Divieto di greenwashing in etichetta, verso la votazione finale al Parlamento Ue (Foto Pixabay)

Si avvicina la votazione finale sul divieto di greenwashing sulle etichette dei prodotti. Il Parlamento europeo, la prossima settimana in plenaria a Strasburgo, si appresta al voto: mercoledì prossimo infatti i deputati terranno una votazione finale su una direttiva che migliorerà l’etichettatura dei prodotti e vieterà l’uso di dichiarazioni ambientali ingannevoli. È quanto si legge fra gli appuntamenti della prossima plenaria.

Il Parlamento al voto sul divieto di greenwashing

Le nuove norme, già concordate informalmente con i governi UE, mirano a rendere l’etichettatura dei prodotti più chiara e affidabile, vietando l’uso di dichiarazioni ambientali generiche (“greenwashing“), quali “rispettoso dell’ambiente”, “naturale”, “biodegradabile”, “verde”, “rispettoso degli animali”, o “ecologico”, senza comprovarne la veridicità.

La direttiva, prosegue la nota, consentirà solo l’uso di marchi di sostenibilità che sono basati su un sistema di certificazione ufficiale o stabilito da autorità pubbliche. La dichiarazione che un prodotto ha un impatto nullo, minimo o positivo sull’ambiente, basata esclusivamente sui cosiddetti sistemi di compensazione (offset in inglese), saranno infatti vietate.

Un altro obiettivo importante è che i produttori si dovrebbero concentrare maggiormente sulla durabilità dei loro prodotti. Le nuove norme rendono infatti più visibili le informazioni sulla garanzia dei prodotti e creano una nuova etichetta armonizzata per consentire ai beni con una garanzia più lunga di distinguersi. La nuova direttiva vieterà infine le dichiarazioni infondate sulla durata di un prodotto e le sollecitazioni a sostituire i materiali prima dello stretto necessario. Sarà infine vietato presentare un prodotto come riparabile quando non lo è.

 

Greenwashing, l’Europa fa un passo avanti verso lo stop (Foto Pixabay)

Verso il divieto di greenwashing

Come spiegava a settembre una nota del Consiglio europeo, la direttiva per responsabilizzare i consumatori nella transizione verde “mira a contrastare le pratiche commerciali sleali che impediscono ai consumatori di compiere le scelte giuste optando per prodotti e servizi più verdi o più circolari. Le pratiche che il testo legislativo intende contrastare includono ad esempio il “greenwashing”, che trae in inganno i consumatori, o le dichiarazioni false su prodotti che durano meno del previsto”.

L’accordo “include nell’elenco delle pratiche commerciali vietate le dichiarazioni sleali basate sulla compensazione delle emissioni di gas a effetto serra, e in tal modo impedisce ai professionisti di dichiarare che un prodotto ha un impatto ambientale neutro, ridotto o migliorato sulla base di programmi di compensazione non verificati”.


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