Una multa di 500.000 sterline da versare nelle casse della Gran Bretagna. Ha deciso così l’Autorità garante della protezione dei dati personali inglese per il ruolo svolto da Facebook nello scandalo Cambridge Analytica. La multa è il massimo consentito dalle vecchie regole sulla protezione dei dati applicate prima che GDPR entrasse in vigore a maggio. L’ufficio del Commissario per le informazioni (ICO) ha affermato che Facebook ha lasciato che si verificasse una “grave violazione” della legge. Secondo l’ICO, Facebook ha dato agli sviluppatori di app l’accesso ai dati delle persone “senza un chiaro consenso”. A luglio, l’ICO ha notificato al social network che intendeva emettere l’ammenda massima.

Sulla scia della notizia della multa comminata dall’Autorità inglese, si muovono le speranze anche per i cittadini di altri paesi europei interessati dallo scandalo.

Ora tocca all’Antitrust italiano, che, grazie al nostro esposto, ha già aperto il 6 aprile un’istruttoria contro Facebook sull’uso dei dati personali”, afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

“Fin dall’inizio della vicenda, infatti, abbiamo chiesto all’Authority italiana di accertare se la pratica commerciale adottata da Facebook di consentire ai fornitori di servizi sulla piattaforma di accedere ai dati degli utenti iscritti fosse scorretta ai sensi del Codice del Consumo” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

Non si comprendeva, infatti, se l’utente godesse del diritto di prestare o negare il consenso all’accesso ai dati personali da parte di soggetti terzi diversi da Facebook, se i dati dell’utente potevano essere utilizzati da sviluppatori di app per fini diversi da quelli inerenti all’utilizzo delle app, quali erano le informazioni cui i terzi potevano accedere senza il consenso espresso degli utenti. Ora attendiamo l’esito del procedimento” conclude Dona.

Sempre in queste ore, anche il Parlamento europeo ha chiesto alla piattaforma di Zuckemberg di consentire agli organi dell’UE di effettuare un audit completo per valutare il livello di protezione e sicurezza dei dati personali degli utenti, a seguito dello scandalo in cui i dati di 87 milioni di utenti Facebook sono stati acquisiti e utilizzati in modo improprio.

I deputati affermano che Facebook non solo ha violato la fiducia dei cittadini dell’UE,ma anche il diritto dell’UE” e raccomandano di modificare la propria piattaforma per conformarsi alla normativa UE in materia di protezione dei dati.

I deputati rilevano che i dati ottenuti da Cambridge Analytica potrebbero essere stati utilizzati per scopi politici da entrambe le parti nel referendum britannico sull’adesione all’UE e per indirizzare gli elettori durante le elezioni presidenziali americane del 2016.

La risoluzione riassume le decisioni prese dopo l’incontro dello scorso maggio tra i principali deputati e il CEO di Facebook Mark Zuckerberg e le tre audizioni successive. Il documento fa inoltre riferimento alla violazione dei dati subita da Facebook il 28 settembre.

Il presidente della commissione per le libertà civili Claude Moraes (S&D, UK) ha dichiarato: “Si tratta di una questione globale, che ha già influenzato i nostri referendum e le nostre elezioni. Questa risoluzione stabilisce le misure necessarie, tra cui un audit indipendente di Facebook, un aggiornamento delle nostre regole sulla concorrenza e misure aggiuntive per proteggere le nostre elezioni. Occorre agire ora, non solo per ripristinare la fiducia nelle piattaforme online, ma anche per proteggere la privacy dei cittadini e ripristinare la fiducia nei nostri sistemi democratici”.

 

Notizia pubblicata il 25/10/2018 ore 16.57

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Elena Leoparco
Elena Leoparco
Non sono una nativa digitale ma ho imparato in fretta. Social e tendenze online non smettono mai di stuzzicare la mia curiosità, con un occhio sempre vigile su rischi e pericoli che possono nascondersi nella rete. Una laurea in comunicazione e una in cooperazione internazionale sono la base della mia formazione. Help Consumatori è "casa mia" fin dal praticantato da giornalista, iniziato nel lontano 2012.

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