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Formaggio DOP Morbier, la pronuncia della Cgue

È vietato copiare la forma o l’aspetto di un prodotto DOP se in concreto i consumatori sono indotti in errore sulla provenienza del prodotto. Se possono ritenere che quel prodotto, per quella caratteristica, sia una DOP anche se non lo è.

La Corte di giustizia della Ue si è pronunciata oggi sulle caratteristiche delle DOP e sull’interpretazione delle norme europee che proteggono le denominazioni d’origine dei prodotti agricoli e alimentari e i regimi di qualità. Il caso è quello del formaggio francese Morbier DOP, che è appunto una denominazione di origine protetta dal 2000.

In determinate circostanze, spiega la Corte, il diritto della Ue vita la riproduzione della forma o dell’aspetto di un prodotto protetto da DOP.

Nel dettaglio, «occorre valutare se tale riproduzione possa indurre in errore il consumatore tenendo conto di tutti i fattori rilevanti, comprese le modalità di presentazione al pubblico e di commercializzazione del prodotto, nonché del contesto fattuale».

Come sempre spetterà al giudice nazionale, in questo caso quello francese, risolvere la controversia in conformità alla pronuncia della Corte.

 

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Il caso del formaggio Morbier DOP

Il caso riguarda il formaggio francese Morbier, che è una DOP dal 2000. La sua caratteristica è la presenza di una striscia nera che divide in due il formaggio in senso orizzontale. In origine era ottenuta da uno strato di carbone, ora viene fatta con carbone vegetale ed è esplicitamente menzionata nella descrizione del prodotto contenuta nel disciplinare collegato alla DOP.

La querelle oppone l’associazione per la tutela del formaggio Morbier a una società francese che produce Morbier dal 1979 ma non è situata nella zona geografica a cui è riservata la denominazione «Morbier». Scaduto un periodo transitorio, la società usa pertanto la denominazione «Montboissié du Haut Livradois» per il suo formaggio.

Il Syndicat che protegge il Morbier ha citato in giudizio questa società. L’accusa: recherebbe danno alla DOP e farebbe concorrenza sleale perché produce e commercializza un formaggio che riprende l’aspetto visivo di quello protetto dalla DOP «Morbier», in particolare la striscia nera. La domanda è stata respinta, il rigetto è stato confermato dalla Corte d’appello di Parigi e alla fine il caso è finito in Cassazione.

La Cassazione francese interroga dunque la Corte di giustizia sull’interpretazione delle norme europee (i regolamenti sono il 510/2006 e il 1151/2012) che tutelano le denominazioni registrate.

La domanda che si pone è se la riproduzione delle caratteristiche fisiche di un prodotto protetto da una DOP, senza l’utilizzo della denominazione registrata, sia idonea a costituire una prassi che possa indurre in errore il consumatore sulla vera origine del prodotto, vietata dai regolamenti.

Il Giudizio della Corte sulla DOP

Per la Corte i due regolamenti non vietano solo l’uso della denominazione registrata ma «vietano la riproduzione della forma o dell’aspetto che caratterizzano un prodotto oggetto di una denominazione registrata, qualora questa riproduzione possa indurre il consumatore a credere che il prodotto di cui trattasi sia oggetto di tale denominazione registrata».

«Al riguardo – prosegue la Corte –  occorre valutare se detta riproduzione possa indurre in errore il consumatore europeo, normalmente informato e ragionevolmente attento e avveduto, tenendo conto di tutti i fattori rilevanti nel caso di specie, ivi comprese le modalità di presentazione al pubblico e di commercializzazione dei prodotti di cui trattasi, nonché del contesto fattuale».

La Corte spiega che la tutela dei regolamenti europee riguarda la denominazione registrata e non il prodotto che ha ad oggetto, dunque non ha lo scopo di vietare l’uso di una tecnica di fabbricazione o la riproduzione di una certa caratteristica contenuta del disciplinare di produzione della DOP.

Tuttavia, aggiunge la Corte, «le DOP sono tutelate in quanto designano un prodotto che presenta determinate qualità o determinate caratteristiche. Di conseguenza, la DOP e il prodotto da essa protetto sono strettamente collegati. Pertanto, non si può escludere che la riproduzione della forma o dell’aspetto di un prodotto oggetto di una denominazione registrata, senza che tale denominazione figuri sul prodotto di cui trattasi o sul suo imballaggio, possa rientrare nell’ambito di applicazione» della norma europea. E questo accade quando «tale riproduzione può indurre in errore il consumatore sulla vera origine del prodotto».

Per stabilirlo, bisogna dunque valutare se un elemento dell’aspetto che il prodotto ha sia una caratteristica di riferimento e «particolarmente distintiva» del prodotto, tanto che la sua riproduzione può indurre il consumatore in errore. E fargli credere che il prodotto sia insomma una DOP.

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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