Povertà o esclusione sociale, a rischio in Ue quasi un quarto dei lavoratori autonomi (foto pixabay)

I lavoratori autonomi sono più a rischio di povertà ed esclusione sociale. Nel 2021 quasi un quarto di tutti i lavoratori autonomi nell’Unione europea, il 23,6%, è a rischio di povertà o esclusione sociale. Rispetto al 2020 e guardando al solo status lavorativo, emerge un peggioramento della situazione per i lavoratori autonomi, che subiscono un deterioramento del rischio di povertà (prima erano al 22,6%) mentre i tassi di rischio di povertà o esclusione sociale risultano in calo per disoccupati (che superano però il 60%) per pensionati e dipendenti.

 

Grafico Eurostat, settembre 2022

 

Chi è più a rischio di povertà o esclusione sociale?

Eurostat continua l’analisi sul rischio di povertà ed esclusione sociale nella Ue e approfondisce i dati relativi allo status occupazione.

Non sorprende, evidenzia l’analisi statistica, che lo status lavorativo sia una delle principali caratteristiche socioeconomiche che influiscono sul rischio di povertà/esclusione sociale. Così nel 2021 il rischio è dell’11,1 % per i lavoratori dipendenti e del 18,6% per i pensionati, di quasi due terzi (64,5 %) per i disoccupati e si attesta al 42,3 % per gli altri inattivi, in in altre parole persone che, per un motivo diverso dal pensionamento, non erano né lavoratrici né disoccupate.

Il rischio di povertà/esclusione sociale per i lavoratori autonomi è del 23,6% – quasi uno su quattro. Ci sono poi le differenze nazionali. Nel 2021 Romania, Portogallo ed Estonia hanno registrato le quote più elevate di lavoratori autonomi a rischio di povertà ed esclusione sociale (in Romania addirittura al 70,8%, gli altri a 32,4% e 32,2%). La Romania, in particolare, ha registrato l’aumento più elevato dal 2020 al 2021 (più 5,1%). Al contrario, la situazione di povertà per i lavoratori autonomi è migliorata in 11 paesi, con Irlanda e Ungheria che hanno registrato la diminuzione più alta di tali tassi dal 2020 al 2021 (rispettivamente -3,2 e -3,7%).

Il contesto generale è di un peggioramento: nel 2021 95,4 milioni di persone nell’UE – pari al 21,7% della popolazione – sono a rischio di povertà o esclusione sociale, ossia vivono in famiglie che hanno almeno uno dei tre rischi: rischio di povertà, grave deprivazione sociale e/o residenza in una famiglia con intensità di lavoro molto bassa. Il rischio di povertà non è uguale per tutti perché segue differenze di genere, di età, di istruzione.

Donne, giovani adulti, persone con un basso livello di istruzione e disoccupati sono, in media, più a rischio di povertà o esclusione sociale nel 2021 rispetto ad altri gruppi all’interno della popolazione dell’Ue. Il rischio di povertà è maggiore per le donne – è pari al 22,7% contro il 20,7% degli uomini. È più alto per le famiglie con figli a carico – oltre un quinto (22,5%) della popolazione dell’Ue che vive in famiglie con figli a carico è a rischio di povertà o esclusione sociale nel 2021.


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