coronavirus

Covid-19 e fake news, facilissimo trovarli insieme. L’aumento delle informazioni sull’epidemia da coronavirus ha portato con sé anche un aumento della disinformazione, delle notizie false, delle vere e proprio bufale, qualche volta delle notizie fuorvianti, veicolate online e rimbalzate sulle chat di mezzo mondo. Difficile orientarsi e ci sarà tempo per quantificare meglio il fenomeno e il suo impatto. Un quadro generale prova a tracciarlo l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, che ha pubblicato sul proprio sito l’Osservatorio sulla disinformazione online – Speciale Coronavirus.

 

notizie false coronavirus
Le dieci principali notizie false sul coronavirus diffuse in Italia. Fonte: Agcom, Osservatorio sulla disinformazione online, Speciale coronavirus

 

Covid-19 e fake news, le principali notizie false diffuse in Italia

Partiamo dalla fine, ovvero dal fact-check delle principali notizie false sul coronavirus, con una sorta di top ten delle principali fake news diffuse in Italia sull’emergenza epidemiologica da Covid-19 (che riportiamo qua su nel grafico).

La famosa profezia di Bill Gates sull’epidemia già nel 2015? Falso, non aveva predetto nulla sul coronavirus.

L’ibuprofene che peggiora il Covid-19? Falso: non vi sono prove scientifiche della correlazione tra ibuprofene e peggioramento della malattia.

È finto l’audio Whatsapp di un italiano bloccato in Cina che espone tutte le teorie di complotto.

Bere più acqua per spazzare via il virus? Ancora falso: bere acqua ogni 15 minuti non impedisce di essere infettati dal virus.

Il servizio del TG Leonardo del 2015 sul virus creato in laboratorio? Questo viene bollato come fuorviante, perché il servizio è sì andato in onda ma non riguardava il Covid-19. “È stato diffuso per far pensare che il virus fosse stato creato in laboratorio”, spiega l’Agcom.

Agcom: trend crescente di informazione e disinformazione

L’Osservatorio sulla disinformazione online è aggiornato al 22 marzo e incentrato sul volume di notizie generato dalle fonti di informazione e di disinformazione sul Covid-19. Identifica due fasi: una prima che va dall’inizio di gennaio al 20 febbraio e una seconda che va dal 21 febbraio al 22 marzo.

«Le analisi condotte a un mese dall’inizio dell’emergenza medico-sanitaria in Italia – spiega l’Agcom – rivelano un trend via via crescente di informazione e disinformazione prodotta sul coronavirus: dal 21 febbraio al 22 marzo, il 38% delle notizie pubblicate nel giorno medio dalle fonti di disinformazione ha riguardato l’epidemia (il 46% nelle ultime due settimane)».

Sul totale delle notizie sul coronavirus divulgate online, spiega ancora l’Autorità, «l’incidenza della disinformazione è prossima al 5%, con un andamento in diminuzione per effetto della crescita più sostenuta della componente informativa».

 

fake news

 

Informazione, disinformazione e coronavirus

Col diffondersi dell’epidemia cresce lo spazio dedicato ai media al virus tanto che dal 21 febbraio al 22 marzo il 45% delle notizie totali giornaliere sui media italiani riguarda il coronavirus. Fra il 1° e il 10 marzo, il coronavirus copre il 63% dei programmi informativi in tv, con un’incidenza simile per tg e programmi extra tg (riconducibili alla responsabilità di una testata giornalistica).

Lo spazio dedicato al coronavirus naturalmente esplode online, dove l’incidenza giornaliera delle notizie sul totale dell’informazione online raggiunge il 49% nel periodo che va dal 21 febbraio al 22 marzo. Ma nelle due ultime settimane arriva al 60%. In questa seconda fase dell’emergenza, rispetto al periodo precedente (dal 1 gennaio al 20 febbraio), il numero di notizie prodotte nel giorno medio sul coronavirus aumenta di 12 volte, sia per i siti web che per le pagine e gli account social di informazione.

Disinformazione online, lo spazio dedicato al Covid-19

Sul totale della disinformazione online, prosegue l’Agcom, le notizie che riguardano il coronavirus passano dal 5% della prima fase al 38% successivo (21 febbraio-22marzo), mentre nelle ultime due settimane si attestano al 46%. In pratica, di tutta la disinformazione che si trova online, quasi la metà ha per contenuto il coronavirus.

Il coronavirus naturalmente esplode sui social network, su post e tweet.

«Sia per le fonti social di informazione che per quelle di disinformazione si riscontra un trend in netta crescita dello spazio attribuito all’epidemia – si legge nell’Osservatorio Agcom – Dalla fine di gennaio al 22 marzo il peso sul totale dei post/tweet aventi ad oggetto il coronavirus aumenta di 37 p.p. per le fonti di informazione e di 28 p.p.per le fonti di disinformazione».

Siti web di fake news e coronavirus

«I siti di disinformazione assumono tipicamente un ruolo che consiste nel conferire impulso alle notizie fake – spiega l’Autorità –  Le stesse, una volta innescate, sono atte a diventare oggetto di propagazione virale attraverso i social network e le altre piattaforme online”.

Nel giorno medio, un sito di disinformazione produce 4 articoli su 7 di fake news sul coronavirus. Nel periodo che va dal 16 al 22 marzo l’incidenza totale della disinformazione online diminuisce e raggiunge il 4,8% perché aumenta l’ammontare delle informazioni. In corrispondenza dell’incremento dei contenuti online di informazione sul coronavirus, nelle ultime 4 settimane considerate, il peso delle notizie fake scende infatti al di sotto del 5% mentre nelle settimane precedenti si attestava tra il 6% e il 7%.

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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