito di una macellazione prescritta da riti religiosi, purché, tuttavia, nel fare ciò, gli Stati membri rispettino i diritti fondamentali sanciti dalla Carta».

Le argomentazioni della Corte

La legge regionale in effetti realizza un’ingerenza nella liberà di manifestazione della religione ma questo, dice la Corte, è previsto dalla legge e rispetta il contenuto essenziale della Carta perché «è limitata a un aspetto dell’atto rituale specifico costituito da tale macellazione, non essendo per contro quest’ultima vietata in quanto tale».

Questa ingerenza, prosegue la Corte, «risponde a un obiettivo di interesse generale riconosciuto dall’Unione, vale a dire la promozione del benessere degli animali».

Valutando la proporzionalità della limitazione, la Corte conclude che «le misure contenute nella legge regionale consentono di garantire un giusto equilibrio tra l’importanza attribuita al benessere degli animali e la libertà dei credenti ebraici e musulmani di manifestare la loro religione».

Le motivazioni della Corte sono che, in primo luogo, lo stordimento reversibile realizza l’obiettivo di promuovere il benessere degli animali.

Dice, poi, che il legislatore europeo «ha inteso riconoscere a ciascuno Stato membro un ampio margine discrezionale nell’ambito della conciliazione tra la protezione del benessere degli animali durante l’abbattimento e il rispetto della libertà di manifestare la propria religione».

Aggiunge che il legislatore fiammingo si è basato su ricerche scientifiche, ha inteso privilegiare il metodo di abbattimento autorizzato più moderno, si è inserito in un contesto in evoluzione caratterizzato dalla crescente sensibilizzazione dal tema del benessere animale.

Secondo la Corte, infine, «la legge regionale non vieta né ostacola la messa in circolazione di prodotti di origine animale provenienti da animali macellati ritualmente quando tali prodotti sono originari di un altro Stato membro o di uno Stato terzo».

Da qui la pronuncia: il regolamento europeo 1099/2009, letto alla luce dall’articolo 13 TFUE e dell’articolo 10, paragrafo 1, della Carta «non osta alla normativa di uno Stato membro che impone, nell’ambito della macellazione rituale, un processo di stordimento reversibile e inidoneo a comportare la morte dell’animale».

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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