Servizio aggiuntivo a pagamento, l’Antitrust multa Tim per oltre 2 milioni (Foto di Jan Vašek da Pixabay)

Violazione al Codice del Consumo e multa da 2 milioni e 100 mila euro a Tim. Questo quanto deciso dall’Antitrust nei confronti di Telecom Italia per la rimodulazione applicata ad alcuni clienti di telefonia mobile, con aumento del costo mensile e dei giga di traffico dati. La rimodulazione prevedeva per i clienti la possibilità di rifiutare le variazioni attraverso un comando da inviare via sms.

La condotta analizzata dall’Antitrust consiste dunque, spiega l’Autorità nel provvedimento, «nell’attivazione automatica di un servizio aggiuntivo a pagamento da parte di Telecom ai propri clienti titolari di scheda SIM prepagata ‘voce, dati, sms’. In particolare, Telecom ha aumentato fino a 2 euro il costo mensile del piano tariffario degli utenti con contestuale offerta di Giga aggiuntivi, senza che questi abbiano espresso alcun preventivo consenso al riguardo».

La rimodulazione della tariffa e la valutazione di Tim

Il 1° luglio 2022 sul proprio sito internet Tim informava che a partire dal 1° settembre 2022, “per le mutate condizioni di mercato” avrebbe applicato un incremento, fino a 2€, del costo mensile di alcune offerte mobili per clienti ricaricabili. Per queste offerte i Giga sarebbero aumentati da un minimo di 30 Giga/mese fino a Giga illimitati sin dal momento della ricezione di un SMS informativo contenente tutti i dettagli delle variazioni.

I clienti destinatari della manovra avrebbero potuto mantenere invariata la loro offerta inviando un SMS gratuito al 40916 con testo INVAR ON entro il 31 luglio 2022 o avrebbero potuto recedere/cambiare operatore senza penali e costi entro il 30 settembre 2022. A questa comunicazione si è poi accompagnato l’sms informativo “modifica contrattuale”.

In seguito, spiega l’Antitrust, il termine per recedere o cambiare operatore è stato esteso al 30 novembre 2022.

Secondo Tim la norma contestata è riconducibile allo ius variandi che consentirebbe “le modifiche al rapporto contrattuale in corso salvo che queste non si traducano in una vera e propria novazione”.

Telecom specifica nella sua difesa che la possibilità concessa al cliente di inviare alla società il messaggio ‘INVAR ON’ non costituirebbe, dunque, “il rifiuto di un’opzione preattivata bensì una possibilità, messa a disposizione del consumatore, di scegliere di proseguire con la vecchia offerta, tramite invio di uno specifico SMS”. Tale opzione rappresenterebbe, a parere della Società, “un oggettivo vantaggio per il consumatore che non è messo di fronte a una scelta ‘obbligata’ di accettare l’aumento o recedere dal contratto”, potendo altresì mantenere l’offerta preesistente”.

L’Antitrust ha rifiutato nel provvedimento (pubblicato sul bollettino del 20 marzo) il riferimento allo ius variandi con diverse argomentazioni – “se ricorresse una esigenza economica oggettiva ed eccezionale a giustificazione della variazione commerciale prospettata, il professionista non proporrebbe al cliente di mantenere l’offerta originaria”, si legge in un passaggio.

L’Antitrust: è un servizio aggiuntivo a pagamento

Per l’Antitrust dunque Tim ha offerto agli utenti «un servizio aggiuntivo a pagamento (i Giga aggiuntivi), accessorio rispetto alla prestazione principale, con modalità di acquisizione del consenso implicito, ossia senza la manifestazione del preventivo ed espresso consenso da parte dell’utente consumatore, in violazione, pertanto, dell’articolo 65, CdC».

Di conseguenza i clienti che vogliono mantenere invariata l’offerta, rifiutando i giga, «devono manifestare espressamente e nei termini indicati il proprio rifiuto, attivandosi in opt-out, tramite l’invio di un SMS. In assenza di tale SMS, Telecom procede automaticamente ai relativi addebiti».

La criticità sta dunque nel fatto che si fornisce, secondo l’Antitrust, un servizio aggiuntivo a pagamento attraverso un sostanziale silenzio assenso poco chiaro, laddove il consumatore deve attivarsi per rifiutare l’offerta e rimanere nel contratto precedente.

«La manovra – scrive l’Antitrust nel provvedimento – è dunque finalizzata a fornire un servizio aggiuntivo a pagamento tramite l’utilizzo di un meccanismo poco trasparente di acquisizione del ‘silenzio assenso’ dell’utente, piuttosto che a seguito di una sua esplicita libera manifestazione di volontà. Viceversa, poiché la Società gestisce l’offerta originaria e i Giga aggiuntivi come due componenti distinte e separabili, la componente aggiuntiva dovrebbe essere proposta all’utente come una nuova offerta, ed erogata solo ove questi, qualora interessato, la accetti espressamente e preventivamente. L’automatismo generato dall’opt-out consente, inoltre, alla Società di avvantaggiarsi della mera distrazione o errore di quei clienti che, ad esempio, non abbiano letto il messaggio informativo o abbiano digitato male il testo previsto per rifiutare la variazione».

Per l’Antitrust l’aumento di giga a pagamento rappresenta dunque “un servizio aggiuntivo opzionale con un suo costo specifico”.

«Telecom obbliga i clienti – prosegue il provvedimento – a manifestare espressamente, nelle modalità e nei termini indicati, anziché il proprio consenso all’attivazione, il proprio eventuale rifiuto ad essa, in assenza del quale Telecom procede automaticamente al relativo addebito. Il consumatore che non intende utilizzare il nuovo servizio è quindi costretto, per evitare l’addebito, ad attivarsi per mantenere invariato il contratto in essere».

Per l’Antitrust c’è dunque una violazione dell’articolo 65 del Codice del Consumo, che esige “il consenso espresso del consumatore per qualsiasi pagamento supplementare oltre alla remunerazione concordata per l’obbligo contrattuale principale del Professionista” e vieta di dedurre il consenso del consumatore “utilizzando opzioni prestabilite che il consumatore deve rifiutare per evitare il pagamento supplementare”. Da qui la sanzione da 2 milioni e 100 mila euro.


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