Dal 2008 a oggi l’Italia ha attraversato la crisi economica più grave dal dopoguerra: innescata negli Stati Uniti, dall’esplosione dei mutui subprime, si è estesa in Europa arrivando in Italia dall’estate del 2011: il nostro sistema bancario, non esposto alle attività tossiche, ha attraversato la prima fase pressoché indenne. Ma l’eredità della recessione è pesante e di crisi bancarie ce ne sono state e diverse. A fare il punto sull’azione di vigilanza di Bankitalia è il Governatore Igrazio Visco, in audizione al Senato (Commissione Finanze).
“Nel nostro Paese l’eredità della recessione è pesante – ha detto Visco – la perdita di PIL in termini reali rispetto al picco pre-crisi è di circa 9 punti percentuali e la caduta della produzione industriale è di circa un quarto; nella media dell’area dell’euro il PIL ha sostanzialmente tenuto e la produzione industriale si è ridotta del 10%, assai meno che in Italia.
Il sistema bancario italiano, non esposto alle attività tossiche, ha attraversato la prima fase della crisi pressoché indenne, ma ha risentito pesantemente della profonda e prolungata recessione. In quegli anni le banche italiane, impegnate soprattutto nell’erogazione di prestiti alle imprese, hanno subito pesanti perdite su crediti: dal 2008 al 2015 queste sono state pari, nel complesso, a circa 200 miliardi di euro e hanno assorbito in media il 73% del reddito operativo. Il sistema bancario, nel suo insieme, ha tenuto. Lo ha confermato il Fondo monetario internazionale, nel settembre del 2013, a conclusione della sua valutazione sul sistema finanziario italiano (Financial Sector Assessment Program, FSAP), in cui ha espresso un giudizio positivo sul nostro sistema di vigilanza.
Ci sono state diverse situazioni critiche su cui Bankitalia è intervenuta. In alcuni casi (Banca Monte dei Paschi di Siena, Banca Carige e, più di recente, Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca), connotati da condizioni economico-patrimoniali e di liquidità deteriorate e da forti irregolarità, il ripristino di minimali condizioni di operatività ha richiesto la radicale sostituzione di amministratori e dirigenti e l’attuazione di cospicui aumenti di capitale, in parte in corso di finalizzazione.
Per quanto riguarda la crisi di Monte dei Paschi di Siena, negli anni l’azione di verifica della Banca d’Italia ha riguardato tutte le principali aree della gestione: l’adeguatezza del capitale, la posizione di liquidità, i rischi finanziari, le dinamiche del portafoglio di titoli di Stato italiani, la qualità del credito, l’adeguatezza del management e del sistema dei controlli interni. il precedente management aveva omesso di comunicare alla Vigilanza informazioni indispensabili per consentire la piena comprensione della portata e della reale natura di alcune operazioni, attuate in violazione della normativa vigente. La Banca d’Italia ha sanzionato pesantemente i responsabili e ha portato il caso all’attenzione della magistratura. Nel complesso, l’azione di vigilanza ha consentito di individuare e porre fine a comportamenti anomali connotati da elevata rischiosità, inducendo la banca a rafforzare i presidi organizzativi e di controllo.
C’è poi la crisi delle 4 banche, scoppiata a novembre scorso, che va inquadrata in un contesto di gestione delle crisi mutato. “I costi della risoluzione sono ricaduti in massima parte sul sistema bancario italiano, attraverso il Fondo di risoluzione, nonché sugli azionisti e sui titolari di obbligazioni subordinate – ha detto Visco – Il sacrificio imposto a questi soggetti è dipeso dalla valutazione degli attivi. Questi valori di cessione sono stati oggetto di verifica nelle valutazioni definitive rassegnate dagli esperti indipendenti venerdì scorso. Il valore di trasferimento delle sofferenze delle 4 banche è stato determinato in media al 31% per la porzione garantita da ipoteca e al 7,3% per quella chirografaria (con una media ponderata del 22,3%). Sono state raccolte diverse manifestazioni di interesse da parte di banche e fondi di investimento, italiani ed esteri. A breve, sarà avviata la fase successiva della gara, nella quale i potenziali interessati saranno invitati a presentare le proprie offerte vincolanti che potranno avere a oggetto l’acquisto di uno o più banche ponte o di tutte e quattro in blocco. L’operazione sarà soggetta al vaglio della BCE per quanto concerne l’idoneità degli offerenti ad acquisire partecipazioni rilevanti in intermediari bancari.
L’autorità di vigilanza incoraggia le banche a ridurre i crediti deteriorati con ogni mezzo, comprese le cessioni sul mercato. Un tale obiettivo va conseguito con gradualità, come è stato più volte ribadito dal Presidente della BCE e dalla Presidente del Consiglio di Vigilanza. Proprio in questi giorni il settore privato con il progetto “Fondo Atlante” ha avviato un’importante iniziativa che ha la finalità di fornire assicurazione contro i rischi di natura sistemica e facilitare la riduzione di cospicui volumi di crediti in sofferenza. Questo sarebbe perseguito innanzitutto garantendo che condizioni di mercato sfavorevoli non precludano l’accesso al mercato dei capitali da parte delle banche che hanno già definito tali interventi. In secondo luogo, il Fondo potrebbe acquistare strumenti finanziari emessi in relazione a operazioni di cartolarizzazione di sofferenze, consentendo così di ridurre il peso di queste ultime senza gravare in modo eccessivo sui bilanci delle banche. È previsto che il Fondo acquisisca risorse pari ad almeno 4 miliardi di euro da banche, imprese di assicurazioni, fondazioni, altri investitori istituzionali. Il Fondo sarà gestito da una società di gestione indipendente dagli investitori nel fondo stesso. L’operazione è attualmente al vaglio della BCE: trattandosi di un’iniziativa autonoma e di natura privata, essa è in linea con le regole europee in materia di aiuti di Stato. Il MEF ha contatti informali con la Commissione europea cui sono state descritte le linee portanti del progetto.
Nel 2015 la redditività delle banche ha registrato segnali di miglioramento: il rendimento del capitale è tornato positivo (il 3% circa per il complesso del sistema). Ma rimane basso, anche nel confronto internazionale. Il flusso di perdite su crediti, per quanto diminuito rispetto al passato, continua a incidere sul risultato di gestione.
Gli sforzi delle banche per accrescere e diversificare le fonti di ricavo e per contenere i costi di struttura devono proseguire e intensificarsi. Un contributo essenziale deve derivare dalla revisione del modello di attività: quello fondamentalmente basato su una diffusa presenza territoriale, infatti, non appare più sostenibile. Per i servizi tradizionali, standardizzabili, occorre muovere decisamente verso l’intenso sfruttamento della tecnologia (e-banking, digitalizzazione); il ruolo dei punti fisici di contatto con la clientela sul territorio deve essere focalizzato sull’offerta di servizi di corporate finance alle imprese e di gestione del risparmio alle famiglie.

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